La Scelta dell'Anima

Scheda Tecnica
Titolo: La Scelta dell'Anima
Autrice: Mari @ Drink my Soul
Category: Alternative Universe
Pairing: c/c Buffy/Angel - n/c Willow/Spike
Rating: VM 14.
Genres: Drama, Romance, finale Buffy POV.
Summary: Angel e Spike sono due amici - dottori in legge – legati in maniera diversa a due cugine dell’alta società della city: Darla e Drusilla. Willow è un chimico geniale e Buffy è una psicologa che vive da parecchi anni una storia sentimentale con un giovane medico: Riley. Nella magica New York i destini dei quattro protagonisti si incroceranno per dare vita ad un susseguirsi di vicende che porterà tutti a delle scelte.
Disclaimer: i personaggi delle serie "Buffy the vampire slayer " e "Angel the series" appartengono a Joss Whedon, David Greenwalt, alla Mutant Enemy, alla WB e alla 20th Century Fox. L’autore scrive senza fini di lucro e per puro piacere personale. Non si intende infrangere alcun copyright.
Note Aggiuntive
Feedback: Molto graditi i vostri commenti. Potete lasciarli qui.
Note: Questa è una storia d'amore dedicata a tutti gli immortal lovers che,
come me, hanno sognato ad occhi aperti e continuano a credere che questa sia una
storia eterna, in particolare a tutti gli affezionatissimi utenti del sito e del
forum che con tanto affetto mi hanno supportata - invogliandomi ad andare avanti
- e che con il loro buonumore e la loro presenza allietano le mie giornate. Ho
sempre creduto, per tutta la durata di entrambi gli shows e nonostante
l’evoluzione che è stata data ai personaggi, che Angel e Buffy siano fatti
l'uno per l'altra nel senso più completo e sentito della frase. Nessuno mai
potrà, ai miei occhi, eguagliare un amore del genere. Ho sentito anche il
bisogno di spiegare, dal mio punto di vista, la chemistry che io ho sempre visto
tra Spike e Willow. Willow è in assoluto il mio personaggio femminile preferito
– esclusa Buffy, chiaramente - e ho sempre pensato che con Spike avrebbe
potuto formare una coppia spettacolare, l'una dal carattere dolce e brillante,
l'altro forte e passionale. Ho cercato di rendere al meglio i personaggi per
come li abbiamo visti in BTVS/ATS, naturalmente trasportando tutto in un
alternative universe, senza demoni e forze oscure. Ho tentato di rendere
giustizia anche al forte legame di amicizia che ha sempre unito Buffy e Willow,
aggiungendo anche l'amicizia al maschile, che può essere altrettanto forte. Per
questo mi sono ispirata al legame con la mia migliore amica, che reputo una
sorella e quindi una delle persone più importanti della mia vita. Per il
rapporto tra Buffy e Giles ho preso spunto dall’affetto enorme che mi lega a
mio padre, un grande uomo che mi sostiene ogni giorno e con cui ho un rapporto
meraviglioso. Angel è un personaggio che io adoro all'inverosimile perché sa
dare tanto, ed è magnifico nonostante tutte le sue infinite debolezze, come la
gelosia e l'insicurezza, anzi forse proprio per questo. In molte situazioni ho
scambiato il suo carattere con quello di Buffy, invertendo le parti e dando
sfogo alla mia fantasia su quello che sarebbe potuto succedere se in IWRY fosse
stata Buffy a rinunciare a tutto, e non lui. Nella ff ci sono anche dei
personaggi negativi, che renderanno difficili le cose e porteranno degli
ostacoli nella vita dei 4 protagonisti, ma questo credo faccia parte dell'ordine
naturale delle cose. Buona lettura ^^
Fan Fiction
Capitolo 1
Quella notte non era riuscita a dormire.
Era la prima volta che doveva testimoniare come perito di parte e non si sentiva pronta.
Lei amava la sua professione, l'aveva fortemente voluta.
Aveva scelto psicologia e si era laureata a pieni voti. Adorava il contatto con gli altri, il rapporto medico/paziente, la complicità che si veniva a creare.
Adesso però le sembrava di tradire tutto questo.
Doveva andare in tribunale e dare una sua fredda analisi dei fatti: non importava se lei non era l'analista di quella donna accusata di omicidio.
Era stata nominata dal procuratore e doveva limitarsi a dare un suo giudizio dopo qualche sporadica e inutile seduta con la signorina Portland.
Buffy sentiva la testa pesante.
Il caffé aveva probabilmente peggiorato la situazione, anche perché aveva completamente ignorato le ciambelle che Rupert aveva preparato quella mattina per lei e per Dawn.
Il caro, vecchio Rupert Giles: il padre che avrebbe sempre voluto avere e che per fortuna, a quindici anni, era entrato nella sua vita quando i suoi avevano divorziato e lei, la sorellina e la madre erano andate via da Los Angeles per trasferirsi a Sunnydale.
Il signor Giles era stato il suo professore di letteratura inglese per gli ultimi tre anni di liceo.
Britannico per nascita, per aspetto e per modi, egli era un uomo mite, generoso, sempre pronto a consigliarla e a trasmetterle, attraverso la poesia e la lettura, la pace e l'equilibrio che lui stesso aveva acquisito per sé. Frequentando spesso la sua casa si era innamorato, ricambiato, della madre di lei, Joyce Summers, e l'aveva resa felice come mai prima di allora.
Purtroppo però, la morte aveva bussato alla loro porta portandosi via Joyce per un tumore al cervello pochi anni più tardi, lasciando un velo di tristezza che nemmeno il tempo avrebbe potuto dissolvere.
Era comunque rimasto a vivere con le ragazze, che reputava figlie sue, e in tutto e per tutto il suo affetto per loro era quello di un padre premuroso e amorevole, che le amava e non faceva loro mancare nulla.
Quando Buffy si era trasferita a New York per andare al college anche Rupert e Dawn l'avevano seguita, ed erano ormai passati 8 anni dacché vivevano nella grande mela.
Un botto la distolse dal pensiero della signorina Portland: aveva tamponato e non si era nemmeno accorta di essere salita in macchina per andare a deporre!
Chiuse lo sportello e guardò l'altra vettura.
Una donna sui trent'anni si stava vistosamente agitando mentre indicava il posteriore della sua BMW sufficientemente rovinata:
<< Ma non ha visto che entravo in retromarcia?>>
<< Sinceramente no, sono mortificata!>>,
rispose Buffy, sporgendosi per vedere meglio il paraurti totalmente ammaccato.
<< Beh, farà bene ad esserlo! E farà bene ad essere assicurata!!!>>,
tuonò la donna, senza nemmeno degnarla di uno sguardo.
<< Non c'è bisogno che ti alteri così, Lilah>>
- riecheggiò una voce maschile, profonda, con un inflessione leggermente diversa -
<< la signorina ha già detto di essere mortificata>>.
Un uomo alto era sceso dall'altro lato della macchina tedesca.
Aveva capelli e occhi scuri, spalle larghe, e un sorriso dolce che contrastava col suo sguardo misterioso.
Indossava un completo grigio, molto formale, e teneva in mano un cellulare.
<< Angel Liam Malahide>>,
proseguì in direzione della ragazza, porgendole la mano.
<< Buffy Anne Summers>>,
rispose lei, timidamente, contraccambiando la stretta.
Il suo battito era accelerato, l'urto l'aveva spaventata, e si sentiva tremendamente in colpa.
Forse era già in ritardo per l'udienza e non poteva fare altro che lasciare il suo biglietto da visita e dire loro di sentirsi telefonicamente dopo.
Lilah Morgan prese il cartoncino in malo modo e si allontanò.
Buffy la guardò, e per una frazione di secondo incrociò lo sguardo dell'uomo, ma fu solo un breve attimo perché girò i tacchi e andò via anche lei, correndo.
Bel modo di cominciare la giornata, c'erano già due persone a New York che non la sopportavano alle 9 del mattino!
Finalmente riuscì a trovare l'aula ed entrò.
Non era grande come se l'era aspettata, ma sentì ugualmente un senso di vuoto.
La signorina Portland stava seduta assieme ai suoi legali e aveva uno sguardo perso in mille pensieri che sapevano di nulla.
A Buffy si strinse il cuore.
La sua attenzione però fu attirata presto da qualcos'altro.
Gli avvocati della difesa erano di spalle e stavano mettendo delle carte sul tavolo, ma questo le bastò per riconoscerli, visto che li avevi visti bene e alla luce del sole solo dieci minuti prima: Lilah Morgan ed Angel Malahide.
Era perfetto, se aveva pensato di aver cominciato bene la giornata non poteva certo dire che non l'avrebbe finita ancora meglio!
Quando arrivò il suo turno di andare a deporre il procuratore le diede una pacca sulla spalla, incoraggiandola:
<< Signorina Summers stia tranquilla, lei sta solo svolgendo il suo compito>>,
esclamò l'uomo, sorridendo gentilmente.
<< Lo so signor Whitam, è che non ho mai deposto prima d'ora, e la giuria mi mette un po' d'ansia>>,
rispose lei, restituendo il sorriso.
Angel la guardò salire al banco degli imputati e la fissò negli occhi.
Erano verdi e scintillanti, due piccoli tesori che trasmettevano la sua paura e il suo disagio.
I suoi lunghi capelli color miele le cadevano morbidamente sulle spalle e sulla schiena, avvolgendola.
Indossava un vestito grigio perla, accollato e austero, che la faceva sembrare inaccessibile, con i bordi neri che richiamavano le scarpe alte, delle chanel di pelle.
Era rimasto di stucco quando si era accorto che la ragazza appena incontrata al parcheggio era il perito di parte dell'accusa.
Sembrava così piccola, così indifesa.
Invece era una donna in carriera, una libera professionista, ed ora stava lì davanti a lui e ricambiava il suo sguardo: era pronta per ascoltare le sue domande.
Le ore trascorsero veloci e la seduta fu rimandata all'indomani.
Buffy era finalmente libera, il suo compito era finito, non sarebbe più dovuta tornare.
Con uno sguardo triste guardò l'imputata che continuava a roteare gli occhi sognante.
Si avvicinò a Lilah ed Angel per discutere dell'incidente della mattina, seguita dal procuratore che le reggeva il cappotto.
<< Signorina Morgan, a proposito di quanto successo...>> proruppe Buffy, a voce bassa.
<< Sì sì, giusto...l'incidente. Direi che lei può fornirmi gli estremi della sua assicurazione e siamo in perfetto accordo>>,
rispose Lilah, continuando a mettere le carte nella sua borsa senza guardarla.
Il procuratore girò di scatto il capo fissando Buffy e Lilah, poi puntò lo sguardo sulla psicologa:
<< Avete avuto un incidente? Ma questo è incredibile!!! Signorina Summers, è stata fortunata che Lilah non l'abbia graffiata per la rabbia, la sua macchina per lei è una cosa preziosissima>>,
e scoppiò in una sonora risata.
<< Oh Spike ti prego, sii serio...vuoi che la signorina Summers conosca tutti i difetti degli avvocati e soprattutto tutte le loro manie?>>,
Angel aveva sorriso all'amico e stava mettendo il cappotto.
Spike parve folgorato e continuò:
<< E' giusto!!!! Questa è un'ottima idea...facciamo conoscere alla signorina Summers perché si parla così male della nostra categoria...viene a pranzo con noi? E se accetta, possiamo chiamarci per nome? La sua parte in questo processo è finita, non occorrono altri formalismi>>.
Buffy sorrise e prontamente accettò annuendo col capo.
Il ristorante era molto carino e informale.
Buffy piano piano stava ritornando se stessa, ora che lo stress si stava sciogliendo e la compagnia era abbastanza piacevole, se si escludeva la signorina Morgan.
La donna infatti continuava a trattarla con sgarbo, e i suoi modi erano manchevoli anche dei rudimenti elementari della buona educazione.
Buffy però non ci faceva più caso.
La discussione con i due accompagnatori era molto allegra e serena e lei aveva cominciato a sorridere più spesso.
Anche Spike rideva.
La sua risata riecheggiava per la sala ed era cristallina e limpida. Si vedeva che era una persona molto aperta e cordiale.
Era molto amico di Angel, anzi era il suo più grande amico.
Si conoscevano da bambini ed erano stati assieme anche al college; poi l'uno aveva intrapreso la carriera di procuratore e l'altro era diventato il socio di uno degli studi legali più in vista della grande città a soli trentadue anni.
Angel aveva origini irlandesi.
I suoi genitori, infatti, erano emigrati da quella terra quando lui non era ancora nato e si erano trasferiti in America dove avevano costruito la loro fortuna, permettendo al figlio di avere il meglio dalla vita.
Nonostante questo, però, Angel non era mai stato veramente felice.
I suoi rapporti col padre non erano mai stati buoni.
Il signor Malahide, sin da quando Angel era bambino, voleva che il figlio intraprendesse la sua stessa carriera nella legge, e così era stato.
Il ragazzo aveva dovuto rinunciare al suo sogno di diventare un artista; infatti, dopo aver seguito molti corsi di arte al college, improvvisamente si era iscritto alla facoltà di legge, laureandosi con il massimo dei voti.
La madre, invece, lo adorava e gli dimostrava ogni giorno quanto fosse orgogliosa di lui.
Buffy si girava spesso a guardarlo, non poteva farne a meno.
Era indubbiamente uno degli uomini più affascinanti che avesse mai incontrato, e riflettendo su questo punto si chiese se una ragazza fidanzata da così tanti anni si potesse permettere di pensare questo di un altro uomo.
Angel era magnetico.
Ogni fibra di lui trasudava fascino e mistero.
Il suo sguardo era catalizzante e la faceva sentire stranamente molle e debole.
Ripeté a se stessa che le sue erano semplici constatazioni obiettive: quello era un sorriso magico...quello era uno sguardo dove chiunque avrebbe potuto perdersi...quella era una voce musicale e melodiosa...e tutto questo era la pura e semplice evidenza dei fatti.
Sorrise tra sé e sé.
Era proprio una brava psicologa, sapeva far credere ciò che voleva anche a se stessa e ciò che adesso voleva credere era che non c'era nulla di male nel trovare piacevole un altro uomo.
Quando si alzarono dal tavolo il giovane avvocato prontamente la aiutò a mettere il cappotto.
La sua galanteria sapeva d'altri tempi e Buffy ne fu piacevolmente sorpresa.
Il cellulare vibrò e la borsetta si mosse sulla sedia.
La ragazza si scusò e, allontanatasi, rispose al telefono.
Era la sua migliore amica, Willow, che la chiamava per sapere come era andata in tribunale.
Buffy la rassicurò spiegandole che era andato tutto liscio, più o meno, e che nel pomeriggio sarebbe passata da lei.
<< Scusatemi, era la mia migliore amica in ansia per me>>
- esclamò avvicinandosi al resto del quartetto -
<< è piacevole essere trattata ancora come una bambina che va al suo primo giorno di scuola, e ad essere sincera stamattina lo ero davvero>>.
<< Ce ne siamo accorti...non trovi anche tu Angel?>>,
rispose acidamente Lilah.
Il ragazzo lasciò cadere la domanda retorica e sorrise a Buffy:
<< l'infanzia è il periodo più bello, e le coccole che si ricevono lo sono ancora di più>>.
Buffy era estasiata, non poteva credere di aver sentito quelle parole, e dette con una tale dolcezza, da un uomo che avrebbe potuto essere abbastanza cinico e pieno di sé, e che, invece, non lo era.
Si separarono al parcheggio del tribunale. Buffy aveva lasciato lì la sua automobile.
Prima dei saluti Spike diede alla ragazza dei biglietti per il concerto di un gruppo rock che si sarebbe esibito in un locale di New York proprio quel fine settimana: Buffy accettò prontamente, avrebbe portato tutti i suoi amici.
Angel la guardò salire in macchina, allacciare la cintura di sicurezza e dare uno sguardo allo specchietto retrovisore: quella ragazza aveva qualcosa che lui non riusciva a spiegarsi, una specie di trasparenza che la rendeva amabile e bellissima ai suoi occhi, o forse, semplicemente, era la ragazza più dolce che avesse mai conosciuto in tutta la sua vita.
Capitolo 2
<<...e questo è quanto!>>,
concluse Buffy, sdraiandosi sul letto dell'amica.
<< E questo è quanto? Ti sei presa una gran bella cotta, vecchia mia>>,
sentenziò Willow, annuendo col capo per rafforzare le sue parole.
<< Cosa????? Ma, ma che stai dicendo Wil?>>,
urlò la ragazza bionda, alzandosi immediatamente dal materasso e guardando l'altra con gli occhi sgranati.
Willow toccava le ciocche dei capelli, lisci e rossi, che sfuggivano nervose dalle orecchie:
<< Mi stai raccontando da un'ora tutto quello che ti è successo stamattina, e per cinquantacinque minuti almeno hai parlato di questo Angel...facendo un rapido calcolo direi che la tipa simpatica e Spike rientrano nei rimanenti cinque minuti.
Questo è indubbiamente un colpo di fulmine>>.
<< Oh Wil, sei pazzesca!! Ho 26 anni! Credi davvero che possa avere un colpo di fulmine a quest'età?
Non ho mai creduto a queste cose, non posso certo cominciare ora.
Senza contare che bisogna essere in due, e a lui non è scoccato proprio nulla, figurati.
E poi io sono una donna impegnata>>,
rispose Buffy, tornando a sdraiarsi con le braccia incrociate dietro la testa.
Willow scoppiò a ridere fragorosamente:
<< E' consolante che tu ti sia ricordata di Riley dopo aver detto che Angel non ha sentito niente per te...>>
- Buffy la guardò con uno sguardo pietoso –
<< Va bene, scusa.
So che sei fedele e che non faresti mai soffrire il tuo ragazzo...ma Buffy...tu hai 26 anni, non 50.
Non pensi che forse meriteresti di amare veramente qualcuno con tutta te stessa?>>.
La voce arrivò flebile dal letto, mentre Buffy si girava dall'altra parte, abbracciando il cuscino:
<< Io amo Riley>>.
New York di notte era molto bella.
Le luci delle vetrine accese la rendevano luminosa e viva, ogni luogo sembrava intriso di vita propria.
Le strade erano piene di gente che correva frettolosa da un negozio all'altro.
Si cominciava già a respirare l'atmosfera natalizia, anche se ancora mancava più di un mese alla festa santa che coinvolgeva tutto il mondo, o buona parte di esso.
C'erano i bambini che gridavano per le caramelle, i camioncini degli hot dog, gli uomini con le loro ventiquattrore che tornavano a casa dopo una giornata di lavoro, le coppie di innamorati che passeggiavano mano nella mano...tutto era un brulicare di diversi sentimenti ed emozioni.
Il gruppetto di amici entrò nel locale, molto esclusivo, dopo una fila piuttosto lunga.
Spike li aveva invitati in un posto decisamente bello, e Buffy si sentiva felice di poter condividere con loro tutto questo.
Adorava i suoi amici!
Willow Rosenberg e Alexander Harris, chiamato da tutti Xander, si conoscevano dalla scuola materna.
Erano praticamente cresciuti assieme.
La ragazza aveva sempre avuto una cotta per lui, ma con gli anni questa infatuazione aveva lasciato il posto ad un sincero affetto.
Avevano conosciuto Buffy quando lei si era trasferita a Sunnydale ed avevano legato subito.
La loro era un'amicizia profonda e sincera, che si era cementata con gli anni e con le cose belle e brutte che avevano condiviso.
Anche loro erano andati a studiare a New York.
Willow si era laureata in chimica e lavorava in una grossa azienda farmaceutica, mentre Xander era un imprenditore edile e gestiva vari lavori in tutta la città e dintorni.
Il ragazzo era sentimentalmente legato a Cordelia Chease, la sua segretaria, e le cose si erano fatte così serie da sentire nell'aria il profumo dei fiori d'arancio.
Riley, il fidanzato di Buffy, lavorava nel pronto soccorso di un ospedale. Si era specializzato da poco e stava facendo esperienza.
Si erano conosciuti alla facoltà di medicina, dove la ragazza aveva seguito dei corsi, e da allora facevano coppia fissa.
Si volevano bene, non c'erano mai litigi tra loro, tutto era calmo e tranquillo.
Buffy aveva bisogno di questo.
Da quando aveva perso sua madre si era sentita terribilmente sola e disperata, con una sorella molto più piccola di lei da guidare e una vita, la sua, da completare.
Per fortuna il signor Giles era sempre con lei, e col tempo aveva riacquistato la pace e la serenità che credeva perdute per sempre.
La sua professione l'aiutava sicuramente molto, e il rapporto con Riley la faceva sentire sicura.
Mille luci li invasero fasciandoli.
La musica era assordante, la gente ballava e agitava le mani, mentre la bellissima voce del leader del gruppo cantava una cover rock di "my way".
Angel la vide entrare, nonostante il buio all'ingresso.
L'aveva aspettata tutta la sera.
Ovviamente non lo aveva ammesso nemmeno a se stesso, ma era quello che aveva fatto: i suoi occhi erano stati puntati in quella direzione dal momento in cui era arrivato.
Finalmente lei c'era.
Bellissima come quel giorno, perché di più non poteva esserlo, e provocante nell'abito nero che l'avvolgeva, mettendole in risalto il suo corpo armonioso.
Una profonda scollatura a V risaltava il contrasto del nero con la pelle candida di lei.
Sembrava una perla e luceva come una perla.
Lei era una perla!
Non lo avrebbe dimenticato.
Ad un tratto, mentre il via vai di gente si spostava dall'ingresso al centro della pista, Angel vide che la mano di Buffy era intrecciata a quella di un altro uomo, un ragazzo biondo, vicino a lei, che le parlava con sguardo innamorato.
Avrebbe dovuto immaginarlo. Lei era legata ad un altro.
In ogni caso, cosa avrebbe preteso?
Nulla. Lui non voleva nulla da lei.
Non si era immaginato nulla.
Non aveva sognato nulla...a parte sognare di lei, da quando l'aveva vista, qualche giorno prima.
A trentadue anni suonati sapeva benissimo come andava il mondo, e sapeva che l'amore era un lusso che non gli era stato concesso.
Però, improvvisamente, quella ragazza lo aveva fatto vacillare, aveva fatto tremare le sue certezze e scosso il suo cuore cementato.
C'era qualcosa in lei che lo attirava, come Icaro era stato attratto dal sole...ma poi la cera si era sciolta e le ali erano cadute, portandosi dietro, in un precipizio di dolore, il giovane e ingenuo fanciullo.
Forse avrebbe potuto rischiare anche lui per una volta, prendersi quello che voleva, agguantare la felicità...ma no!!!!
A cosa stava pensando??? Di cosa stava blaterando???
Era un adulto, e si era lasciato trasportare come un bambino, dentro a una fiaba.
Forse si era lasciato suggestionare troppo dalla sua bellezza, dalla sua dolcezza.
Lei non era niente.
E soprattutto...lei non voleva nulla da lui.
Lei apparteneva ad un altro.
Chiuse gli occhi e deglutì. Il sogno ad occhi aperti era finito.
Avrebbe sposato Darla, la figlia di uno dei soci anziani del suo studio legale, entro il prossimo anno e avrebbe vissuto una vita come quella di suo padre, severa e impeccabile.
Angel non lo avrebbe deluso, non più.
Willow, Buffy e Cordelia si avvicinarono al palco, per vedere meglio il gruppo.
La folla era letteralmente in delirio e le ragazze si strattonavano per poter arrivare ancora più vicino.
Ad un tratto Buffy si mise ad urlare:
<< Oh mio Dio!!!! Non posso credere a quello che vedo!!!!! Il cantante...quel ragazzo...ecco lui, coi capelli ossigenati...oh mio Dio sto male!!!!>>
<< Lui cosa?>> chiese prontamente Cordelia, che non capiva come mai Buffy fosse letteralmente sconvolta.
La ragazza bionda immediatamente proseguì:
<< Ragazze, quello lì è il procuratore legale Spike Whitam!!!
Proprio il distinto signore che mi ha regalato i biglietti per venire qui e che fino a Mercoledì scorso aveva i capelli castani!>>
La bocca delle due amiche cadde quasi a terra.
Willow strabuzzò gli occhi, poi si ricordò di non poterli strofinare o avrebbe distrutto tutto il trucco.
Spike era affascinante e sembrava che la guardasse, che la indicasse.
Cominciarono a ridere senza più potersi fermare: tutto questo aveva dell'incredibile!
La serata proseguiva e tutti loro si divertivano a ballare e a parlare, fino a quando il concertò finì e fu messa della musica un po' più soft per permettere alla gente di rilassarsi e mangiare qualcosa.
Buffy stava ridendo con Willow quando, guardando in un punto dietro l'amica, arrossì vistosamente.
La rossa si girò e vide che Spike e quello che presumeva fosse Angel stavano venendo verso di loro, e arrossì a sua volta.
<< Buonasera amici...Buffy...spero che il concerto vi sia piaciuto>>,
aprì Spike con un sorriso simpatico sul volto.
Tutti gli fecero i complimenti, e poi si presentarono.
<< Devo ammettere che sono rimasta sconvolta quando ho capito che eri proprio tu il leader del gruppo...>>,
proruppe Buffy, che parlava a Spike, ma con la coda dell'occhio guardava Angel, il quale stava discorrendo con una donna bionda, proprio quasi alle sue spalle.
<< E tu rossa non mi dici niente? Eri così scatenata a cantare "my way" che ti volevo far salire con me sul palco, e ora invece sembra tu abbia perso tutta la voce e non mi hai ancora detto una parola!>>,
esclamò Spike, strizzando l'occhio a Willow.
<< Ehm...cosa? Come? Rossa???...Ma ma...>>,
la ragazza era imbarazzatissima e stava balbettando.
<< Beh, di rossa, sei rossa. Una super rossa!>>,
rispose Spike, scoppiando in una delle sue risate coinvolgenti.
Willow era ancora più sconvolta di prima.
Prima di tutto, nessuno l'aveva mai chiamata così; secondo, loro non si conoscevano, e terzo, lui la stava deliberatamente prendendo in giro!!!
<< Non mi sembra che tu possa dire qualcosa a qualcuno sui capelli...tu sei un uniposca!!!!>>,
sbottò la ragazza, stirando le braccia lunghe contro il corpo e stringendo i pugni.
Scoppiò a ridere anche lei, e tutti si unirono all'allegria.
Buffy però non riusciva a concentrarsi e a capire bene cosa dicevano i suoi amici.
Non capiva perché Angel non stesse parlando con loro, e soprattutto non si capacitava del fatto che lui non l'avesse degnata di un solo sguardo.
Chi era quella donna?
Perché si era messo in disparte con lei?
L'aveva conosciuta lì, al locale?
No, Angel non era il tipo da abbordare una sconosciuta in un pub.
Un momento, ma lei non sapeva proprio nulla di Angel!!!!
Perché la sua mente stava pensando a cose a cui non doveva pensare e che soprattutto non la riguardavano?
Ad un tratto vide la donna bionda mettere un braccio attorno al collo di Angel e baciarlo.
Le sembrò di avere ricevuto un pugno allo stomaco, o che una lama la passasse da parte a parte.
Un'altra donna stava baciando il ragazzo dei suoi sogni!
Ma cosa stava dicendo? Doveva proprio essere impazzita, o forse era troppo stanca e lo stress accumulato in quei giorni le aveva fatto perdere la lucidità.
Angel non era il ragazzo dei suoi sogni, non lo sarebbe mai stato...non avrebbe potuto esserlo.
Lei era impegnata con Riley, lui l'amava.
E poi...poi Angel non era interessato a lei, non poteva esserlo.
Angel era la perfezione racchiusa in un corpo, la beltà fatta carne, non si era nemmeno accorto che lei esisteva.
Distolse a fatica lo sguardo dalla coppia, che continuava a stare unita nel bacio, e incontrò lo sguardo di Spike, che la osservava perplesso.
Buffy abbassò gli occhi e tamburellò le dita sul tavolo.
Il procuratore, che quella sera portava orecchini e piercing, si rivolse all'amico, poco distante:
<< Angel, voglio presentarti ad alcuni amici. Buffy la conosci già>>
<< Si scusate, eccomi! Ciao Buffy, piacere ragazzi.
Questa è la mia fidanzata, Darla>>,
rispose Angel, col volto leggermente tirato quando diede la mano a Riley.
Buffy, a quella frase, sentì qualcosa che stranamente, e inspiegabilmente, si avvicinava molto al dolore.
Capitolo 3
Spike stava guardando un video alla tele mentre aspettava che Angel rientrasse dalla riunione.
Si sentiva abbastanza a pezzi quel pomeriggio, ma per fortuna aveva qualche giorno libero da dedicare a se stesso, alla musica, e al dormire.
Lo studio dell’amico era molto grande e luminoso.
Ampie finestre spingevano dentro fasci di luce a cono, e lo spettacolo fuori era piuttosto suggestivo: si vedevano Manhattan e i suoi grattacieli bagnati dal sole che ormai andava verso ovest.
<< Scusami se ti ho fatto aspettare, Spike>>,
esclamò Angel, entrando nella stanza.
Si vedeva che era leggermente alterato. Quel processo per omicidio lo stava assorbendo completamente, e sicuramente anche lui aveva bisogno di ricarburare le energie.
<< Figurati amico, non hai bisogno di scusarti. >>
- sorrise il procuratore di rimando –
<< Sembra proprio che tu abbia bisogno di una pausa, Angel.
Voglio dire…posso capirti. Sono a pezzi anche io.
Sono così stanco che dormirei volentieri per un mese, e di certo queste tre notti a folleggiare col mio gruppo non mi hanno aiutato…ma è pur vero che la musica mi fa sentire vivo, e non potrei mai rinunciarci>>.
<< Spike, tu sei un musicista. Il tuo vero hobby è fare il procuratore, non viceversa>>
- rispose Angel, che nel frattempo si stava versando dell’acqua -
<< posso offrirti qualcosa?>>
Spike si massaggiò il mento, poi si girò e lo fissò a lungo negli occhi:
<< In effetti sì, amico.
Potresti ad esempio spiegarmi il tuo comportamento dell’altra sera, perché credo proprio che mi sia sfuggito qualcosa.
Ci siamo sentiti al telefono in questi due giorni, ma preferivo chiedertelo di persona>>.
L’avvocato passò una mano tra i capelli scuri, poi si allentò il nodo della cravatta:
<< Non capisco a cosa ti riferisci>>.
<< Andiamo Angel, lo sai bene.
Ho invitato Buffy e i suoi amici e tu mi sembravi piuttosto contento di questa cosa.
Poi quella sera te ne sei stato in disparte, prima con Darla e poi seduto sul divanetto senza proferire parola, in entrambi i casi con un musone lungo un chilometro>>.
<< Ma io non ero contento di nulla! Cioè, voglio dire…Buffy è simpatica, una ragazza a modo, ma non è che il fatto che tu l’abbia invitata sia una cosa che mi riguardava>>,
Angel aveva dato le spalle a Spike, e stava guardando fuori dalla finestra.
<< Angel…stai parlando con me…sono io, Spike!
Siamo amici da una vita. Per piacere non mentirmi, ti conosco fin troppo bene e so che quella sera c’era qualcosa che non andava.
Quando siamo stati a pranzo con lei non hai fatto altro che guardarla e scherzare, ed ehi amico…quello si chiamava flirtare!>>.
Angel si girò di scatto:
<< Ma cosa stai dicendo? Flirtare? Dimentichi forse che io sto con Darla…e poi…poi Buffy è felicemente fidanzata.
Non so se te ne sei accorto, amico, ma quel Riley è il suo uomo!>>
<< ‘Quel Riley è il suo uomo!’ Ma certo!!! Ecco qual è il problema!
Ecco perché il tuo muso toccava terra…in effetti lo sapevo già.
Volevo solo sentirtelo dire>>
Un sospiro profondo riecheggiò nella stanza:
<< Tu sei proprio fuori di testa…ripeto, non so di cosa tu stia parlando e poi io sono…>>
<< fidanzato con Darla, ho capito! Lo so.
Non c’è bisogno che me lo ripeti ancora, si da il caso che io debba essere il testimone di queste nozze, se mai ci saranno>>
- Angel aggrottò le sopracciglia in un’espressione di rimprovero –
<< Ok, va bene, ci saranno, ma lasciami sognare ogni tanto!
Sai bene che non gioisco per questo.
Il mio migliore amico si lega per tutta la vita a una donna che non ama e io non posso essere felice, non posso proprio.
Sta’ zitto per piacere! Fammi finire.
Ti conosco forse anche meglio di te stesso, e so che tu con Buffy eri diverso.
C’era qualcosa nel tuo atteggiamento che mi era fin troppo chiara.
Non sei il tipo che flirta e si perde in sorrisi, sei l’immagine della serietà e del contegno.
Ma quel pomeriggio tu eri diverso!
Eri sciolto, sereno…e la guardavi in un modo!!!
Poi al locale eri così nero che ti si poteva leggere la parola gelosia marchiata sul tuo volto come il gesso bianco in una lavagna.
E devo dire in tutta onestà, amico, che anche lei ti seguiva a ruota>>.
Angel in due passi fu davanti a lui:
<< Che significa? Che vuol dire che lei mi seguiva a ruota? Tu, tu pensi che lei fosse gelosa di me?
Cioè…lei era lì con Riley, mano nella mano, hanno ballato abbracciati, lui la accarezzava, le spostava i capelli…non penso che lei possa…>>
<< Perfetto Angel, adesso fai una pausa e respira.
Sei proprio cotto, e di brutto. Disperavo di vederti così ormai.
Ora vedi di finirla di negare, perché se tu non ti sei ascoltato un attimo fa…io l’ho fatto.
Buffy non ha fatto altro che guardare te per tutta la sera.
Molte volte ho visto la sua espressione, che in effetti potrebbe essere definita quasi triste, quando Darla ti baciava o ti accarezzava…tu non gli sei indifferente.
Certo, è vero che sta con un altro, e anche tu, ma questo può non significare nulla.
Magari, molto spesso, ci si accontenta di stare con qualcuno solo perché la solitudine ci fa paura…
Noi non sappiamo niente di lei, ma di te una cosa la so: tu non ami Darla>>,
e così dicendo si lasciò cadere sul divano, proprio di fronte alla poltrona in cui si era seduto il suo amico, appena un attimo prima.
<< Ho sentito qualcosa di…, non lo so, è vero.
Lei è così…così dolce…sembra una bambina ingenua, ti sorride e ti parla come se tu fossi la persona migliore di questo mondo, e ha la capacità di farti sentire tale.
E’ strano.
Quando l’ho incontrata quella mattina, e Lilah l’ha aggredita, l’unica cosa che volevo fare era proteggerla.
Voglio dire, non la conosco…non so niente di lei…ma poi al ristorante lei era così trasparente…il lavoro, la sorella che sta per finire il liceo…forse quelle ore sono volate troppo in fretta, o forse mi sono fatto suggestionare, non lo so.
Tu eri là, tu c’eri!
Hai visto che particolare creatura sia questa giovane donna…forse sarà perché siamo cresciuti in ambienti completamente diversi, ma lei mi sembra migliore di tanti altri che ho conosciuto e che non stimo.
Poi l’ho sognata…io non ricordo mai i sogni al mattino, ma in questi giorni mi capita di svegliarmi e di pensare a lei, e non so se sia perché davvero l’ho sognata o perché il mio primo pensiero da sveglio verta su di lei, così da confondere tutto.
Quando comincia a discutere velocemente, le sue mani si muovono e si portano sui capelli, il colore dell’ambra Spike!
E hai visto i suoi occhi?
Non è perché sono verdi…sono…sono grandi!
Quando ti osservano sembra che tu possa vedere dentro.
Cioè io…potrei perdermi a guardarla per ore…ecco, ecco cos’è: è bella!>>
<< E’ peggio di quanto pensassi amico, molto peggio!>>
- urlò Spike alzandosi di botto e facendo trasalire l’amico –
<< il tuo è amore a prima vista>>
<< Amore mi sembra una parola troppo grande.
Te l’ho già detto, è bella…è diversa dalle donne così piene di sé che ho frequentato…tutto qua.
Piace ai miei occhi…può capitare…ma non sono innamorato, e non lo sarò mai.
Sei tu il sognatore tra i due, Spike.
Sei tu che hai amato Drusilla e sei rimasto ferito.
Io non posso e non voglio esserlo>>,
concluse Angel, spegnendo il televisore.
<< Ciao rossa!>>
<< Spike?! Ma, ma che ci fai qui?>>,
esclamò Willow, quasi gridando, alla vista del ragazzo appoggiato ad un albero, proprio di fronte
del suo posto di lavoro.
<< Sono venuto a prenderti, è ovvio! Ti va un caffé?>>
- rispose lui, come se quella fosse la cosa più normale che avesse mai fatto, e soprattutto come se non fosse la prima volta –
<< pensavo fossi più contenta di vedermi.
Mi hai detto tu dove lavori, ricordi?
Allora ho pensato: “perché non andare a prendere la rossa e magari invitarla per la notte di Capodanno?”>>
<< Hai, hai pensato questo?>>
- la ragazza era arrossita pericolosamente e non riusciva a formulare una frase di senso compiuto che fosse più lunga di tre parole –
<< Grazie, io…voglio dire…sono perplessa!>>
Perplessa in effetti non era il termine corretto.
Avrebbe voluto dirgli che era felice, felice per la sorpresa, felice per l’invito, felice per il caffé…felice di rivederlo.
<< Perplessa? Speravo fossi felice, ma posso accontentarmi, per ora…>>
- continuò Spike, aprendo la portiera dell’auto e facendola accomodare –
<< e la prossima volta, sia chiaro, voglio vederti col camice bianco…>>.
Il bar era veramente molto carino.
Willow prese un gelato alla fragola che si intonava abbastanza bene con la sua faccia, visto che il rossore non era ancora sparito del tutto.
Spike la guardava e sorrideva: questa donna era proprio una forza, un misto di simpatia, fascino e unicità.
Le parlò del ricevimento nella sua villa sulla spiaggia a Long Island.
Era tradizione per lui occupare la casa dei suoi per il 31 Dicembre di ogni anno, e visto che si erano trovati bene quella sera, avrebbe avuto piacere a festeggiare anche con loro.
<< Riley non ci sarà, ma sono sicura che Buffy sarà felice di accettare. Non siamo mai stati a Long Island!>>,
proruppe Wil, sorseggiando dell’acqua.
<< E come mai Riley non c’è?>>,
chiese Spike, fingendo noncuranza.
<< Le vacanze le passa nell’Iowa, con i suoi, tutti gli anni.
Senti Spike…noi, ecco, noi tutti ci riuniamo da Buffy per il pranzo di Natale ogni anno, è tradizione.
Ti direi di venire anche la sera della vigilia, ma mi rendo conto che quella la si vuol passare con i propri cari.
Tu ed Angel, e beh, anche Darla certo, potreste venire l’indomani, perché noi siamo ancora lì insieme a cucinare e a passare la giornata.
Sono sicura che anche a Buffy, e agli altri, farebbe un immenso piacere>>,
la ragazza aveva parlato così velocemente che le si era seccata la gola.
<< Verrò molto volentieri, e verrà anche Angel, ne sono sicuro. Farà molto piacere anche a lui>>,
rispose Spike, regalando all’amica un ampio sorriso.
Capitolo 4
Buffy e Willow erano nervosissime.
Entrambe perse, ciascuna nei propri pensieri, non riuscivano a concentrarsi su null’altro che non fossero gli ospiti che stavano per arrivare, e il bisogno fortissimo di fare bella figura.
Giles e Xander si erano occupati di preparare la tavola, mentre Cordelia e Dawn si destreggiavano tra i fornelli.
Stranamente erano tutti eccitati.
La piccola Summers moriva dalla voglia di conoscere i due uomini di legge.
Ne aveva sentito parlare dalla sorella e da Wil, che sussurravano a bassa voce, ma non lasciavano mai trapelare veramente i loro discorsi.
Dawn voleva diventare un giudice.
Il suo sogno più grande era quello di entrare ad Harvard, e aspettava con trepida attesa la risposta di uno dei college più famosi d’America.
Sua sorella era molto orgogliosa di lei e dei suoi risultati negli studi.
Se Joyce fosse stata viva avrebbe potuto vedere che splendida ragazza Dawn era diventata, e quanto fosse giudiziosa e a modo.
Un velo di tristezza appannò i suoi occhi azzurri, ma subito dopo sentì una mano sulla spalla, che la rincuorò.
La mano del signor Giles, che soffriva in silenzio e che capiva con un solo sguardo…non erano necessarie le parole con lui.
Si sorrisero e tutto passò.
Al suono del campanello Buffy distolse lo sguardo dallo specchio.
Si stava controllando per l’ennesima volta.
La longette nera e il maglione d’angora, rosa antico, le stavano d’incanto. Si era truccata leggermente e aveva raccolto solo due ciocche di capelli dietro la testa.
Il suo cuore nel petto scalpitava, stava per rivedere Angel!
Sapeva che era sbagliato provare tutto questo, ma era più forte di lei…non riusciva a gestire queste strane emozioni che le vorticavano nell’anima, e soprattutto non sapeva trovargli una spiegazione razionale.
Ci sarebbe stata anche Darla, e allora lei, guardandoli assieme, ancora una volta, forse avrebbe potuto finalmente spegnere tutto questo, definitivamente.
Willow aprì la porta e salutò Spike ed Angel. Darla non c’era.
Il giovane Malahide si guardò subito intorno cercando Buffy, e finalmente la vide vicino al camino.
Si era tenuta in disparte lasciando che gli altri si salutassero e presentassero Dawn e Rupert ai nuovi amici.
Darla non c’era. Come mai? Cosa voleva dire?
Il suo cuore non voleva saperne di smetterla, faceva le bizze e si dibatteva, e ogni volta che la voce di Angel arrivava alle sue orecchie la sua bocca si muoveva in un sorriso.
<< Ciao Buffy>>,
esclamò il ragazzo porgendole la mano.
<< Angel…ciao>>,
- il suo sguardo si era posato su quello di lui, due pozzi profondi e scuri, imperscrutabili, che le diedero la sensazione di essere sola in quella stanza, sola con lui e nient’altro –
<< Sono molto felice che tu sia venuto, che voi siate venuti>>,
si corresse, arrossendo leggermente.
<< Grazie a voi per l’invito.
La tua casa è davvero molto accogliente. Si respira l’atmosfera natalizia che invece ieri sera a casa mia non c’era>>
- a Buffy parve che un lampo scuro attraversasse quegli occhi –
<< Darla si scusa per non essere venuta, ma abbiamo fatto tardi e aveva un terribile mal di testa. Ha preferito rimanere a letto>>.
Vivevano assieme? Rimasta in che letto? Perché lui lo sapeva?
Buffy devi essere una stupida…anche se non vivessero ancora insieme è normale che condividano delle intimità, e adesso smettila di essere gelosa e datti un tono.
Il tuo ragazzo è via da pochi giorni e l’unica cosa a cui pensi è Angel nelle braccia di Darla…Riley non se lo merita!
Doveva assolutamente smetterla con questa storia, o sarebbe impazzita.
Come aveva potuto perdere la testa così?
Non sapeva nulla di lui, o forse, purtroppo, sapeva ciò che non avrebbe mai voluto sapere: Angel aveva un’altra donna, e lei per lui non era altro che una simpatica amica conosciuta da poco.
Anzi, a ben pensarci, era Spike che faceva sempre tutto…che organizzava…che invitava…Angel doveva essere solo un appoggio per l’amico, ecco perché era venuto.
Forse a Spike piaceva Willow, questa era una cosa abbastanza chiara, e lei era bravissima a capire i comportamenti delle persone, era il suo mestiere!
Peccato però che nei fatti che la riguardavano direttamente non era mai stata brava a capire nulla…
Angel si era ripromesso di non fissarla.
Da quando aveva parlato con Spike, quel pomeriggio nel suo studio, si sentiva ancora più strano.
Aveva volutamente dimenticato quasi tutto quello che si erano detti, soprattutto tutte le belle parole che lui stesso aveva speso per Buffy, mentre ricordava benissimo di aver sottolineato, alla fine, che non provava nulla per lei se non una semplice attrazione.
Vedersela di fronte, ora, così bella e così gentile, invitante, gli aveva però fatto riaffiorare ogni cosa, amplificandola maggiormente.
Quella donna lo attirava a sé irrimediabilmente.
Era diventata, senza rendersene conto, la causa di un sottile malessere che si era annidato nell’animo dell’uomo e che non gli dava pace.
L’immagine di lei lo accompagnava ogni giorno nelle ultime tre settimane, da quando l’aveva conosciuta.
Si era ripromesso di non fissarla, e invece la stava fissando!!!
Non riusciva a staccarle gli occhi di dosso.
Ma sapeva di essere così amabile?
Sapeva di avere dei modi, e dei sorrisi, e delle espressioni così genuine da renderle uniche ai suoi occhi?
No, non lo sapeva. Lei non poteva saperlo.
Buffy stava con Riley…non poteva sapere che il cuore di Angel aveva preso vita…per lei.
Il gruppo di amici era molto affiatato.
Dawn discorreva con Angel e Spike, mostrando loro tutta la sua passione per la legge e le sue applicazioni.
Si sentiva realizzata; aveva la possibilità di confrontarsi, di chiedere a qualcuno che era stato ad Harvard!
Credeva quasi di sognare.
Buffy era compiaciuta per il fatto che Angel prestasse attenzione alla sorella e non si mostrasse per nulla insofferente a chiacchierare con un’adolescente.
Denotava un carattere aperto e disponibile e una buona dose di generosità.
Non sapeva molto di lui, ma pian piano stava imparando a conoscerlo proprio da queste piccole cose, e la considerazione che fosse un ragazzo sensibile e attento si era avvicinata alla consapevolezza che fosse affascinante e bellissimo.
Willow scherzava con Spike, il quale la prendeva in giro e le dava affettuosi buffetti sulle guance, mentre Xander e Cordelia partecipavano alla discussione con Angel e Rupert.
<< Buffy, ma quel pacchettino ancora chiuso è il regalo di Riley?>>
- esclamò Dawn improvvisamente, portando l’attenzione di tutti su una scatolina bianca poggiata sulla parte alta del caminetto –
<< non sei curiosa di vedere cos’è?>>
<< Beh, ecco…in effetti avevo pensato di aspettare il suo ritorno per aprirlo>>,
rispose Buffy, portando gli occhi dalla scatola ad Angel, inspiegabilmente.
<< Ma sorellina!!! Non avrai paura che sia un anello?>>
- gridò Dawn, scoppiando a ridere –
<< non ti preoccupare, ti salvo io!
Se è un anello, lo butto nel fuoco e facciamo finta che il pacchetto è andato perso>>,
e così dicendo, scartò il regalo.
Cordelia e Xander risero di rimando, ma Willow si fece seria in volto e si avvicinò alla piccola Dawn per impedirle di aprirlo.
<< Sono degli orecchini di perle Buffy! Sono bellissimi!
Dovresti indossarli proprio ora, così ci facciamo dare un giudizio anche dai tuoi nuovi amici>>,
Dawn li porse alla sorella.
Sia Buffy che Angel, e in un certo senso anche Wil e Spike, si rilassarono notevolmente alla vista del contenuto del pacchetto.
Buffy li prese e, avvicinatasi allo specchio, li indossò.
Angel, ancora una volta, era incantato.
Lei era una perla! Lo aveva già detto, non lo avrebbe mai dimenticato…e adesso, vicino a una perla vera, gli sembrava che questa scomparisse accanto al viso di Buffy, che brillava di luce propria.
Il signor Giles si avvicinò alla ragazza e le baciò la testa:
<< Sei bellissima, Buffy.
Ti stanno molto bene. Veramente.
Mi hai fatto venire in mente un pezzo di Romeo e Giulietta, quando Romeo vede la sua amata e…>>
<< “…essa insegna alle torce come si fa a splendere…pare pendere dalla guancia della notte, come una gemma dall’orecchio di una negra.
Bellezza troppo grande per poterla possedere, e troppo preziosa per questa terra.
Quella dama sta in mezzo alle sue compagne come una nivea colomba in uno stormo di corvi…
occhi miei, prima di adesso non avevate mai visto una bellezza vera…”>>,
la voce di Angel, appoggiato allo schienale di una poltrona, aveva risuonato nella stanza come una musica avvolgente e passionale, ed era arrivata leggera al cuore di Buffy, come un carezzevole tocco.
Alla ragazza parve che il suo cuore perdesse un colpo…
Erano tutti senza parole, sembrava che qualsiasi cosa detta ora potesse spezzare l’incanto.
Angel guardava Buffy, e Buffy guardava Angel.
Il loro era un linguaggio muto, eppure articolato, indecifrabile, eppure chiaro.
<< Non sapevate che Angel adora la letteratura vero?>>
- chiese Spike, andando verso l’amico –
<< effettivamente tra me e lui credo che ne abbiate viste abbastanza>>.
Tutti scoppiarono in una risata.
<< Non dobbiamo aspettarci che anche Angel si presenti con dei capelli fosforescenti una sera di queste, vero?>>,
domandò Willow, ancora col sorriso sulle labbra.
<< Oh no, Angel dipinge. Lui è un artista>>, rispose ancora una volta Spike.
<< Dipingevo. Ora non più>>
- aggiunse Angel, tagliando il discorso –
<< e non vale la pena nemmeno parlarne.
Allora Dawn, posso avere un altro pezzo della tua squisitissima torta?>>
Buffy aveva notato dal tono della voce, più che dalle parole, la tristezza dell’uomo.
Con un mesto sorriso, lo invitò:
<< Vieni Angel, ci penso io>>
Erano andati tutti via.
Il pranzo era stato piacevole, le ore erano trascorse liete, e ciascuno di loro si era trovato a proprio agio, trovando difficoltà ad andarsene.
Spike aveva trovato in Willow un’ottima compagna per divertirsi in allegria.
Il suo acume era notevole, e la sua capacità di fare dell’autoironia la rendeva irresistibile agli occhi del ragazzo. Questa cosa, in un certo senso, ora cominciava a infastidirlo.
Willow gli era piaciuta dall’inizio, a pelle.
Ma adesso che la conosceva cominciava ad apprezzarla anche per altre qualità caratteriali che difficilmente riscontrava in una persona.
Questo era un chiaro segnale di pericolo.
La sua storia con Drusilla non era finita bene e i brandelli del suo cuore erano ancora sparsi ai quattro venti.
Non era nei suoi piani perdere di nuovo la testa per una donna, e se non stava attento, quella Wil poteva dannatamente provocare una cosa del genere.
Era pur vero che lui non era uno sprovveduto, o almeno, non più.
Bastava mettere un freno a tutto, innestare la retromarcia, distruggere il detonatore della bomba a orologeria.
Ecco perché non si era offerto di accompagnarla a casa.
Lui ed Angel erano arrivati con due macchine diverse e quindi non voleva trovarsi da solo con lei.
Assurdo! Era già arrivato al punto di temere la sua presenza!
Il fatto è che se pensava di riuscire a gestire i moti del cuore, al tempo stesso non credeva di saper frenare gli istinti, e quella rossa glieli stava risvegliando proprio tutti.
Fare del buon sesso era sempre un’ottima cosa, lui era un cultore di quella filosofia di vita, soprattutto da quando Drusilla lo aveva lasciato a un passo dal matrimonio, ma fare del sesso con una donna come Willow poteva coinvolgerlo più del dovuto, e questo non doveva succedere.
Willow, in ogni caso, si era trattenuta a casa Summers per dormire con la sua amica, e questo lo aveva sicuramente tolto dalla tentazione di offrirle un passaggio.
Buffy ed Angel avevano parlato tantissimo per tutto il pomeriggio, e di tantissime cose.
Quel ragazzo era proprio incredibile.
Aveva una profondità e una nobiltà d’animo che traspariva da ogni gesto e da ogni parola.
Si era scoperta a perdersi nelle sue espressioni.
Lo osservava parlare e aveva notato che ogni tanto un cruccio di perplessità si formava sulla sua fronte.
Quando rideva, invece, la sua risata pervadeva ogni fibra del suo corpo, per completarsi negli occhi, che quasi brillavano nella gioia.
Aveva mani grandi che si toccavano nervose se discorreva di un argomento particolarmente impegnativo, e la sua bocca formava un arco armonioso ogni volta che si muoveva in un sorriso dolce.
Angel possedeva una bellezza, dentro, che faceva a gara con la sua bellezza esteriore, e Buffy si sentiva annegare in un turbine di emozioni ormai completamente fuori controllo.
Sapeva che tutto questo era sbagliato, e continuava a ripetersi, disperatamente, di non pensarci.
Sarebbe stato bello avere Angel nella sua vita, anche se questo voleva dire solo come amico.
E Buffy sentiva di non poterne più fare a meno.
<< Sono pazza di Spike! Ecco, l’ho detto.
Ora posso anche smetterla di torturare me stessa fingendo che non sia così>>,
sbottò Willow, dentro al lettone di Buffy, e coperta fino al naso.
<< Io lo sapevo Wil, ma sono contenta che ora lo sappia anche tu>>,
rispose l’amica, sorridendo.
<< Spero vivamente che non lo sappia anche lui…in queste cose sono un libro aperto, uffa>>,
i suoi occhi guardavano il soffitto, ma erano luminosi.
<< Wil, secondo me anche tu piaci a Spike.
Quando voi due state insieme le vostre sono schermaglie d’amore belle e buone.
E poi direi che vi siete visti abbastanza spesso per poter asserire che, in un certo senso, uscite assieme>>.
<< Ci siamo visti troppo poco, o almeno non quanto avrei voluto, ma ce li siamo scelti impegnati e…>>
Buffy interruppe subito Willow, senza permetterle di finire la frase:
<< Tra Angel e me non c’è niente.
Non voglio più negare che provo qualcosa per lui, questo no…ma davvero la nostra è solo un’amicizia.
Tu e Spike vi vedete, vi sentite al telefono, noi riusciamo a vederci solo grazie ai vostri inviti, e questo, in fondo, mi sembra normale.
Siamo entrambi fidanzati, e lasciando perdere se amiamo o meno i nostri compagni, non ne voglio nemmeno parlare, dobbiamo loro rispetto.
Angel non mi ha chiesto nemmeno il numero di telefono, ed io non ho il suo.
Penso che il perché sia scontato, purtroppo.
Con che scusa potrei volere che mi chiamasse, o come potrei cercarlo io?
Voi siete liberi di conoscervi, e non avete motivo di vergognarvi.
Io, invece, non posso farlo, e sicuramente mi imbarazza il fatto che lo vorrei tanto>>.
Willow uscì dalle coperte e si rivolse all’amica in tono solenne:
<< Buffy, ti dirò una cosa…e non mi importa se ti arrabbierai con me, perché sono la tua migliore amica e devo esprimerti quello che penso:
tu non ami Riley, non puoi essere felice con qualcuno per cui provi solo affetto, e meno che mai ora che Angel è entrato nella tua vita.
Tutto questo prescinde dal tuo volere.
Le anime gemelle non rientrano negli schemi.
Si incontrano, si guardano e si amano.
E l’amore non si può gestire Buffy, non si può fermare.
Non c’è niente che tu possa dire, o meglio, “non dire” e “non fare” per cambiare i sentimenti.
Perché se anche tu non dici e non fai, questi sentimenti che tu pensi siano ingombranti, restano e si autoalimentano.
Io stasera ho visto un Angel che recitava per la sua Giulietta, e con gli occhi di un innamorato.
Forse non te ne sei resa conto, ma lui in quel momento recitava col cuore.
Sicuramente non se ne rende conto nemmeno lui, probabilmente ha agito di impulso, e magari se n’è pentito: anche lui ha una donna nella sua vita.
Ma questo, Buffy, non cancella, non può cancellare il fatto che i suoi occhi fossero adoranti, il fatto che le sue parole fossero vive e danzassero per te.
Darla e Riley non c’erano in tutto questo>>.
Capitolo 5
Passare le feste a Long Island era davvero il massimo.
Spike era stato così gentile ad invitare anche Dawn e il signor Giles!
Ovviamente i due non erano partiti.
Dawn aveva il suo ragazzo e voleva passare la prima notte dell’anno con lui, mentre il signor Giles avrebbe visto la sorella, che era arrivata dall’Inghilterra qualche giorno prima.
La villa era enorme, non avevano mai visto niente del genere.
Le porte-finestre al piano terra davano l’impressione che il pavimento si confondesse con la sabbia dorata, e la luce filtrava in tutta la sua potenza, sbattendo sui divani bianchi e il mobilio argentato, dall’inconfondibile stile hi-tech.
Willow era felice.
Poter vedere un altro pezzettino del mondo di Spike gli permetteva di intrufolarsi nella sua vita una volta ancora, anche se in effetti in quella casa mancava l’essenza stessa dell’amico.
Spike era procuratore di giorno e musicista di notte, intrepido nell’aula di tribunale e magnetico sul palco.
Spike era tutte queste cose, ma non era di certo un ragazzo viziato che dava potere al denaro.
Era nato ricco, ma non ne era schiavo.
Non lo sentiva da qualche giorno; inspiegabilmente aveva chiamato Buffy per sapere del loro arrivo, non lei.
Questo era strano.
Da quando lo aveva conosciuto non era passato un giorno senza che l’avesse cercata, al telefono o al lavoro…ma dopo il pranzo natalizio qualcosa era cambiato.
Era passata una settimana e non un segnale, niente di niente.
Wil avrebbe ovviamente potuto fare il primo passo, vedere cosa c’era che non andava, cercarlo…ma una donna ha il suo orgoglio, specie nella fase iniziale.
Ha bisogno di essere al centro dell’attenzione dell’uomo, ha bisogno che sia lui a fare la prima mossa.
Tuttavia, dopo un inizio abbastanza promettente, Spike si era dissolto, lasciandola a snervarsi nel dubbio.
In ogni caso adesso era nella casa dei suoi e avrebbe trascorso qualche giorno godendo della sua compagnia.
Poteva mettere da parte tutti i mille pensieri che si erano affollati nella testa in quei giorni, doveva solo divertirsi e stare a guardare.
Angel le stava aiutando a sistemare i bagagli nelle loro stanze.
Cordelia avrebbe dormito con Xander, naturalmente, e Buffy era in camera con Willow.
Il ragazzo indossava un pantalone molto informale, una semplice maglietta bianca, ed era a piedi nudi.
Buffy non era a suo agio, le sue mani sudavano e non riusciva ad articolare un pensiero che non riguardasse quello splendido corpo messo in evidenza dalla maglia stretta, e che non lasciava spazio all’immaginazione.
Si chiese se non fosse completamente impazzita.
Lei stava avendo continui pensieri sessuali e non aveva alcun freno!
Forse accettare l’invito di Spike non era stata una buona idea.
Come pensava di riuscire a superare l’infatuazione per Angel se adesso addirittura avrebbero dormito sotto lo stesso tetto e poteva vederlo, e immaginarlo, come non avrebbe dovuto?
Sarebbero stati tre giorni molto lunghi!
<< Sarà meglio che vi lasciamo da sole.
Voi donne avete bisogno di molte, troppe ore per prepararvi, e considerato che sono le 18 e il ricevimento è alle 21, direi che siamo in “perfetto ritardo”!>>,
esclamò Spike, schiacciando l’occhio ad Angel.
<< E’ verissimo…contiamo di avervi giù con noi…diciamo per le 24?!
Dovreste arrivare in tempo per il conto alla rovescia!>>,
continuò Angel, dando un cinque all’amico.
Buffy e Willow lanciarono loro un’occhiataccia, seguita da un cuscino.
<< Spero vivamente per voi che questa non sia una dichiarazione di guerra…perché non oso nemmeno immaginare che fine potreste fare!>>,
urlò il ragazzo moro, mentre rapidamente si rifugiava in corridoio e Spike chiudeva la porta, giusto in tempo per sfuggire al secondo cuscino.
I due tenevano ben stretta la maniglia, col risultato di aver imprigionato Buffy e Willow, che frattanto minacciavano terribili vendette ridendo.
<< Si può sapere cosa state facendo?>>
- esclamò una voce piuttosto alterata che proveniva dalla fine del corridoio –
<< sono io che devo ricevere gli ospiti per te, Spike?>>,
chiese Darla, guardando Angel con uno sguardo indefinibile.
<< Ciao Drusilla, vorrei tanto poterti dire “lieto di vederti”.
Eh sì, giusto, ora che ci penso…carissima Darla, non vorrei essere scortese, ma Drusilla è una tua ospite, non mia>>
- rispose Spike –
<< certo, questa è casa mia, eppure tu l’hai invitata…ma non stiamo qui a soffermarci sui cavilli>>,
e così dicendo si allontanò rapidamente.
La donna mora, accanto a Darla, lo seguì con lo sguardo:
<< Sono lieta di vedere che non ti è ancora passata, mio caro>>.
<< Dru, sei tu che devi fartela passare.
Lascialo in pace e ringrazia chi ha inventato le buone maniere, o non sarei così cortese.
E tu Darla…speravo che “le tue cose” fossero passate…ah già, dimenticavo…a te dura trenta giorni!>>,
sottolineò Angel, e in poche falcate raggiunse rapidamente l’amico al piano di sotto.
Darla stava per rispondergli a tono, poi si ricordò che dietro quella porta bianca, proprio di fronte a lei e Drusilla, c’era qualcuno che aveva, ai suoi occhi, provocato tutto questo:
<< Lascia perdere Drusilla, non ti crucciare.
Ultimamente frequentano borghesucci da quattro soldi.
Sai com’è?! Si finisce per assorbirne le cattive abitudini>>,
e tirando l’amica per un braccio, si chiuse nella camera in fondo: dovevano prepararsi per la serata.
Buffy avrebbe voluto uscire fuori e dirgliene quattro.
Quale migliore occasione per fare dei bei disegni sul volto di quella Darla?
Willow la trattene, sospirando.
Non era proprio il caso di rovinare la serata ad Angel e Spike, non se lo meritavano.
Non era colpa di Angel se la sua ragazza era stata così maleducata e offensiva, lui non era nemmeno presente!
Buffy assentì con la testa.
Sapeva benissimo che la sua amica aveva ragione, ma lei odiava Darla già per partito preso, e il fatto di essersi resa conto che poteva detestarla non solo per gelosia, ma anche perché era ricambiata in questo sentimento, la fece sentire leggera e il senso di colpa svanì:
<< Wil, prepariamoci dai! Facciamole vedere le borghesi in tiro!>>
Beh, Spike non si era di certo risparmiato.
La sala era stupenda, in ogni suo dettaglio.
Camerieri in perfetta tenuta distribuivano tartine, vivande e champagne,
la musica era perfetta, e le porte aperte immettevano nella spiaggia completamente illuminata da mille candele.
I tre camini mandavano scintille che si rincorrevano per la stanza, e nonostante fosse l’ultimo giorno di Dicembre, per una qualche magia l’ambiente era caldo e confortevole.
Angel e Spike, perfetti nel loro smoking nero, elegantissimo e impeccabile, trattenevano gli ospiti vecchi e salutavano i nuovi che via via arrivavano.
Finalmente Willow e Buffy erano pronte.
Si guardarono facendosi coraggio con lo sguardo e si avviarono verso le scale.
Cordelia era stata pronta molto prima di loro, e stanca di aspettarle era scesa di sotto accompagnata dal suo ragazzo.
Angel si sentì attirato da qualcosa e alzò gli occhi verso Buffy.
Lei era là e lui lo aveva sentito.
Forse il mondo si era fermato e lui stava continuando a girare.
Forse questa era una favola e lei era la fata.
Era incredibile!
Non era più lui…che pensieri erano questi?
Che incantesimo aveva fatto ai suoi occhi?
Buffy indossava un lungo abito chiaro in broccato di seta, un dorato tenue che la fasciava come un guanto.
Allacciato al collo le lasciava completamente scoperta la schiena e non indossava gioielli, se non gli orecchini di perle.
I capelli, liberi e morbidi, giravano su se stessi ondulando, e brillavano ancora di più del vestito.
Incapace di sillabare, si limitò a toccare il braccio di Spike, che alzò gli occhi nella stessa direzione dell’amico.
Anche Willow era bellissima.
Spike lo sapeva.
Ma questa sera Willow stava mostrando una parte di sé che Spike aveva cercato di ignorare: Wil era dannatamente sexy in quell’abito rosso fuoco che si intonava perfettamente con la sua pelle, sposandola.
Le spalle nude non avevano nemmeno i capelli a coprirle, perché li aveva raccolti in un perfetto chignon.
Rapidamente furono vicino a loro, porgendo il braccio e accompagnandole vicino a un gruppo di amici dove c’erano anche Cordelia e Xan.
Un uomo piuttosto affascinante, coi capelli sulle spalle, notò la seducente bionda e si avvicinò ad Angel per farsela presentare.
<< Lui è uno dei miei soci, Lindsey McDonald.
Lindsey, ti presento la signorina Summers, Buffy Summers, e la sua carissima amica, Willow Rosenberg>>.
L’avvocato, avvicinatosi alle ragazze, baciò loro il dorso della mano, lasciandole di stucco:
<< Incantato.
Spero che i miei due amici mi abbiano tenuto lontano da voi solo perché loro stessi godono della vostra amicizia da poco tempo>>,
e sollevandosi posò lo sguardo su Buffy.
<< Buffy ha lavorato con me, Lindsey:
Il caso Portland; se ne occupa proprio il tuo studio>>
- rispose Spike, guardando lo sguardo rabbuiato di Angel: quel ragazzo non riusciva proprio a fingere!
Tanto valeva che dichiarasse a tutti la sua gelosia per Buffy! –
<< Angel amico, forse dovremmo accompagnare Buffy e Willow a salutare mia cugina Harmony, non l’hanno ancora conosciuta>>,
e così facendo, prese gentilmente per il braccio le due giovani donne e si allontanò da Lindsey.
Angel lo ringraziò col pensiero.
La serata era veramente piacevole e Spike stava ricordando alle due amiche che avevano un conto in sospeso con loro, qualcosa che ricordasse vagamente dei cuscini volanti.
Poi notò un particolare ed ebbe un’idea:
<< Rossa, mi accompagni ai tavoli? Siamo tutti e quattro con i bicchieri vuoti>>
<< Certo, andiamo>>,
rispose la ragazza, arrossendo come sempre quando lui l’appellava così, le sembrava una cosa così intima!
Spike aveva fatto pochi passi quando, improvvisamente, si rigirò ed esclamò all’indirizzo di Angel:
<< Ma sbaglio, o quell’affare sulla testa di Buffy è del vischio?>>,
e rapidamente si diresse verso i tavoli, dove Darla stava discorrendo con altri invitati.
Si accertò che non stesse guardando il suo ragazzo, soprattutto per i successivi dieci minuti.
<< Sembra che tu abbia davvero del vischio sulla testa, Buff>>,
Angel si sentiva pericolosamente scoperto.
I suoi sentimenti erano lì, in bella mostra, davanti a lei.
<< Sì, lo credo anch’io.
Questo è proprio vischio, della famiglia dei vischi.
Apparterrà ad una sottoclasse?
Voglio dire, il vischio è una pianta che appartiene a qualche altra pianta più grande…
ok, mi sto incartando…ci vorrebbe Willow, lei è un’esperta>>,
Buffy stava praticamente delirando e aveva parlato alla velocità della luce.
Non era più in sé e non sapeva se ridere o piangere per la stupidaggine che aveva appena detto.
<< Sembra che allora io debba rispettare la tradizione e baciarti>>,
propose Angel, tutto d’un fiato.
La bocca della ragazza si aprì, ma non emise alcun suono.
Non ne era in grado.
Si limitò ad assentire con la testa, mentre le gambe le tremavano pericolosamente.
Angel si chinò e posò le sue labbra su quelle di lei, dolcemente.
Dio, com’erano morbide e soffici!
Rimasero bocca a bocca per un tempo che avrebbero voluto infinito, ma che invece fu troppo breve per loro.
Si guardarono a lungo, senza sapere cosa dire.
Cos’era quell’ondata di calore che avevano sentito e che li assaliva e li bramava da dentro?
Perché avevano toccato il cielo ed erano poi scesi a terra?
Quella stanza era troppo piccola per loro, li soffocava.
Quelle voci tutto intorno infastidivano le loro orecchie.
Perché il mondo non spariva e li lasciava soli?
Loro ne avevano bisogno.
Angel aveva bisogno della bocca di Buffy, e lei di quella di lui.
Avrebbero voluto approfondire un bacio che invece era rimasto a fior di labbra, e quando si erano dovuti staccare quel bacio era ancora lì, nell’aria, dispettoso, e si prendeva gioco di loro.
Quel bacio aveva rivelato…e li rendeva nudi.
Il cuore di Buffy stava volando nel petto.
Alla ragazza parve che Angel ne potesse udire il suono e tremò.
Questo non poteva accadere. Lei non poteva scoprirsi.
C’era il vischio e lui aveva dovuto baciarla.
Era stato Spike, in un certo senso, a costringerlo.
Era tradizione baciarsi sotto il vischio, e lei era finita lì sotto.
Angel non aveva potuto fare altro.
Il ragazzo era sconvolto quanto lei. Si sentiva un bambino indifeso…sentiva i suoi occhi puntati addosso, anche se non lo guardavano.
Ancora un attimo in quella bocca, in quel bacio, e Buffy avrebbe capito tutto.
Era un avvocato, sapeva mettere la maschera delle circostanze ogni volta che era necessario, eppure adesso non riusciva a spegnere quel fuoco!
Lui le aveva chiesto un bacio, e Buffy non aveva potuto fare altro che accettare.
Lo sapevano tutti che era tradizione baciarsi sotto l’albero.
Era stato solo un bacio…non significava niente per lei.
<< Posso rubartela per un ballo?>>,
la voce di Lindsey suonò lontana alle orecchie di Buffy ed Angel, inarticolata, morta.
<< Se a Buffy fa piacere…>>,
rispose Angel, tenendo gli occhi bassi, mentre in cuor suo pregava che la ragazza rifiutasse, che restasse lì con lui, vicina a lui, anche senza parlare…aveva un disperato bisogno di capire il perché, di capire cosa fosse quello che sentiva…e la voleva accanto.
Buffy lo guardò, ma vide che lui sfuggiva il suo sguardo.
Si vedeva che si sentiva a disagio, che voleva liberarsi di lei…forse aveva capito che lei provava qualcosa per lui e ne aveva provato fastidio:
<< Accetto molto volentieri, Lindsey>>,
e gli porse la mano, allontanandosi con lui tra la folla festante.
Capitolo 6
La mezzanotte era ormai vicina.
I camerieri avevano già le bottiglie in mano, pronte per essere stappate a festeggiare l’arrivo del nuovo anno.
I calici rilucevano vividamente sui vassoi d’argento, mentre la folla festante si riuniva al centro dell’enorme salone, stringendosi attorno al padrone di casa.
Spike aveva l’onore di dare il via al count-down, come tutti gli anni, e da bravo ospite stava chiamando tutti in raccolta:
<< …e, signori, non devo essere sempre io a ricordarvi che dovete cercarvi una dama e baciarla a mezzanotte…in questa casa si rispettano sempre le tradizioni!>>.
Tutti applaudirono.
A quelle parole, però, più di una persona si sentì mancare, mentre la mente e gli occhi volavano nella stanza:
Willow, che era proprio accanto a lui, si chiese cosa avrebbe dovuto fare, se lui l’avrebbe baciata, o se doveva scappare e chiudersi in bagno aspettando la fine di tutto;
Buffy, che aveva appena finito di ballare con Lindsey e si trovava ancora dirimpetto al giovane e fascinoso avvocato, si domandò come si sarebbe dovuta gentilmente allontanare per non ferire l’orgoglio di nessuno, o più onestamente per non vedere Angel avvinghiato alla compagna; Angel, infine, con Darla al braccio e ancora piuttosto turbato, accrebbe maggiormente il suo cruccio pensando che Lindsey era ancora accanto a Buffy, e non riusciva a capacitarsene.
Di certo non poteva essere lui a baciarla, questo era sicuro, ma il fatto che qualcun altro fosse lì in agguato a prendersi qualcosa che lui bramava avere lo rendeva poco lucido e per niente a tema con il clima festante che lo circondava.
La voce di Spike suonò chiara e limpida, mentre la musica era stata abbassata leggermente e le luci si erano fatte più alte e vive:
<<…5, 4, 3, 2, 1…>>
Uno scroscio di tappi riecheggiò rimbombando, lo champagne cadeva a fiumi, e ogni volto si girava a cercare e a trovare il volto del compagno vicino, per avvolgerlo in un bacio d’augurio.
Lindsey si spostò verso la giovane compagna, mentre quest’ultima si girava in tempo per porgergli una guancia.
L’avvocato rimase perplesso per un attimo, ma poi sorrise tra sé alla furbizia e allo stile impeccabile dell’eterea bionda che si trovava di fronte.
Buffy sorrise di rimando, e dopo essersi accomiatata dal suo accompagnatore, si voltò per cercare qualcuno che non avrebbe dovuto vedere, non in quel momento:
Angel era abbracciato a Darla…e la stava baciando.
Era scontata una cosa del genere, lei lo sapeva.
Darla era la donna di Angel.
Era assolutamente normale che lui la baciasse, ma questa ovvietà non le rendeva meno cupo il dolore.
In cuor suo aveva segretamente sperato che quel sogno ad occhi aperti, vissuto poco prima quella stessa sera, assieme a lui, non fosse stato solo un sogno.
E invece era stato proprio un sogno, uno stupido sogno che aveva accresciuto in lei il bisogno di altro…
Angel, mentre baciava la sua ragazza, aveva guardato Buffy, e con sollievo aveva visto il bacio formale tra lei e Lindsey.
Non appena Buffy indirizzò il suo sguardo verso di lui i loro occhi si incrociarono, ancora una volta.
Come punto da mille spilli si staccò dal bacio.
La vide girarsi su se stessa e allontanarsi, disperdendosi tra la folla.
Willow stava ancora chiedendosi cosa fare, quando si avvide che una donna mora, piuttosto alta e sinuosa, proprio alle sue spalle, la stava superando per arrivare a Spike, prendere la testa del ragazzo tra le mani, e baciarlo con molta passione.
Lo shock le fece sbattere le palpebre a intermittenza, poi, come guidata da un pilota automatico, distolse lo sguardo dalle due figure che si perdevano nel bacio e si allontanò verso Buffy, che aveva trovato posto accanto a una parete.
Chi era quella donna?
Beh, la risposta era piuttosto scontata in effetti…la domanda era un’altra: perché lei non ne sapeva nulla?
Perché Spike l’aveva illusa?
Spalancò gli occhi per permettere alle lacrime di essiccarsi al contatto con l’aria, non era certo quello il momento di dare sfoggio dei suoi inutili e ridicoli sentimenti.
Spike non l’aveva illusa.
Loro non condividevano nulla se non una simpatica amicizia.
Ah giusto, ecco cos’era per lui, un’amica, ma certo!
Avrebbe dovuto saperlo…lei era la buona e cara Willow, l’amica di tutti…anche dell’uomo che le aveva fatto perdere la testa, disdetta!
<< Buon anno, Buffy>>,
esclamò abbracciando l’amica, e senza aspettare risposta, scoppiò a piangere a dirotto.
Buffy era rimasta pietrificata.
Seduta sulla sedia rossa, e con un bicchiere in mano, teneva stretta Willow che stava piegata in due appoggiandosi alla sua spalla.
Rapidamente cercò di ordinare le idee, e dopo aver spostato leggermente l’amica per guardarla negli occhi, la sospinse fuori dal salone:
<< Will, tesoro, che succede?>>,
chiese la ragazza bionda, poggiando il calice su un tavolino da corridoio e facendo sedere l’amica abbastanza lontana dalla festa.
<< Oh Buffy, la mia solita vita!
Spike ha baciato un’altra…credo sia quella Drusilla che abbiamo sentito parlare oggi dietro la porta della nostra camera.
Adesso tutto quadra.
Lei sta con lui, è la sua donna, e io non ne sapevo niente!>>,
rispose tra le lacrime.
<< Veramente non quadra proprio nulla.
Non mi sembra che oggi Spike fosse contento di vederla, tutt’altro!
Sei sicura che le cose siano andate così?>>
<< Sicurissima, purtroppo.
Li ho visti baciarsi con questi occhi deficienti che non vogliono smetterla di piangere>>,
e così dicendo, sorrise alla battuta.
Buffy si risollevò e sorrise anche lei:
<< Voglio dire, tesoro, che magari ci possono essere mille spiegazioni…non lo so…mille motivi…cioè…è stato lui a baciarla? O è stata lei che gli è saltata addosso?>>,
continuò Buffy, sperando davvero di trovare una spiegazione che potesse placare la sofferenza dell’amica.
<< E’ vero Buffy! E’ stata lei…lei!!!
Io, io stavo lì come una scema a chiedermi se dovevo fare qualcosa, a pregare che lui si girasse e mi baciasse e tutte queste scemenze, quando ad un tratto è arrivata lei e se l’è preso!!!
Non ha chiesto nemmeno il permesso, ecco…se l’è preso e basta>>
- proruppe Willow, alzandosi dalla sedia -
<< Sono la solita Willow che perde sempre il treno…avrei dovuto farlo io!>>
<< E’ vero, avresti dovuto farlo tu, ma non è nel tuo carattere.
Forse Drusilla è così, ma tu, Wil, sei speciale proprio perché sei come sei, e non devi fare qualcosa che non rispecchia il tuo modo d’essere solo per emulare qualcun altro che è più disinibito.
Sono sicura che a Spike non importa nulla di Drusilla, o almeno non più.
Non so cosa è successo tra loro, ma so che a te vuol bene, che tu gli piaci.
Forse, però, è un Willow in pantaloni che non sa decidersi e non sa fare la prima mossa>>.
Willow rise di gusto, e abbracciando Buffy ancora una volta, la ringraziò dal profondo del cuore.
Era tardissimo, o molto presto.
Fuori albeggiava.
Il cielo, prima nero e puntellato di stelle, si era via via andato schiarendo, passando attraverso mille tonalità di blu, ed ora colorava il mare di un tenue giallo aranciato, lucentissimo.
Il cicaleccio dell’immensa villa andava diminuendo, mentre Spike accompagnava gli ospiti all’uscita, ringraziandoli e ricevendo a sua volta i complimenti per la superba serata che aveva loro regalato.
Buffy gli faceva compagnia, silenziosa e cupa, mentre Willow si teneva in disparte assieme a Xander e Cordelia.
Quest’ultima si era seduta su un divano bianchissimo e candido, di fronte a uno dei camini, e si lamentava per i tacchi alti che le martoriavano i piedi.
Angel stava salutando Lilah Morgan.
La donna aveva indossato la giacca aiutata da Lindsey, suo collega di lavoro, nonché amante sporadico, quando entrambi sentivano che la solitudine si era fatta così pesante da non poter più essere sopportata:
<< Angel, devi poi spiegarmi cosa ci trovate di interessante nella signorina Summers.
Io la trovo così insipida e scialba da credere che persino quell’insulsa Willow sia migliore di lei.
Ma il nostro signor McDonald qui accanto non ha fatto altro che tessere le sue lodi tutta la sera, ed essendo una donna, sono curiosa di capire il punto di vista maschile>>.
<< Il tuo commento mi lascia pensare due cose, Lilah:
che tu sei così gelosa di Lindsey da non renderti nemmeno conto di dichiararglielo apertamente, e che invidi così tanto Buffy per essere quella che è, e per ispirare quello che ispira, da non poter far altro che insultarla.
La prima differenza tra te e Buffy è che lei non ti nomina nemmeno>>,
esclamò Angel, con voce sdegnata.
Il suo sguardo era freddo e la guardava quasi con pena.
L’avvocato Morgan rimase spiazzata, non si aspettava di certo una risposta del genere, e il suo volto divenne quasi paonazzo dalla collera:
<< Lindsey, direi che possiamo andare, se per te va bene.
Ti aspetto in macchina.
Buon anno, Angel>>,
e così dicendo uscì di fretta, salutando solo Spike alla porta e ignorando volutamente Buffy per l’ennesima volta.
Lindsey fece un ghigno compiaciuto verso Angel:
<< Collega carissimo, concordo sul secondo punto ma devo ampiamente dissentire sul primo: non è di me che è gelosa, Angel.
Pensavo che ormai lo avessi capito.
Non voglio mancare di eleganza, ma Lilah con me fa solo del sesso, e lo fa per dimenticare l’oggetto reale delle sue attenzioni: tu.
In ogni caso, la signorina Summers è veramente splendida; Lilah non avrà mai la classe e lo splendore che la irradiano, e che, a quanto pare, entrambi abbiamo notato.
Però tu sei un uomo giusto, Angel, e sei un uomo giusto che tra poco si unirà in matrimonio con la figlia del nostro socio maggioritario.
Io, invece, non lo sono, e più di ogni altra cosa, sono libero>>,
pronunciate queste ultime parole, il ghigno si fece più forte.
Porse la mano all’avvocato Malahide, e non avendo ricevuto risposta alcuna, si diresse da Buffy e Spike, per poi sparire verso l’automobile.
Buffy si era spogliata velocemente e si era subito messa sotto le coperte.
Sentiva un freddo terribile, eppure la stanza era caldissima.
Era il suo cuore a sentirlo.
Soffriva.
Era incompleto.
Forse un pezzettino si era staccato, silenzioso, ed era andato per la sua strada, da qualche parte, ma lei non voleva sapere.
Una muta e sorda incoscienza era meglio di una dolorosa e vuota consapevolezza.
Quella sera aveva visto abbastanza. Adesso doveva assorbire il colpo.
Angel era in una qualche stanza della villa con Darla, dentro allo stesso letto, e lei aveva solo il disperato desiderio di addormentarsi, e subito.
Willow era andata a vedere la camera di Xander e Cordelia perché quest’ultima aveva insistito così tanto da non potersi tirare indietro.
Buffy, per sua fortuna, con la scusa di essere stanca, si era dileguata in fretta, mentre a lei era toccato accontentare l’amica.
In fondo, però, in questo modo poteva distrarsi dal tarlo Spike, e Cordelia e Xander sapevano farla ridere sempre, regalandole il buon umore con le loro battute e le varie frecciatine che si lanciavano.
<< Buonanotte, a domani…che in effetti è oggi>>,
salutò la ragazza, sorridendo, e chiudendosi la porta alle spalle.
<< Rossa, ancora in giro a quest’ora? Credevo dormissi!
Non te lo ha detto il papà che a quest’ora le bimbe dormono?>>,
esclamò Spike, all’improvviso.
Il giovane musicista era uscito dalla sua camera perché si sentiva la gola secca.
Aveva bevuto troppo champagne forse e quel che gli ci voleva ora era una buona tazza di the per sciogliere il problema.
Willow si voltò di scatto, con la bocca in un’espressione di sconcerto…non si aspettava di vederlo lì, non era preparata.
Lo aveva visto tra le braccia di quella donna, quando invece avrebbe voluto essere lei quella che lo baciava, che gli accarezzava i capelli.
Aveva provato una profonda gelosia e una cocente delusione al tempo stesso.
Avrebbe voluto del tempo per mettere ordine ai pensieri e per capire come avrebbe dovuto comportarsi, ma adesso era lì, di fronte a lui, e doveva pur dire qualcosa:
<< Forse non te ne sei accorto Spike, ma sono una bambina piuttosto cresciuta…e quindi vado a letto quando voglio>>,
il tono risultò più sgradevole di quanto lei stessa avesse voluto.
<< Ehi, come siamo acidine!
Lo so che non sei una bambina, lo so bene>>
- il tono di Spike, invece, era diventato una dolce nenia, che aveva l’effetto di cullarla -
<< Non ho ancora avuto modo di dirtelo, ma questa sera sei particolarmente bella, Wil>>,
la guardava rapito, Willow era veramente bellissima per lui, e così dannatamente sexy con quell’abito rosso scarlatto che accendeva il suo viso e risaltava il suo corpo slanciato e asciutto.
La ragazza si sentì avvampare, come se una fiamma fosse proprio lì, sopra di lei, e la investisse in pieno: aveva desiderato così tanto che lui la vedesse bella!
Ed ora, lì, in mezzo al corridoio, nella penombra, Spike glielo stava dicendo!
Willow si avvicinò a lui, senza pensare, e lo baciò.
Un bacio ardente, caldo, sinuoso, tentatore.
La testa di Spike vorticò, non era l’alcool…era lei!
Mentre i respiri si facevano più affannati e corti, la ragazza pensò una volta di troppo, e si ritrasse:
<< Scusa, scusami…io, io…mi vergogno, non so cosa mi sia preso…scusami. Devo andare>>,
e senza aspettare risposta girò su se stessa, cercando di guadagnare la maniglia della sua camera.
La mano di Spike si posò su quella di lei, dolcemente, bloccandola.
Poi, piano piano, percosse il braccio nudo, in una carezza, per arrivare alle spalle, dove si aprì completamente, massaggiandole.
Willow gli dava ancora la schiena, ma aveva leggermente inclinato la testa, porgendogli il collo in una posa invitante.
Le labbra del ragazzo si posarono sull’offerta, e si schiusero, succhiando dolcemente e assaporando il gusto di lei.
La lingua tracciò un disegno lungo l’arco, per arrivare poi all’orecchio scoperto.
Un brivido di piacere percorse la schiena di lei, che si arcuò e ruotò, mettendoli uno di fronte all’altra.
Le bocche si trovarono di nuovo, più calde e bisognose di prima, e mentre le loro mani si scoprivano, e i vestiti li rendevano impazienti e febbrili, Spike la sollevò da terra, come una piuma, e la portò nella sua stanza.
Fuori il sole era nato.
Capitolo 7
L’imponente orologio dello studio risuonò cinque tocchi.
Quello era un posto totalmente estraneo al resto della casa e dell’arredamento.
Il mobilio, antico e curato in ogni particolare, era di un marrone scuro e opaco.
La libreria correva a giro lungo tutta la parete, ed era ricolma di tomi antichi, saggi filosofici e letteratura americana e straniera.
Era la stanza preferita del vecchio signor Whitam;
il padre di Spike si rifugiava dentro il suo studio per ore e vi rimaneva assorto nei suoi pensieri.
Era anche il luogo più gradito ad Angel quando veniva a trovare il suo migliore amico, da piccolo, per le vacanze.
Si sedeva e ascoltava per ore le letture di Leopardi, Shakespeare, Apuleio, Dostoevskij, dalla viva voce di un coinvolto Fletcher Whitam.
Spike aveva sempre saltato questi momenti.
Lui preferiva rifugiarsi nella musica, e quella camera quasi lo soffocava, lo faceva sentire piccolo.
Adesso si trovava lì.
Stranamente di tutte le camere della sua villa, aveva scelto lo studio del padre e non sapeva perché.
Si era svegliato da poco con un’emicrania martellante, e accanto a lui, nel suo letto, aveva incontrato con lo sguardo il corpo nudo di Willow.
In un attimo tutto affiorava alla mente.
Aveva fatto l’amore con lei…ed era stato meraviglioso.
Dolcezza, passione, scambio, desiderio.
La luce filtrava dalle imposte, timidamente, e creava dei giochi sulla pelle di lei, che pareva prezioso alabastro.
Il suo viso era la pace.
Quello non era un corpo…era un’anima!
Si era unito all’essenza stessa di lei, il sesso era un’altra cosa, aveva dei limiti…ma quella notte nessun limite era stato posto tra loro.
Perché era successo?
Si era ripromesso che mai più avrebbe amato, mai più avrebbe sofferto, per nessuna…non ne avrebbe avuto la forza.
Perché era stato così stupido?
Eppure se lo era ripetuto mille volte di stare lontano da lei!
Il suo cuore pazzo aveva avvertito il chiaro segnale di pericolo negli occhi di Willow, grandi e profondi…nei suoi capelli rossi e selvaggi, tanti fili di rubino bagnati di luce…nel suo modo di guardarlo e di parlargli, aperto e diretto, senza fantasmi.
Rapidamente aveva indossato dei pantaloni, cercati alla rinfusa, e una maglietta di cotone nero.
Doveva uscire da quella stanza, e subito!
Doveva immediatamente scappare da lei, perché se quella donna si fosse svegliata, anche solo per un attimo, e lo avesse guardato, lui non sarebbe più stato in grado di ragionare, di fermarsi, di pensare.
L’avrebbe presa di nuovo, ancora una volta, e sarebbe stata la capitolazione.
Doveva andare, doveva!
Lo studio era il primo posto a cui aveva pensato, se fosse stato fortunato Angel poteva già essersi svegliato e magari avrebbe potuto trovarlo lì.
Il locale, invece, era vuoto.
Poco male, aveva comunque trovato un rifugio.
Willow aprì lentamente gli occhi.
Mentre il sonno lasciava il suo corpo, dolcemente, la sua mente riportava a galla i giochi della notte appena passata tra le braccia di un uomo, che era certa, amava.
Un sorriso involontario apparve sul suo viso, illuminandola tutta.
Lei amava Spike. Adesso lo sapeva.
Chissà cosa provava lui.
Questo non le era ancora stato rivelato, ma dentro di sé sapeva che non poteva essere diverso da quello che provava lei.
La notte comune li aveva uniti più di quanto avesse mai potuto immaginare, e non poteva essere una cosa che aveva sentito solo lei, non poteva.
Non c’era nessuno nella camera, era sola.
Si alzò di scatto dal letto, e si avvolse nel lenzuolo, sfilandolo dal materasso.
Si avvicinò alla porta del bagno, tremante, piena di speranza: forse lui era lì dentro.
Un colpo, due colpi, niente.
Spike non c’era, non era lì con lei, non si era svegliata tra le sue braccia, come invece si era addormentata.
Un senso di incompletezza la pervase tutta.
Forse Spike era uscito perché era tardi, in fondo lui era il padrone di casa e doveva assistere gli altri ospiti.
Nonostante queste spiegazioni che la sua mente trovava con sollecitudine, il suo cuore aveva paura.
E se lui non l’amava?
Se si era pentito di essere stato con lei ed era scappato, cosa avrebbe fatto?
Passò una mano tra i capelli, snodandoli, e si rivestì meccanicamente.
Sperò che Buffy non si fosse accorta che non era rientrata in camera loro.
Doveva fare presto…non sarebbe stata in grado di dare alcuna spiegazione, non ora.
Aveva appena da poco sfilato l’abito rosso e chiuso la porta del bagno dietro di sé, che Buffy apriva gli occhi, sbadigliando.
Doveva essere tardissimo.
Il sole che entrava nella stanza dalla finestra lasciata aperta era basso e stanco, e sembrava che il cielo imbrunisse.
Aveva davvero dormito così tanto?
Guardò l’orologio a pendolo che poggiava sul lato sinistro della cassettiera e lesse: le cinque.
Angel non aveva dormito.
Il suo rigirarsi nel letto, agitato e nervoso, aveva una spiegazione ovvia, e più lui pensava a Buffy e a quello che Lindsey aveva lasciato intendere, più si rabbuiava e si strofinava le mani, torturandole.
Darla aveva tentato di sedurlo, perdendo la battaglia.
Il suo uomo era troppo strano ultimamente.
Forse era annoiato.
Aveva letto da qualche parte che statisticamente l’uomo perdeva l’interesse sessuale per la compagna quando il rapporto durava da molto, soprattutto se il lavoro lo impegnava particolarmente.
Aveva poca importanza, lei lo avrebbe sposato.
Sempre secondo quella statistica, il matrimonio nei primi anni avrebbe ravvivato la coppia, ovviamente andando a scemare di nuovo col tempo, ma ci sarebbero state altre cose da fare: occuparsi dei figli, delle riunioni per il bridge, fissare le partite a golf per Angel, e comprargli i sigari, magari.
Darla era la crema dello snobismo newyorkese, e ne era compiaciuta.
Angel, dopo l’ennesimo, infausto pensiero, decise di lasciare il letto, che sentiva freddo e vuoto, per raggiungere gli altri.
Forse si erano già svegliati ed erano tutti insieme, di sotto.
Era ovvio che voleva vedere lei, ma questo “gli altri” consolava la sua mente stanca, dandogli l’illusione che forse il suo cuore non era ancora del tutto irrecuperabile.
Accese il telefonino.
Il display azzurro segnava le cinque.
Cordelia e Xander erano usciti dalla loro camera proprio in quel momento, quando si imbatterono in Angel, sulle scale.
Il ragazzo fece le veci dell’amico assente, e li pregò di accomodarsi in camera da pranzo nonostante le loro proteste: avrebbe provveduto a recuperare qualcosa da mangiare.
Dopo aver preparato uova e bacon a sufficienza per tutti, uscì fuori, sulla spiaggia.
Cordelia era salita in camera delle sue amiche per svegliarle e Xander, che aveva ricevuto una chiamata di lavoro, si era allontanato nel salotto per dare qualche direttiva che non poteva essere rimandata.
Una fresca brezza marina lo investì in pieno.
Lo spettacolo del sole che si baciava col mare era meraviglioso e lo aveva sempre incantato, da bambino, quando si sedeva a piedi nudi sulla sabbia, guardandolo morire in festa.
In effetti il magnetismo della scena riusciva a rapirlo anche ora che era un adulto.
Strinse gli occhi, come ferito, e dopo averli riaperti, lentamente, mise a fuoco un punto lontano davanti a lui.
I capelli miele sbattevano al vento, assecondandolo nel movimento, docili.
Si avvicinò a lei, schiarendo la gola con un leggerissimo colpo di tosse per non spaventarla e le si sedette accanto.
Buffy aveva i piedi scoperti, che incontravano l’acqua salata e fredda.
Le scarpe basse erano state abbandonate a qualche metro dalla battigia, disordinatamente.
Indossava un maglione bianco e candido, di lana, che le avvolgeva anche il collo, come a proteggerla.
I jeans erano girati sui polpacci, per non bagnarsi, e il suo corpo era piegato, portando il peso sulle ginocchia dove aveva posato una guancia.
<< Adoro il tramonto. Mi da pace.
Il sole sembra morire, è vero, ma so che domani risorge.
Mi piace pensare che tutte le cose siano così:
che muoiano, ma mai del tutto, e che rinascano con una nuova luce>>
- si girò a guardarlo, poi sorrise –
<< la mia è deformazione professionale Angel, perdonami>>.
<< In realtà la penso come te>>,
rispose Angel, continuando a guardare l’orizzonte.
Lo sentiva così distante!
<< E’ stata una bellissima serata, non trovi?>>
- nel momento stesso in cui pronunciò la frase, Buffy pensò subito al bacio, e arrossendo al pensiero che quelle parole potessero essere interpretate da Angel come un riferimento a quel momento che avevano condiviso, si affrettò ad aggiungere –
<< Mi sono molto divertita…davvero! Spike è fortissimo, come sempre del resto.
Mi sarebbe piaciuto che anche Riley fosse stato qui con tutti noi, e anche Dawn e Rupert…hanno davvero perso molto>>.
Il ragazzo accusò il colpo.
Buffy avrebbe voluto Riley accanto, era normale, ma sentirlo dalla stessa voce di lei lo tagliava in due.
Di certo non poteva pretendere nulla, questo era stato chiaro sin dall’inizio.
Non c’era bisogno di ripeterlo a se stesso per l’ennesima volta, eppure doveva farlo, doveva ricordarlo al suo cuore che, testardo, andava per la sua strada e faceva percorsi pericolosi.
Come sempre quando si ritrovavano insieme, una gioia sottile e ristoratrice li riempiva interamente.
Le ansie che divoravano entrambi per non potersi avere, toccare, erano lenite da questo balsamo consolatore.
Stavano in silenzio assaporando il piacere dello stare insieme, fianco a fianco, e la gioia li pervadeva.
Ridevano e scherzavano, punzecchiandosi e giocando, e la gioia li pervadeva.
Parlavano dell’infanzia di Angel, delle montagne irlandesi, di Joyce premurosa e attenta, di amicizie che duravano da una vita, di tristi ricordi, di sogni e speranze…e la gioia li pervadeva.
Doveva essere passato molto tempo da quando si erano trovati su quella spiaggia, perché Cordelia e Xander erano usciti a cercarli, seguiti di qualche passo da Willow.
<< Buffy, sei qui!>>
- proruppe Xander, affannato –
<< ha chiamato Riley dall’Iowa, voleva salutarti>>
- vedendo che l’amica si era messa in piedi, senza farla parlare, continuò -
<< Non occorre che rientri, ha detto che ti richiama stasera. Stava per uscire con i suoi>>.
<< Grazie Xan>>
- rispose Buffy.
Poi, all’indirizzo della ragazza rossa che era rimasta piuttosto indietro, sulla sabbia asciutta -
<< Willow, e tu che fai lì, in disparte, silenziosa?>>
<< Cerco di assumere la posa più comoda per dormire in piedi senza cadere…ovviamente però facendo finta di ascoltarvi>>,
sbiascicò lei, coinvolgendo tutti in una allegra risata.
<< Ah, è così?! Tu ti prendi gioco di noi!>>,
urlò Buffy, e dopo essersi chinata sulla battigia, lanciò in direzione dell’amica della sabbia bagnata che aveva velocemente appallottolato.
<< Non posso credere che tu lo abbia fatto veramente…>>,
esclamò Willow, con voce bassa e sguardo minaccioso, cercando in tutti i modi di non ridere.
<< Ok signore, abbiamo scherzato>>
- si intromise Angel, andando verso Willow e mettendosi di fronte a Buffy, che nel frattempo si era abbassata di nuovo. Poi, guardando prima l’una e poi l’altra –
<< Adesso ragioniamo, con calma.
Tu Wil, non vuoi essere veramente arrabbiata, e a voler essere del tutto sincero, questa sabbia ti dona…e tu Buff, non stai per lanciarle di nuov…>>
- non riuscì a completare la frase, che la pallina lo investì in pieno.
Guardò Buffy, poi il resto della truppa, e inclinando il capo a confermare, mentre la bocca si apriva in un sorrisetto cattivissimo, dichiarò –
<< Ok, perfetto.
La guerra è ufficialmente aperta!>>,
e si lanciò su Buffy.
Spike si era avvicinato agli amici giusto in tempo per veder iniziare il massacro ed essere colpito, a sua volta, da una palla vagante lanciata da Xander.
Questo era stato più che sufficiente per gridare alla vendetta.
La sabbia volava da tutte le parti, e mentre Xander e Spike avevano fatto comunella ai danni di Cordelia e Willow, che rispondevano al fuoco, Angel aveva atterrato Buffy.
Messosi a cavalcioni su di lei e bloccatole il corpo, si stava divertendo a cospargerla interamente di sabbia.
Quando poi l’aveva lasciata e si era rifugiato dietro a Spike, la ragazza lo aveva raggiunto e con un rapido gesto gli aveva infilato un grosso quantitativo di terra bagnata dentro la maglietta.
Erano tutti inguardabili ormai, ma non riuscivano a smettere di ridere.
I vestiti erano sdruciti e sporchi, i capelli un groviglio irriconoscibile, ma i loro visi erano il ritratto della spensieratezza.
Erano tutti tornati bambini, e avevano lasciato da parte i problemi e le preoccupazioni.
Era una sensazione molto bella.
Darla, in piedi dietro la grande vetrata della sua camera, osservava la scena.
<< Forse la situazione ha preso una piega sbagliata, Darla>>,
- esclamò Drusilla accanto a lei, nascosta dai tendaggi e intenta, al pari dell’amica, a guardare in direzione della spiaggia con uno sguardo tra l’attonito e l’irato –
<< ho come l’impressione che queste “borghesucce da quattro soldi”, per parafrasarti, siano più furbe di quel che avevamo considerato>>.
<< Ti assicuro che non avranno vita facile, mia cara>>,
rispose la bionda, mentre con la mano stringeva a pugno un lembo della tenda.
<< Si è fatto buio, dovremmo rientrare>>
- propose Spike, malvolentieri –
<< e andarci a rendere presentabili per la cena.
Non posso credere di essere stato io a dirlo, tra tutti.
Se addirittura trovo spazio per essere io il più giudizioso, credo proprio che voi stiate davvero messi male>>,
e per l’ennesima volta scoppiarono a ridere tutti assieme.
Correndo e strattonandosi arrivarono finalmente in casa.
Buffy aprì la porta della sua camera, seguita da Willow, mentre Angel le superava per raggiungere la propria:
<< Angel…buon anno!>>,
esclamò in un soffio, guardandolo intensamente.
<< Buon anno, Buff…>>,
fu la risposta del ragazzo, ancora più rarefatta e dolce di quella di lei.
Capitolo 8
La serata non era stata piacevole come avevano sperato, soprattutto dopo il bellissimo pomeriggio sulla spiaggia.
Darla era di umore nero e aveva trattato tutti con molta più freddezza del solito, mentre Drusilla si era tenuta completamente estranea ai discorsi, snobbando gli ospiti del suo ex compagno senza preoccuparsene minimamente.
Angel aveva cominciato ad essere insofferente per la situazione.
Era molto infastidito dall’atteggiamento della fidanzata, di cui cominciava a vedere difetti che prima aveva volutamente ignorato, e il suo umore era notevolmente peggiorato quando Buffy si era alzata dal tavolo per andare a chiamare Riley.
La ragazza, dal canto suo, aveva cercato questa scappatoia perché le era sembrata l’unica cosa da fare.
Vedere Darla vicino ad Angel la distruggeva, ma rendersi conto di quanto quei due fossero diversi, di quanto lui fosse speciale e lei povera di spirito e di cuore la rattristava irrimediabilmente.
La testa di Spike ribolliva.
Ancora un minuto seduto al tavolo con Drusilla e sarebbe esploso.
Avrebbe tanto voluto dire che gli era indifferente, ma non era così.
Aveva amato quella donna, era stato a un passo dallo sposarla e lei lo aveva lasciato, devastandolo.
Non era una cosa che avrebbe potuto dimenticare così facilmente, nemmeno se avesse voluto, e lui non era sicuro di volerlo.
Ricordare quanto aveva sofferto per lei, infatti, gli serviva a mettersi in guardia da quegli strani sentimenti che nutriva per la colta ricercatrice, che sedeva proprio di fronte a lui.
<< Ragazzi, vogliate scusarmi, ma sono davvero stanca>>
- aveva esclamato ad un tratto Willow, alzandosi dalla
sedia.
Ne aveva avuto abbastanza di Spike e Drusilla vicini, gomito a gomito -
<< La scorsa notte abbiamo fatto bisboccia e io non mi reggo in piedi.
Vado a dormire>>.
Tutti l’avevano ringraziata con gli occhi, in silenzio, per aver messo fine a quella riunione poco felice.
Spike si era da poco infilato sotto le lenzuola quando udì un debole ticchettio alla porta.
Willow era venuta sicuramente per parlare con lui, era ovvio…e giusto, ammise a se stesso.
Se non fosse venuta lei, sarebbe stato lui che l’avrebbe cercata e avrebbe chiarito tutto.
Adesso lei era lì, stava bussando alla sua porta e anche con una certa insistenza, ma lui si sentiva bloccato:
cosa avrebbe dovuto dirle?
Che non poteva amarla perché ne aveva il terrore?
Che non poteva, ancora una volta, rischiare di perdere il suo cuore, ormai malandato?
Sentì la fronte imperlata di sudore, non si poteva certo dire che fosse un uomo che aveva il coraggio delle proprie azioni, non in quel momento almeno.
Quando girò la maniglia e aprì, il suo volto si ricoprì di un’espressione di stupore.
Drusilla era davanti a lui, in una mise dal significato piuttosto eloquente:
<< Non mi fai entrare, tesoro?>>,
chiese la donna, intrufolandosi nella camera senza aspettare.
<< Drusilla, posso sapere cosa ci fai qui?>>,
domandò Spike, con voce quasi stridula.
<< Sono venuta per te.
Ieri ho avuto un assaggio, oggi voglio il resto.
Ti piaceva così tanto questa guêpière…lo hai dimenticato?>>,
e così dicendo fece scivolare via la vestaglia trasparente, che cadde a terra, mostrandola al suo vecchio amante.
Spike la guardò.
Era un uomo e lei era una donna molto provocante e sexy…ed era la donna che aveva amato più di se stesso.
Drusilla interpretò come un invito lo sguardo di lui e in un attimo si avvinghiò alle sue labbra, avviluppandolo.
Willow stava giocando a carte sul letto con Buffy, ma il suo unico pensiero era Spike.
Doveva assolutamente sapere cosa provava il ragazzo per lei o sarebbe impazzita.
Avrebbe voluto confidarsi con la sua amica, aprirle il suo cuore, ma non ci riusciva, era come bloccata.
Il pudore per essere stata lei a fare la prima mossa la faceva sentire male.
Buffy non l’avrebbe di certo giudicata…era lei il giudice più severo di se stessa.
<< Buffy io ho sete, scendo giù a prendere del latte…ti porto qualcosa?>>,
chiese velocemente, fingendo una calma che non aveva.
<< No grazie, Wil, sto bene così.
Adesso mi metto subito a letto, e ti chiedo scusa sin d’ora se quando tornerai mi troverai sicuramente addormentata>>,
rispose Buffy, rassicurando in questo modo l’amica su una sua eventuale sparizione, senza rendersene conto.
O almeno così credette Willow.
Buffy, infatti, si era accorta - la notte prima - che la ragazza non aveva dormito in camera.
L’aveva sentita rientrare, svestirsi in fretta e sparire in bagno.
Naturalmente era successo qualcosa, ma doveva essere la sua amica a raccontarle tutto, quando sarebbe stata pronta.
Willow aprì piano la porta per non fare rumore e non svegliare Xander e Cordelia, che dormivano nella camera accanto, quando sentì un’altra porta cigolare.
Guardò nella penombra del corridoio, mettendo a fuoco, e la vide: una Drusilla poco vestita stava uscendo dalla camera di Spike!
Cos’era stato quel tonfo sordo che era esploso nelle sue orecchie?
Era il suo cuore, che formate tante striscioline di dolore e nulla, era caduto a terra, schiacciato, morto.
Mio Dio, Spike!!!!
Come aveva potuto farle questo? Perché?
Lei era davvero così insignificante per lui da meritare di essere trattata come l’ultima delle amanti senza nome e senza volto?
Richiuse la porta, appoggiandosi con le spalle su di essa.
Un senso di nausea e di umiliazione la pervasero tutta, ma Buffy era lì, e lei non poteva assolutamente riversarle addosso un peso del genere:
<< Sai che muoio di sonno anch’io così tanto che ho deciso di rimandare il latte a domani?>>,
lentamente si sdraiò sul letto, schiacciò l’interruttore del lume e immerse il viso nel guanciale freddo, piangendo lacrime personali e mute.
Anche la porta di Spike si richiuse.
Drusilla era andata via, via dalla sua vita, per sempre.
Si sentiva così libero!
Spaventato, inconsapevole…ma libero e dannatamente felice!
Mentre era tra le braccia di lei, immerso nella sua bocca, nei suoi baci, un’altra immagine aveva preso forma nella sua mente.
I contorni, prima sfocati, poi pian piano più marcati e netti, andavano delineandosi mostrando ai suoi occhi un altro corpo e un altro viso.
I capelli, scarlatti e vivi, incorniciavano un ovale latteo e candido.
Le braccia morbide e profumate di un’essenza preziosa e unica lo avvolgevano, riscaldandolo.
Willow era accanto a lui…e lo stava amando.
Aprì gli occhi in un istante e capì.
Allontanò Drusilla con un braccio e si rialzò dal letto, impaziente:
<< Vattene Drusilla, esci fuori dalla mia vita. Ora>>.
La donna, che prima lo aveva guardato sconvolta, aveva via via assunto un’espressione di sdegno, che la pervadeva incontrollabilmente:
<< Tu devi essere completamente impazzito, Spike>>,
esclamò lei, furente.
<< Su questo non posso che darti ragione, mia cara.
Devo proprio essere impazzito se ho potuto, ancora una volta, cadere nella tua rete.
Ma sono stato così fortunato da trovare un dolce rimedio a questa follia, e sono guarito: sono innamorato di un’altra donna e devo ringraziare te per avermi aperto gli occhi.
Ero così cieco!
Ma si è sempre in tempo per recuperare>>
- e accompagnandola alla porta dopo averle raccolto la vestaglia da terra –
<< Senza rancore, signora!>>
Avevano ancora due giorni da passare tutti assieme per godere della meravigliosa compagnia che avevano saputo regalarsi.
Qualcuno, però, aveva fatto piani diversi.
Darla aveva telefonato a suo padre e lo aveva convinto a richiamare il suo fidanzato a New York, per un lavoro tanto urgente quanto completamente inventato.
Non era necessario dare delle spiegazioni al caro e affettuoso paparino: lui la accontentava sempre, in ogni suo capriccio.
Quella Buffy stava diventando pericolosa.
C’era qualcosa che non andava in Angel, lei lo aveva avvertito, ma non le era stato chiaro fino alla disdicevole scena sulla spiaggia.
Sembrava uno stupido quindicenne alla sua prima cotta che faceva le lotte con la sua bella!
Se la signorina Summers pensava di potersi prendere il suo ragazzo era davvero una povera illusa…non sapeva quanto!
Angel gli apparteneva, in tutto.
Stavano insieme da moltissimi anni, erano amici di famiglia.
Non solo era legato a lei dall’essere socio di suo padre, ma lo era anche, e a doppio taglio, perché il vecchio signor Malahide non avrebbe mai accettato che lui sposasse qualcuno che non fosse Darla.
E lei lo sapeva.
Conosceva l’influenza che il padre di Angel aveva su di lui, il dominio che esercitava sulla sua volontà.
Willow aveva chiesto un passaggio ad Angel perché aveva del lavoro urgente che non poteva essere portato avanti senza di lei.
In realtà non poteva stare in quella casa un solo minuto di più.
Se non si fosse presentata la fortunosa occasione di tornare a New York con il giovane avvocato, avrebbe comunque lo stesso addotto una scusa a Buffy per convincerla a rientrare.
Stare sotto lo stesso tetto di Spike e Drusilla la soffocava.
Non sapeva che quest’ultima aveva lasciato la villa proprio poche ore prima di lei.
Non poteva guardare l’uomo che amava, con cui aveva fatto l’amore e che poi era stato con un’altra, e fare finta di nulla…sarebbe esplosa.
Aveva bisogno di tempo…di tempo e di solitudine per riordinare le idee, per fare pace con se stessa.
Buffy capì che qualcosa non andava e la appoggiò:
la sua amica era così puntigliosa e ligia al dovere che era stato davvero un miracolo averla con loro per due giorni!
Le spiegazioni di Buffy, unite alla spensieratezza di Willow, che sorrideva e faceva battute come al solito, calmarono Spike.
Per un attimo aveva creduto che lei stesse scappando da lui, che non volesse più vederlo.
Certo, a causa di questo imprevisto avrebbe dovuto aspettare un po’ per dichiararle i suoi sentimenti, ma l’impazienza che sentiva nascere dentro era placata dalla consapevolezza che presto sarebbero stati assieme, e lui sperava, felici.
Giorno 4 era arrivato, e con esso il momento di rientrare a New York per il resto della piccola comitiva di Long Island.
Ciascuno di loro aveva un lavoro ad attenderli, e Buffy aveva anche una sorella a cui badare e un fidanzato che sarebbe presto tornato a casa da lei.
Spike le aveva dato un passaggio e la stava aiutando a prendere i bagagli dal cofano.
<< Entra Spike, ti offro qualcosa da bere, devi essere assetato e a pezzi per il viaggio>>,
invitò Buffy, con gentilezza.
<< Accetterei volentieri Buffy, grazie, ma purtroppo sono in ritardo per un appuntamento col procuratore capo.
Il mio cerca persone sta letteralmente urlando!>>,
rispose il ragazzo, assumendo un’espressione terrorizzata che fece ridere di cuore l’amica.
<< Va bene, d’accordo, va’ pure.
Non vorrei che perdessi il lavoro per colpa mia>>
- aggiunse, strizzandogli un occhio –
<< ma mi raccomando, non dimenticare che vi aspetto a cena Venerdì sera>>.
<< Angel non mancherà sicuramente, e neanche io>>,
concluse Spike maliziosamente mentre risaliva in macchina, restituendole l’occhiolino.
Capitolo 9
Sembrava che la cucina fosse stata colpita da un uragano impazzito.
Il tavolo era pieno di farina e uova impastate a formare granelli morbidi e appiccicosi.
Pezzi di frutta per la macedonia, insalata tagliata, tocchetti di pasta fresca e pezzi di pomodoro erano sparsi ovunque.
Buffy si era svegliata prestissimo quella mattina, voleva che tutto fosse perfetto, impeccabile.
Riley stava atterrando proprio in quel momento con il volo dall’Iowa e Rupert si era offerto di andarlo a prendere all’aeroporto, visto che lei era alla prese con i fornelli.
Ma non era questo il vero motivo della sua eccitazione e del suo bisogno di riuscire al meglio.
Angel sarebbe venuto a cena da lei quella sera.
In effetti era una cena tra amici, tra tutti loro:
oltre a Rupert e Dawn ci sarebbero stati appunto Riley, Willow, Cordelia e Xan, e assieme ad Angel sarebbe arrivato anche Spike e - lei sperava di no - Darla.
Il campanello aveva suonato.
Era impossibile che Giles e il suo ragazzo fossero già arrivati, e poi, comunque, non avrebbero avuto di certo bisogno di suonare.
Sicuramente doveva trattarsi di qualche venditore porta a porta che avrebbe voluto propinarle l’ultima novità in fatto di elettrodomestici da cucina…peccato che lei era veramente negata e l’unica cosa che davvero le serviva era un corso base su “come cucinare le uova al tegamino”, altro che pasta fatta in casa!
Aprì velocemente girando la maniglia tonda con l’incavo del braccio, in qualche modo; le sue mani erano pasticciate di farina.
<< Angel???>>,
urlò sorpresa, mentre l’espressione del ragazzo andava cambiando da stupita a divertita.
<< Buffy, mio Dio…sei…sei…>>
- esclamò il ragazzo, non riuscendo a trattenere una risatina -
<< beh, ecco…sei incredibile!>>.
Il viso della ragazza era impiastricciato di farina.
Doveva essersi portata le mani sul volto mentre era intenta a cucinare, senza rendersene conto, ottenendo un risultato davvero comico.
<< Non hai mai visto una donna col grembiule Angel?
Sai, a volte le donne cucinano…seriamente voglio dire.
Niente di confezionato e precotto, tutto fatto con le manine…e ci vuole il grembiule!>>,
sbraitò Buffy, dandogli un leggero buffetto sul braccio.
<< Ti dona moltissimo, davvero.
Sei graziosissima, Buff>>
- rispose Angel, guardandola con occhi affettuosi –
<< è solo che hai della farina proprio qui>>
- continuò, mentre con le dita toglieva il bianco dal naso della ragazza –
<< qui…e anche qui>>,
concluse, pulendole dolcemente prima le guance e poi il mento, con un carezzevole tocco.
Buffy si sentì avvampare…e non per la vergogna di essersi presentata in quello stato.
Le mani di Angel la stavano, in un certo senso, accarezzando.
Quante volte aveva sognato quelle mani su di lei ogni notte da quando lo aveva conosciuto?
Era una sensazione piacevole che la riempiva di calore, di tenerezza.
<< Oh santo cielo!
Ecco perché non dovrei mai cucinare io…sono un disastro!>>
- la sua voce era stridula mentre volava davanti allo specchio, all’ingresso –
<< e comunque, tu non sei autorizzato a ridere, guarda che ti sento!!>>.
Angel guardava rapito il riflesso di lei nello specchio ovale e lavorato.
Aveva una pelle così morbida…così unica…
Ogni parte di quella piccola ragazza a pochi passi da lui aveva qualcosa di speciale…e gli animava i sensi.
Buffy si riassettò e sfilò il grembiule, adagiandolo su una sedia.
Invitò Angel a sedersi sul divano e gli chiese se poteva offrirgli qualcosa.
<< No grazie Buff, sto bene così.
Scusami se sono piombato a casa tua senza preavviso, ma non volevo delegare Spike per dirti che questa sera non posso essere qui a cena, purtroppo.
Volevo scusarmi di persona.
Uno dei miei soci ha indetto una riunione a cui non posso proprio mancare e l’ho saputo solo ora.
Certo, avrei potuto chiamarti ma…non ho il tuo numero…avrei dovuto cercarlo sull’elenco in effetti, solo che passavo di qua e allora…>>,
Angel si stava arrampicando, ma le mani scivolavano.
Sicuramente non stava dando un’ottima impressione di sé:
era un avvocato e non sapeva inventare una buona scusa per non farle capire che era andato da lei di persona proprio perché voleva vederla!
Era veramente in balia dei sentimenti, la sua ragione faceva acqua da tutte le parti.
Quando il padre di Darla gli aveva comunicato che avrebbero dovuto vedersi, quella sera, era quasi esploso dalla rabbia.
Erano giorni che non vedeva la sua Buff, ma si era consolato nell’attesa di quel Venerdì e del momento in cui sarebbe andato a cena da lei per godere della sua compagnia, anche se doveva dividerla con gli altri, e per poterla guardare, anche se doveva farlo di nascosto, come un ladro…
Invece, per la seconda volta in pochi giorni, il socio più anziano del suo studio lo allontanava da lei.
Se solo avesse saputo che in tutto questo c’era lo zampino di Darla!
Buffy si rattristò moltissimo.
Aveva preparato tutto per lui, inutilmente a questo punto.
Angel non avrebbe potuto apprezzare i suoi sforzi in cucina, non sarebbe venuto.
Però, ad un tratto, accanto alla tristezza, si affacciò anche una consapevolezza nuova, che sul momento non aveva afferrato:
Angel le aveva detto che passava da quelle parti…ma lui viveva in un loft nel cuore di Manhattan, e anche lo studio legale si trovava lì, mentre la sua casa era in periferia!
Questo voleva dire che era venuto per lei, per vederla!
Cercò di ricomporsi per non far trasparire dal viso la sua piacevole sorpresa a questa scoperta:
<< Va bene, vorrà dire che adesso dovrai assaggiare almeno la macedonia con la panna>>,
e così dicendo si precipitò in cucina a preparare una coppetta per Angel.
Seduti sul divano a ridere e a prendersi in giro, come sempre, ogni tanto si fermavano a guardarsi, in silenzio, come bloccati da una forza superiore e muta.
Poi si destavano dal languido torpore che aveva invaso le loro membra e ricominciavano a parlare, a fatica.
I flash del bacio a Capodanno invadevano le loro menti, abbagliandoli e shockandoli come era accaduto la prima volta, e un senso di bisogno li faceva annaspare, come se stessero annegando.
<< Ho portato una cosa per Dawn>>
- esclamò il ragazzo prendendo una maglietta del suo college, ripiegata con cura, dalla valigetta –
<< spero che le faccia piacere averla, e spero anche che sia di buon augurio per il suo ingresso ad Harvard>>,
continuò, porgendola a Buffy.
<< Oh Angel, sei stato carinissimo!
Sono sicura che Dawn la adorerà, ma non dovevi disturbarti>>,
rispose Buffy ringraziandolo di cuore, mentre la sua mano, involontariamente, toccò quella di lui.
Tutto rimase immobile attorno a loro, in religioso silenzio.
Due tocchi sincronizzati e avvinti, però, potevano chiaramente udirsi: i loro cuori battevano forte e volevano scappare dal petto per rincorrersi e trovarsi.
Una forza magnetica li stava attirando l’uno verso l’altra, pericolosamente, inesorabilmente, quando la porta del retro si aprì e si udì una voce:
<< Buffy…sono tornato!>>
Willow era così nervosa da rasentare l’isterismo.
Era scappata da Long Island per raccogliere i cocci di se stessa, ma l’impresa non le era riuscita molto bene.
Spike era lì, nella sua stessa stanza, e stava duettando con Rupert, che suonava la chitarra acustica.
Le loro voci si miscelavano perfettamente e ascoltarli era un piacere per tutti.
A lei, però, pareva di soffocare.
Il nodo alla gola, invece di sciogliersi, si era via via ingigantito col passare dei giorni, e il fatto di tenersi tutto dentro e di non avere una valvola di sfogo aveva enormemente peggiorato la situazione.
Spike era lì e lei poteva palpare, in maniera inequivocabile, il dolore che provava dentro.
Non solo non aveva dimenticato nulla, ma l’amore per lui era cresciuto esponenzialmente proprio perché nelle ore che aveva vissuto separata da quel corpo aveva preso coscienza di quanto le mancasse e di quanto ormai si fosse insidiato dentro al suo cuore.
Era una situazione intollerabile, inaccettabile.
Lui si era preso il suo cuore e lo aveva buttato per aria, polverizzandolo.
Aveva fatto l’amore con lei, donandogli tutto se stesso e ricevendo in egual misura, per poi dimenticare tutto e andare con un’altra.
O forse sarebbe stato meglio dire che era stata lei a fare l’amore con lui…lui aveva preso, come si fa nel sesso senza sentimenti, e poi era andato con l’unica donna che veramente amava: Drusilla.
Se l’avessero uccisa, dilaniata, squarciata, lacerata, le avrebbero fatto meno male.
Spike era arrivato per le diciannove e l’aveva trovata lì, bellissima e radiosa, come sempre.
Aveva raccolto i capelli con due codine che la rendevano una tenera bambina ai suoi occhi.
Lui adorava i suoi capelli, erano il suo marchio di riconoscimento e unicità.
In effetti adorava tutto di lei, doveva ammetterlo.
Dio, quanto gli era mancata!
Da quando aveva preso consapevolezza dei reali sentimenti che lo legavano a quella splendida donna, Spike non riusciva più a contenerli.
Finalmente quella sera le avrebbe parlato, anzi avrebbe lasciato che fosse il suo cuore a farlo.
<< Ehi, rossa…facciamo due passi?
Ho finito le sigarette e pensavo che avresti potuto accompagnarmi a un distributore automatico qui vicino>>,
le chiese ad alta voce, per attirare la sua attenzione.
Willow, infatti, era al di là dell’arco che separava il salotto dall’ingresso, e stava chiacchierando con Cordelia.
La ragazza si sentì morire.
Era arrivato il momento di parlare con lui, seriamente, a quattr’occhi, e mettere fine a quest’incresciosa situazione che si era venuta a creare fra loro:
<< Sì usciamo Spike, ho bisogno anch’io di un po’ d’aria fredda>>.
Le strade erano deserte, a eccezione di qualche macchina sporadica che attraversava la strada larga e illuminata, alla loro destra.
Erano entrambi sulle spine e agitati e non sapevano come cominciare a parlare, a dire ciò che sentivano dentro.
Non era facile.
<< Will, io…>>
<< Spike, io…>>
- pronunciarono contemporaneamente –
<< no ti prego, fammi parlare per prima, o non credo che sarò più in grado di farlo, dopo>>,
continuò la ragazza, quasi implorando.
Spike annuì con la testa, sorridendole, mentre con la mano le toccava una spalla, in un gesto affettuoso e amichevole.
Willow doveva parlare, ora, subito, perché se lo avesse fatto lui, se avesse sentito da quella bocca che loro erano solo amici, che per lui stare con lei non aveva significato nulla, sarebbe probabilmente scoppiata in un pianto dirotto, e questo non poteva permetterlo…assolutamente:
<< E’ stato un errore, un grandissimo errore, me ne rendo conto.
Quella sera eravamo un po’ su di giri…lo champagne era veramente buono, non ti sei risparmiato.
Siamo due adulti, Spike, e possiamo affrontare questo sbaglio nel modo migliore.
Certo, fare del sesso non è stato proprio salutare per la nostra amicizia.
Voglio dire, non è nei miei programmi andare a letto coi miei amici, ma quella sera è successo.
Ci sarebbero mille motivazioni da addurre a nostra discolpa, ma per questo ci penserai tu, sei tu l’uomo di legge!
Io mi limiterò a dirti che da parte mia l’episodio è già stato archiviato, e senza problemi.
Non voglio rovinare nulla tra noi…tra te, Buffy e gli altri.
Non devi quindi sentirti in imbarazzo a stare con me nella stessa stanza, così come farò io.
Spero che per te sia lo stesso>>.
Aveva parlato senza guardarlo.
Stava martoriando il muretto di un recinto, leggermente rovinato, e gli dava il profilo.
Le orecchie di Spike avevano recepito il suono della voce di lei, ma non avevano ascoltato nulla.
‘E’ stato un errore, un grandissimo errore…’ rimbombava nella sua testa, devastandolo, martoriandolo, senza pietà.
Willow non lo amava.
Era stata tra le sue braccia, aveva dato e avuto piacere, ma non lo amava.
Una pugnalata nel petto, dritta al cuore, lo avrebbe ucciso sul colpo…invece questo era indubbiamente peggio, una lunga, atroce agonia che lo avrebbe nuovamente rigettato nel baratro della disperazione e della solitudine.
Ancora una volta qualcuno rifiutava il suo cuore, ma stavolta era anche peggio.
Drusilla non aveva qualità umane, era una ragazza viziata e senza coscienza.
Willow, invece, era l’essenza stessa dei buoni sentimenti e di tutto quello che lui aveva da sempre cercato in una donna.
Sapere che lei non lo amava era il dolore più grande che avesse mai provato:
<< E’ stato un grandissimo errore…>>,
sussurrò piano, a se stesso, quasi incredulo, mentre si girava e ritornava indietro, ma Willow lo sentì ugualmente, e una lacrima solitaria e ribelle rigò il suo viso.
Capitolo 10
<< Buffy, oh mio Dio…Buffy!!!!!!>>,
gridò Dawn, eccitatissima, mentre correva per le stanze della casa, cercando la sorella.
<< Ehi, ma che succede?>>,
rispose la ragazza bionda, in accappatoio, precipitandosi giù per le scale con il volto affannato e preoccupatissimo.
Dawn, che si era fermata al centro del salotto con il cordless in mano, aveva uno sguardo luminoso e raggiante:
<< Indovina chi ha appena chiamato?!
No, è inutile questo gioco, non potresti mai indovinare sul serio, a meno che tu non abbia una sfera magica e…>>.
<< Dawn non tenermi sulle spine!>>,
sbottò Buffy, che nel frattempo aveva bagnato tutto il pavimento coi piedi nudi e umidi.
La ragazzina assunse un tono solenne e cerimonioso:
<< Dottoressa Summers, ho il piacere di presentarle il futuro giudice Dawn Summers, Harvard, classe 2008>>,
e fece un inchino.
Buffy strabuzzò gli occhi e, eccitata al pari della sorella, balbettò:
<< Cosa…come…ti hanno presa ad Harvard?
Ma è meraviglioso!
Lo sapevo che ce l’avresti fatta, sei la migliore!>>
- e si abbracciarono saltellando e urlando come due bambine -
<< Però non capisco cosa c’entra il telefono.
Non dovresti aver ricevuto una lettera, piuttosto?>>,
chiese dubbiosa, portandosi un dito sulla guancia.
<< Beh, qui viene il bello, sorellina.
Non è arrivata nessuna lettera, quella arriverà a Primavera, più o meno.
Ha appena chiamato la segretaria del rettore e mi ha fissato un appuntamento, tra due settimane, per farmi visitare il college!
Mi ha detto, testualmente:
“Saremmo molto felici di averla qui, per conoscerla di persona e darle modo di familiarizzare con l’ambiente.
Il suo curriculum scolastico è veramente notevole e Harvard è sicuramente il college che fa per lei”.
Io non posso crederci Buffy, è assolutamente sensazionale che mi abbiano invitata e non sto più nella pelle, anche se devo ammettere che non so come spiegarmelo>>.
<< Angel…è stato Angel>>
- rispose Buffy a voce bassa, mentre i suoi occhi si coprivano di un velo trasparente e lucido –
<< avevo sentito parlare Spike, una volta, del fatto che il padre di Angel fosse un pezzo grosso della didattica legislativa, a proposito di saggi o qualcosa del genere, non ricordo, ma non avevo collegato le cose, non fino ad ora almeno.
Se tu vieni presa ad Harvard è grazie alla tua bravura, su questo non ci piove.
Se non fossi all’altezza non ci sarebbero raccomandazioni che potrebbero farti entrare.
Ma se la segretaria del rettore ti telefona a casa e ti invita al college come se tu fossi la figlia di un uomo che conta nell’ambiente, allora dietro deve esserci qualcuno che ha premuto perché tu venga trattata con il massimo privilegio, e quel qualcuno è Angel>>.
La bocca di Dawn si aprì in un larghissimo sorriso, misto di stupore e riconoscenza:
<< Se Angel ha fatto questo per me deve proprio volerti molto bene Buffy>>,
esclamò innocentemente, come se quella fosse la motivazione più naturale e ovvia.
E, in effetti, lo era.
Buffy arrossì e rispose al sorriso di Dawn con un sorriso ancora più grande e pieno di giubilo: forse Angel provava davvero qualcosa per lei.
I riscaldamenti non andavano e Angel aveva chiesto alla segretaria di chiamare l’addetto alla manutenzione: in quello studio si gelava.
Aveva da poco finito di parlare al telefono con Spike.
Ultimamente il suo amico non era più lo stesso; questa storia con Willow lo aveva ridotto anche peggio di Drusilla e del suo tradimento a una settimana dalle nozze.
Avrebbe tanto voluto fare di più per lui, ma l’unica cosa che poteva offrire all’amico era ascoltarlo e lasciarlo sfogare, perché ne aveva veramente bisogno.
L’interfono suonò.
<< Mi dica Sally>>
<< La signorina Summers desidera vederla. Non ha un appuntamento…>>
<< La faccia passare immediatamente, grazie>>,
rispose Angel, con agitazione, ma improvvisamente felice.
Tutto il malumore era passato in un lampo.
Buffy era lì, pochi secondi e l’avrebbe rivista, finalmente…non poteva crederci.
Era passato solo qualche giorno da quando era andato a trovarla a casa sua, eppure sembrava così lontano.
Non aveva potuto cercarla, chiamarla al telefono anche solo per sentire la sua voce.
Che scusa avrebbe potuto usare per farlo?
Come poteva stare con lei sempre e non farle capire quello che provava?
Si chiese come mai lei fosse venuta qui, nel suo studio.
Forse voleva parlargli di Willow e Spike, di quello che era successo tra loro, del fatto che i loro rapporti si fossero raffreddati bruscamente, nonostante avessero detto di volere il contrario.
La vide entrare accompagnata dalla sua segretaria.
Era bellissima, come sempre, e come sempre il suo cuore vacillò.
Il suo effetto su di lui fu più violento, inaspettato.
La giacca lunga al ginocchio, in bleuquet, si apriva davanti, lasciando scoperto un abito scuro.
Gli stivali, dello stesso colore del vestito, avevano un sottile tacco a stilo argentato, come la fibbia della baguette che teneva in mano.
I capelli erano raccolti, ma delle ciocche ribelli le incorniciavano il viso, completandola.
<< E’ un piacere vederti, Buff.
Ti trovo molto bene>>,
esclamò Angel porgendole la mano e facendole segno di accomodarsi sulla poltrona di fronte alla sua scrivania.
Avrebbe voluto dirle “stupenda”, “incantevole”, “meravigliosa”, come gli occhi e il cuore gli avevano suggerito, ma era stata la sua testa a parlare.
Buffy rispose al saluto e strinse la mano di lui sulle sue, trattenendola:
<< Angel…non so davvero come ringraziarti per quello che hai fatto per Dawn.
Io…io non ho parole.
Grazie di cuore>>.
Il giovane avvocato sbatté più volte le palpebre, sfuggendo lo sguardo della ragazza:
<< Non so a cosa ti riferisci, Buff>>,
mentì spudoratamente.
Come faceva a sapere che era stato lui?
Aveva espressamente richiesto che la cosa non saltasse fuori, nella maniera più assoluta.
Il vecchio rettore gli aveva assicurato che Dawn avrebbe avuto un trattamento impeccabile, ma senza sapere perché;
era il suo padrino, nonché amico di vecchia data di suo padre, ma questo Buffy non poteva di certo saperlo.
<< Mia sorella è stata accettata a Harvard.
La segretaria del rettore ha telefonato per invitarla lì, tra due settimane.
So che ci sei tu dietro a tutto questo, anche se negherai fino alla tortura…ma non importa.
Mi va bene la tua risposta, diciamo pure che tu non c’entri.
Voglio però che tu sappia che hai reso felice mia sorella come non la vedevo da tanto tempo.
Il divorzio dei nostri genitori le aveva minato il sorriso e la morte di mia madre glielo aveva portato via definitivamente, ma tu glielo hai restituito, le hai regalato una speranza…e questo per me significa veramente molto Angel.
Ti sono infinitamente grata, per tutto>>
- aveva parlato con tutta la passione che aveva in corpo.
Se solo avesse potuto essere pienamente sincera!
Dirgli quanto lo rispettava, quanto lo ammirava per la sua umanità, per la sua modestia, per la sua timidezza, per quel suo essere così premuroso e attento, sempre, con tutti…
Dirgli quanto lo amava? -
<< Adesso non dire nulla, dimentichiamoci di Harvard.
Sono venuta qui come ambasciatrice di Dawn per invitarti al suo diciottesimo compleanno, la prossima settimana.
Si aspettava di vederti alla cena dell’altra sera, e quando le ho detto che non saresti venuto c’è rimasta malissimo.
Voleva ringraziarti per la maglietta e invitarti personalmente, ma visto che non ha potuto ha delegato me.
Sarà una serata molto informale, ha deciso così.
Vuole circondarsi solo degli affetti più cari e festeggiare con un pezzo di torta e quattro salti nel nuovo locale che hanno aperto nella 7° strada, il “circus”.
Ci sarà anche Spike, o almeno spero.
Ultimamente è sparito>>.
Angel quasi si commosse a quel ‘circondarsi solo degli affetti più cari’.
Era molto bello per lui essere considerato importante per Dawn…e per Buffy.
Quand’è che si era innamorato così perdutamente e irrimediabilmente di lei?
Qual era stato il momento in cui il cuore aveva lasciato il suo petto per seguirla?
Lui la amava con tutta l’anima, semplicemente.
Buffy era la sua aria, il motivo per cui si alzava al mattino, felice di un nuovo giorno, la ragione di una gioia nuova e insperata, che da molti anni non albergava più nella sua vita, ma che ora era rinata e si annidava nelle sue viscere, alimentandolo.
La amava teneramente, con tutto se stesso, e se solo avesse potuto per lei avrebbe fermato il mondo, chiesto alle stelle di illuminarla anche di giorno e mosso il mare a formare una cappa cristallina per donarle una dimora di ninfa.
Ma lui non poteva dimostrarle nulla.
Buffy era legata a un altro uomo…e questa era la realtà dei fatti.
Angel aveva già meditato, in cuor suo, di lasciare Darla al più presto; stava aspettando l’occasione migliore per evitare più danni del dovuto.
Non poteva continuare a stare con una donna che non aveva mai amato ora che aveva imparato il significato di questo sentimento.
Fino a quando non aveva conosciuto l’amore aveva potuto rassegnarsi a non viverlo…come un cieco che non ha mai conosciuto i colori e brama di vederli e si strugge, ma non saprà mai cosa ha veramente perso.
Adesso il suo cuore amava, viveva, e non avrebbe più potuto sopportare le tenebre.
<< L’ho sentito proprio dieci minuti fa al telefono e mi ha accennato della festa di Dawn.
Verrà, e io sicuramente non potrò mancare>>,
sorrise Angel, e forse, per la prima volta, anche i suoi occhi ridevano.
Lindsey era arrivato da poco quella mattina.
La sveglia non aveva suonato e, ogni qualvolta si svegliava tardi, la sua giornata cominciava male e il suo umore si colorava di nero, rendendolo intrattabile fino a sera.
Entrò nello studio di Angel senza farsi annunciare.
Doveva fargli vedere delle pratiche urgenti e non aveva né il tempo né la voglia di dare considerazione alla vecchia segretaria, che inutilmente aveva cercato di bloccarlo.
<< Signorina Summers…Buffy…che piacere vederti!
Avevo dimenticato quanto fossi incantevole>>,
esclamò l’uomo, meravigliato, non appena vide la ragazza.
Buffy provò un senso di leggero fastidio:
quell’uomo non le piaceva molto, era un adulatore troppo calcolato e questa cosa la faceva sempre stare in guardia.
Angel, dal canto suo, sentì le tempie ghiacciarsi e pulsare dalla rabbia.
Lindsey McDonald era un soggetto pericoloso e viscido e non doveva avvicinarsi a Buffy nemmeno per un attimo.
<< Lindsey, come vedi sono occupato…possiamo parlarne dopo>>,
la voce di Angel era risuonata fredda e tagliente.
<< Oh non fa nulla Angel, stavo andando via.
Devo andare a lavoro, ho un primo appuntamento per le dieci>>
- si intromise Buffy, cercando di addolcire Angel con un sorriso.
Poi, rivolta all’altro uomo –
<< sono solo venuta per invitare il tuo collega per il compleanno di mia sorella, Venerdì prossimo.
Contenta anche io di averti rivisto, Lindsey>>,
e si avviò alla porta seguita da Angel, che frattanto si era alzato per accompagnarla:
<< Ci vediamo al “Circus” allora…e ancora grazie Angel! Buona giornata>>.
Il solito sorriso perverso e maligno di Lindsey apparve sul volto dell’uomo, mentre guardava la snella figura bionda allontanarsi verso l’ascensore:
il “circus” era giusto il posto in cui sarebbe andato il prossimo Venerdì, visto che lo aveva deciso proprio in quel preciso momento.
Capitolo 11
Il giovane Malahide entrò nel locale seguito di qualche passo da una Darla imbronciatissima.
La donna, quando Angel le aveva comunicato di non poter uscire con lei quella sera perché doveva andare a una festa di diciotto anni, aveva dapprima riso sguaiatamente…
Non poteva crederci: che pezzo si era persa per strada?
Il suo compagno trentaduenne, un brillante avvocato proveniente da una delle famiglie più prestigiose di New York, saltava una cena con amici in uno dei ristoranti più esclusivi del centro per andare al compleanno di una ragazzina…
Questo non era davvero possibile.
Quando però aveva saputo che la ragazzina in questione era una certa Dawn Summers, l’ilarità si era immediatamente trasformata in collera allo stato puro: ancora una volta lei…Buffy!
Da qualsiasi punto di vista guardasse la cosa, Darla vedeva chiaramente tutto per ciò che era realmente…Angel era attratto da quella donna, senza la minima ombra di dubbio.
Accompagnarlo alla festa era stata la cosa più naturale da fare.
Purtroppo non poteva impedirgli di parteciparvi, ma quello che poteva fare, e che avrebbe fatto, era controllarlo, essere sempre presente, non lasciare campo libero all’altra, la minaccia.
Buffy era seduta su uno sgabello, al bancone del bar, e chiacchierava con Riley e Willow, mentre il signor Giles e Spike, poco distanti, scattavano foto a Dawn e al suo ragazzo.
Lo vide subito…aveva portato Darla.
In effetti aveva immaginato che sarebbe venuta anche lei, era scontato, ma un’espressione di disappunto si dipinse ugualmente sul suo viso.
Tuttavia durò poco perché non poté fare a meno di notare quanto Angel fosse sexy con quella lunga giacca di pelle nera, e di sorridere per questo.
Era abituata a vederlo sempre impeccabile e finemente vestito, con un’eleganza ricercata e fuori dal comune che gli donava perfettamente: Angel era la classe e il gusto uniti assieme in un corpo magnifico.
Stasera invece era informale.
Indossava dei jeans slavati a vita bassa che gli aderivano in ogni parte e che risaltavano i muscoli torniti delle cosce.
La maglia bianca, a manica lunga, lasciava intravedere i pettorali scolpiti dalla mano di un artista, e Buffy si scoprì a pensare la sua mano su di lui, vogliosa.
Scacciò quei pensieri dalla mente, in un lampo.
Doveva davvero finirla con questa storia o la sua immaginazione galoppante l’avrebbe sicuramente portata alla rovina.
Appena Spike vide l’amico si avvicinò al gruppo, che nel frattempo si era allargato con l’arrivo di Cordelia e Xander.
Dopo i vari saluti e gli auguri alla festeggiata la compagnia si era nuovamente dispersa nel locale, che andava affollandosi sempre più.
Willow e Spike si evitavano accuratamente e nemmeno in maniera troppo velata, tanto che gli altri si erano accorti che c’era qualcosa che non andava, anche se non conoscevano direttamente i fatti.
Così, mentre la ragazza stava con Buffy e Riley, Spike si era seduto qualche tavolo dopo con Angel e Darla e sorseggiava un analcolico alla fragola.
<< Dannazione, il cercapersone!>>
- inveì d’un tratto Riley –
<< tesoro, vado a telefonare fuori, ma credo che la mia parte per festeggiare Dawn finisca qui>>,
concluse con tono triste, e si alzò per cercare un posto meno rumoroso.
Buffy annuì col capo e gli toccò un braccio affettuosamente, poi si rivolse all’amica accanto, riprendendo un discorso che avevano cominciato quel pomeriggio a casa di Willow:
<< Sapevo che era successo qualcosa ma non volevo forzarti a dirmi nulla senza che partisse da te>>.
<< Per questo ti voglio bene, Buffy.
Tu aspetti i miei tempi, sei discreta…sei la mia migliore amica!>>,
rispose Willow con tenerezza.
Aver parlato di Spike a Buffy l’aveva fatta sentire meglio, senza pesi, anche se l’angoscia e il senso di perdita erano delle sensazioni che ancora non l’avevano abbandonata, e si chiese quanto tempo doveva passare perché ciò accadesse.
Spike, dal canto suo, la osservava da lontano, e il suo bisogno di apparire tranquillo e disinteressato agli occhi di lei lo rendeva invece alquanto apatico e scostante con tutti.
Non era di certo il solito ragazzone allegro e brillante che animava le serate!
Alla fine Riley era veramente dovuto andare via.
L’ospedale lo aveva chiamato per un’urgenza e lui, dopo aver baciato Dawn ed essersi scusato con lei, aveva preso la macchina ed era andato a fare il suo dovere di medico.
Giles chiamò Willow in disparte e si mise a confabulare con lei per decidere il momento giusto in cui far uscire la torta.
Buffy aveva distratto Dawn per evitare che sentisse, ma quando quest’ultima era stata chiamata da Cordelia per l’ennesima foto, la ragazza bionda era rimasta sola al centro della sala.
Decise allora di andare da Spike.
La verità era che voleva avvicinarsi ad Angel, parlare con lui.
Non riusciva a spiegarsi come fosse possibile, ma le mancava.
Erano stati distanti buona parte della serata per forza di cose: Willow e Spike da una parte e Darla dall’altra.
La donna altezzosa e snob sicuramente non gradiva molto la loro presenza e ne aveva dato prova più di una volta.
Ma adesso sentiva di non poter stare lontana da lui un secondo di più.
Anche se solo per un momento aveva bisogno di ascoltare la sua voce, di sentire la sua presenza vicino a lei.
<< Ciao Buffy!
Vorrei poterti mentire e dirti che è una sorpresa vederti, ma sapevo benissimo che eri in questo locale stasera>>,
una voce conosciuta arrivò alle sue orecchie, proprio quando era totalmente assorbita dal pensiero di Angel.
<< Lindsey…ciao>>
- rispose una Buffy meravigliata -
<< Beh, io invece posso dirti che lo è, per me>>.
<< Come sempre sei un incanto…>>,
continuò l’uomo con voce melliflua.
Le aveva fatto capire chiaramente che era venuto per lei, e questa cosa, invece di adularla, la infastidiva parecchio…e non era per rispetto a Riley.
Doveva ammettere a se stessa che anche se non aveva mai tradito fisicamente il suo ragazzo, il rispetto per lui lo aveva perso per strada da molto tempo ormai, precisamente proprio nella strada del tribunale dove aveva avuto un incidente ed Angel era entrato nella sua vita.
Il suo impulso fu quello di scappare, correre dall’uomo di cui si era innamorata irrimediabilmente e perdersi tra le sue braccia.
La sua parte razionale stava rapidamente perdendo il dominio su di sé per lasciare posto ai sentimenti che urlavano il loro bisogno di lui.
Ad un tratto il suo sguardo incrociò quello di Darla.
La donna stava guardando proprio nella sua direzione con occhi da gatta selvaggia, e continuando a guardarla si lanciò sul ragazzo che sedeva di fronte a lei, avvinghiandolo in un bacio.
Aveva marchiato il suo territorio: Angel era suo e di nessun’altra.
Buffy vacillò.
Un torrente in piena la stava investendo e lei non aveva alcun riparo per il suo cuore.
Chiuse gli occhi per non vedere, ma quell’immagine era dentro la sua testa, ossessionandola, mordendola, annientandola.
L’uomo accanto a lei le chiese di ballare e lei accettò.
Aveva bisogno di qualcuno per sostenersi, per non cadere…e per la seconda volta ballava con lui, sempre per il medesimo motivo: scappare da Angel e dal dolore.
Angel allontanò Darla con un braccio, non aveva risposto al bacio:
<< Che ti prende?>>,
esclamò con un’espressione stupita.
<< Non posso nemmeno baciare il mio ragazzo?
Non ti ho mai chiesto il permesso per farlo, non ce n’è mai stato bisogno prima.
Da quando ti danno fastidio le effusioni in pubblico?>>,
chiese lei sfidandolo.
<< Da ora>>,
rispose Angel asciutto, e si alzò dalla poltrona, incontrando uno Spike piuttosto divertito, che lo applaudì con lo sguardo.
Si girò per andare a cercare Buffy e la vide.
Sbatté le palpebre, come ferito da una visione cruda e sanguinolenta che lo nauseava.
La testa vorticava pericolosamente.
Buffy stava ballando con Lindsey e si muoveva in maniera sensuale e provocante.
La mano dell’uomo si adagiava sul fianco di lei accarezzandolo,
mentre si vedeva chiaramente che i suoi occhi la spogliavano… e lei lo lasciava fare!
Nel stesso momento Darla si era allontanata per cercare un bagno, lasciando aperta la visuale a Spike, che aveva notato sia la scena di Buffy che la faccia livida dell’amico.
Si era alzato in fretta non appena aveva visto Angel dirigersi minacciosamente verso di loro e lo aveva bloccato appena in tempo per un braccio e portato di nuovo al tavolo.
Proprio quando Angel si sedette di nuovo Buffy si girò verso il tavolo dove lo aveva lasciato, tra le braccia di Darla, e vide che invece era solo; Spike, infatti, si era alzato per andare a prendere da bere.
Ringraziò Lindsey per il ballo e la compagnia e, congedatasi da lui, si diresse verso Angel che la stava guardando:
<< Ehi, ti hanno lasciato solo soletto?>>,
esclamò la ragazza con un sorriso radiosissimo.
Finalmente poteva stare un po’ con lui, poteva parlargli, scherzare.
Lo sguardo del giovane avvocato era indecifrabile, di gelo:
<< Già.
E anche a te, almeno così credevo.
Ma non hai aspettato molto a consolarti…com’è che si dice…quando il gatto non c’è…?>>
La bocca di Buffy cadde in un’espressione di meravigliato sconforto.
Una quantità infinita di lame la stava tagliando in tante piccole parti, e si sentì mancare.
Gli occhi le si riempirono di lacrime e, giratasi di scatto, fuggì via.
Perché Angel le aveva parlato così?
Perché il suo tono era stato così duro e le sue parole così offensive e allusive?
Mentre correva attraversando il locale, Buffy ammise tra sé che aveva ballato con Lindsey proprio per ripicca.
Aveva visto Angel con Darla e la gelosia l’aveva accecata.
Non aveva riflettuto e d’impulso s’era quasi buttata tra le braccia di quell’uomo sperando di ferire Angel come lui aveva ferito lei.
Forse c’era riuscita.
Forse Angel era geloso di lei, la sua rabbia e il tono con cui le aveva parlato potevano essere spiegati solo così.
Questo però non poteva consolarla, perché ciò non toglieva che lui fosse legato a un’altra donna, che continuasse a stare con lei, che dormisse con lei…tutte le notti…quando invece Buffy non riusciva più a farsi toccare da Riley!
Il freddo della sera la colpì in pieno, indossava solo un abito leggero, non aveva avuto il tempo di prendere la giacca, non ci aveva nemmeno pensato in effetti.
Udì dei passi alle sue spalle, poi una voce profonda, dolcissima:
<< Buff, mi dispiace…davvero…non so cosa mi sia preso.
Non avevo il diritto di trattarti così, di dirti quelle cose…mi dispiace veramente tanto…scusami>>.
Era vicinissimo a lei, Buffy poteva sentire il respiro di lui sui suoi capelli.
Si girò lentamente.
Le lacrime le rigavano le guance, scendendo copiose e ribelli:
<< E’ così…non avevi nessun diritto!!!
Come puoi dirmi queste cose se proprio tu stavi baciando Darla un attimo prima?>>.
Buffy si accorse immediatamente della gaffe: Darla era la ragazza di Angel, era normale che lui la baciasse…aveva scelto un paragone inappropriato e poco felice, aveva praticamente detto ad Angel che era gelosa di lui!
Si girò di scatto, dandogli nuovamente le spalle, e fece qualche passo in avanti per mettere della distanza da loro.
Angel era sconvolto.
Lui sapeva di amare Buffy, ecco perché era geloso marcio di lei, e averla vista con quell’uomo gli aveva fatto perdere del tutto la capacità di ragionare.
Ma adesso Buffy si era esposta, rivelandogli di provare lo stesso fastidio, la stessa gelosia…allora anche lei lo amava!
La vide girarsi di scatto e dargli le spalle, allontanandosi da lui.
Non lo avrebbe permesso, non più.
In un attimo la afferrò per un braccio e, prendendola per la vita, la attrasse a sé in un caldo bacio.
Buffy sgranò gli occhi per lo stupore e la meraviglia, ma durò un istante.
Il suo corpo, prima rigido e nervoso, si abbandonò immediatamente alla stretta vigorosa di lui, assecondandola, aderendo perfettamente al suo petto, al suo abbraccio.
Le sue mani circondarono il collo di Angel a formare un arco d’amore e di desiderio che lo avviluppava.
La sua bocca esplose in quella di lui, cercandola, esigendo, donando, esigendo ancora.
Stavano facendo l’amore con un bacio!
Quell’incontro racchiudeva un desiderio che avevano accumulato per mesi, che li aveva lacerati e afflitti dentro, rendendoli pazzi e bisognosi l’uno dell’altra.
Finalmente il sentimento aveva spezzato gli argini e l’amore era sgorgato fuori trascinando via paure, insicurezze, tristezze, avvilimenti.
Finalmente il loro sapore si ritrovava nella bocca dell’altro, si amalgamava, si fondeva, si mischiava, come era giusto che fosse.
Si staccarono per riprendere fiato, con il cuore in tumulto.
La labbra di Buffy, gonfie e morbide, pulsavano di vita propria.
La ragazza le toccò con le dita e le sembrò di avere ancora le labbra di Angel addosso.
Poi lo guardò e si sconvolse per ciò che vide.
Lei amava quell’uomo!
Non aveva mai capito cosa fosse amare prima di quel preciso momento.
Aveva dormito un sonno calmo nel limbo dei sentimenti e adesso si era svegliata e stava vivendo il vero paradiso del cuore!
Ecco cos’era amare qualcuno, desiderarlo al punto tale da avere le gambe molli e le guance rosse per la scoperta, pensare che il mondo cominciasse e finisse dentro quelle braccia, dentro quelle mani che voleva disperatamente addosso.
Ecco cos’era la passione, il bisogno, l’alimento della vita!
<< Buff, ma…ma tu stai tremando!>>,
notò Angel con voce preoccupata.
Quella voce!
Era un balsamo per la sua anima…un’arpa suonata da una ninfa…la musica stessa creata per le sue orecchie.
Il ragazzo si avvicinò a lei, voleva abbracciarla, scaldarla, proteggerla…e prendersi cura di lei…e amarla per sempre.
Buffy invece indietreggiò.
Era troppo sconvolta per parlare, e se si fosse lasciata andare tra quelle braccia ancora una volta non sarebbe più riuscita a staccarsi, a fare la cosa giusta.
E lei, prima di ogni cosa, doveva parlare a Riley, rompere con lui.
Quel ragazzo non si meritava di essere tradito, almeno questo glielo doveva.
Indietreggiò guardandolo negli occhi, intensamente.
Poi, con un gesto rapido, scappò via da lui, ancora una volta.
<< Buff, dobbiamo parlare!>>,
la voce di Angel, disperata, la raggiunse in un lampo, ma lei aveva già varcato la porta a vetri e stava disperdendosi tra la folla.
Capitolo 12
Darla aveva cercato Angel per tutto il locale.
Quando, rientrata dal bagno, non lo aveva più visto, un terribile sospetto si era affacciato nella sua mente, ma per fortuna questa paura era durata solo lo spazio di qualche secondo.
Di lì a qualche metro, infatti, Buffy stava aiutando la sorella a spegnere le candeline, mentre tutti applaudivano festanti.
Angel non era con Buffy, di questo poteva stare tranquilla.
Quando poi Spike le si era avvicinato spiegandole che Angel era tornato a casa perché la musica gli aveva acuito un mal di testa cominciato quel pomeriggio a lavoro, la donna aveva sorriso maliziosa.
Avrebbe in ogni caso trovato il modo di passare la serata in maniera piacevole, e Lindsey, appoggiato al muro con un bicchiere di vino in mano, faceva proprio al caso suo:
<< Mi accompagneresti a casa, Lindsey?>>
- chiese all’uomo con voce suadente –
<< il mio compagno stasera era stanco per me, ma come sai, io non mi stanco mai…>>,
continuò, con velato riferimento ai loro incontri notturni nell’appartamento dell’avvocato McDonald.
<< Sempre a sua disposizione, signora>>,
rispose Lindsey, mentre posava un braccio attorno alla vita della donna e insieme abbandonavano il locale.
Angel era scappato nel suo appartamento.
Aveva un disperato bisogno di stare da solo, di raccogliere le idee.
Sapeva già di amare quella meravigliosa, bellissima donna, ma non aveva mai pensato di poter provare una felicità tanto grande come quella che lo aveva invaso, corpo e anima, nel momento in cui aveva capito di essere a sua volta ricambiato!
Quel bacio era stato il suo aprirsi alla vita, alla gioia, alla pienezza dell’amore!!!
Ma era durato così poco…
Buffy era scappata via, gli era scivolata dalle mani, ancora una volta, e lo aveva lasciato da solo, perso in un vortice di emozioni calde e fredde allo stesso tempo, che lo rendevano ebbro e ansante.
Anche lei doveva amarlo, doveva!
O il suo cuore sarebbe impazzito dalla disperazione, sarebbe esploso devastando il suo petto, squarciandolo, aprendo una ferita che mai nessuna al mondo avrebbe potuto rimarginare!
Il pensiero di ciò che avevano condiviso lo innalzava verso sommità invalicabili per chi non conosceva l’amore, e allo stesso tempo il fatto di non averla con sé, in quel momento e per sempre, di non sapere cosa lei pensasse, cosa sentisse, lo faceva sprofondare in un baratro senza fondo…
Teneva la testa con entrambe le mani, raccolto in se stesso, profondamente assorto, quando si alzò dal pavimento e si diresse vicino al tavolo da lavoro.
Aprì un cassetto nero e argentato e dopo averne contemplato qualcosa al suo interno, come a ponderare ciò che stava per fare, raccolse una matita a carboncino…e seguì il desiderio.
Buffy aveva girato in macchina per tutta la notte cercando di trovare le parole giuste per non ferire troppo Riley.
Ma quali erano le parole giuste per non uccidere un cuore innamorato?
Alla fine aveva fatto quel che doveva.
Riley meritava di trovare una donna che provasse per lui quello che lei provava per Angel.
Nella loro storia era sempre stato il giovane medico ad amare per due, a sopperire alla mancanza che proveniva dall’altra parte.
Buffy si era lasciata trascinare con la mano in una relazione colma di affetto e di buoni propositi, si era ancorata al loro rapporto per non morire di dolore e di solitudine quando Joyce era venuta a mancare.
Aveva avuto bisogno di un ragazzo come Riley, che la amasse, la proteggesse, la coccolasse.
Ma adesso qualcosa dentro di lei era cambiato.
Fino a quando Angel era stato fuori dalla sua vita aveva potuto credere che le bastasse essere amata, aveva potuto illudersi che l’amore di cui tutti parlavano fosse rispetto, comprensione, fiducia, e che la passione travolgente fosse solo una meravigliosa invenzione dei romanzi d’appendice.
Adesso non poteva più.
Aveva finalmente trovato la luce che rischiarava la sua anima, in un mutuo accordo di cuori che si perdevano, l’uno dentro l’altro, moltiplicandosi.
Riley era rimasto senza parole. Distrutto.
Gli aveva risparmiato la parte che riguardava Angel, ma in ogni caso lo aveva lasciato e questo non poteva non essere causa di sconforto per il giovane medico che, tremante, era sceso dall’automobile di lei ed era rientrato in casa, senza dire nulla.
Era l’alba ormai quando si era imbattuta in una giovane coppia che rientrava sicuramente da una nottata in discoteca, ed aveva infilato l’ascensore con loro.
Quando era arrivata all’ultimo piano aveva guardato l’enorme porta in ferro senza riuscire a fare nulla.
Forse Angel non era in casa…forse aveva passato la notte nell’appartamento di Darla, o forse, ancora peggio, erano entrambi proprio oltre quella porta.
Schiacciò fuori dalla sua testa il tarlo dell’ossessione e della gelosia che le annebbiava la mente: Angel l’amava, lei lo aveva sentito!
Non poteva credere che lui avesse passato la notte con un’altra…quella notte!
Il suo cuore innamorato le suggeriva che non si sbagliava.
Volle credergli.
Bussò piano con le nocche delle dita, evitando il campanello.
In un certo senso sperava che nessuno la sentisse.
Era ancora troppo presto ed Angel sicuramente dormiva.
Il tocco alla porta fu così debole che poteva mettere a tacere la sua coscienza da una parte, per avere bussato, e dall’altra il terrore di trovarlo con lei, per averlo fatto piano.
La porta si aprì, lentamente.
Il cuore di Buffy prese a battere all’impazzata, mentre il respiro le si mozzava in gola, abbandonandola.
Il cuore di Angel, invece, si fermò di botto, mentre un fremito lo invadeva, scuotendolo da capo a piedi.
Era lì, con la porta spalancata, e la guardava stupito e felice, incapace di emettere alcun suono.
Si guardarono per un tempo che parve loro infinito, poi, guidati da una forza superiore che li trascinava come la falena nella luce, si ritrovarono l’uno nell’abbraccio dell’altro, nella bocca dell’altro, persi, stretti, ubriachi, avvinti.
Sempre uniti in un incastro perfetto, chiusero la porta alle loro spalle.
Angel aveva bloccato il corpo di Buffy tra la parete e il suo.
Le sue mani scorrevano avide a cercare ogni centimetro della pelle di lei, mentre la lingua le segnava percorsi di piacere sul collo, sulle orecchie, sul petto ansante.
Il corpo della donna era completamente abbandonato a quelle carezze…stava volando e non aveva ali!
Gli tolse la maglietta e prese a baciare i pettorali di lui, tracciandone il contorno dei muscoli con la saliva.
Poi si soffermò sul mento e prese a succhiarlo, mordendolo.
Angel parve impazzito dal piacere di un gesto tanto confidenziale e complice.
Dopo averle sfilato il vestito, aprendone la lampo sulla schiena, la prese in braccio e la portò su per le scale, verso l’enorme letto circolare che stava nella sommità del loft.
La biancheria della ragazza cadeva negli scalini, un pezzo dopo l’altro, aprendo il corpo alla vista di lui, che ne era rapito.
E il piacere fu consumato tra le lenzuola di seta grigia:
le loro anime si perdevano l’uno dentro l’altra, non si capiva dove cominciava l’uomo e dove finiva la donna, mentre assieme danzavano il ballo dell’amore…
<< Ti amo, Buff…>>,
sospirò Angel su di lei, mentre toccava il cielo con un dito, carezzandole i capelli biondi e morbidi abbandonati sul guanciale, perdendo il suono delle parole dentro la bocca della donna e lo sguardo dei suoi occhi neri e innamorati dentro quelli verdi di lei, che con passione lo adoravano.
L’amore li aveva travolti, spossandoli.
Il sonno li aveva presi con sé, cullandoli dolcemente.
Angel teneva Buffy abbracciata da dietro, come una conchiglia tiene la sua perla, proteggendola dalla spuma del mare.
I raggi del sole facevano capolino dalle serrande socchiuse, disegnando varie forme che si rincorrevano per il mobilio dell’immensa camera unica.
Il ragazzo sbatté gli occhi, assaporando il piacere di risvegliarsi col volto immerso nei capelli morbidi e fragranti di lei.
Si alzò lentamente, senza fare rumore…non voleva svegliarla.
Voleva uscire e comprare delle ciambelle calde, farle una piccola sorpresa, ma questa volontà si scontrava coi suoi occhi.
Essi non riuscivano a smettere di guardarla.
Il suo corpo pareva ricoperto di soffice pelle di pesca.
La sua bocca, socchiusa, formava un cuore rosato e invitante.
La sua mano poggiava su una guancia dolcemente, come una carezza.
Era la perfezione…non aveva mai visto nulla di più raro di lei.
Facendosi violenza riuscì finalmente a vestirsi alla bell’e meglio, infilare la porta e uscire.
Quando Buffy si svegliò, un forte profumo di caffé, nero e fumante, aveva impregnato la stanza.
<< Buongiorno, Buff…>>,
esclamò Angel, con lo sguardo più dolce e la voce più tenera del mondo, mentre le sue labbra andavano a coprire quelle di lei in un morbido bacio.
<< Buongiorno a te…>>,
rispose Buffy di rimando, mentre con le braccia lo tirava a sé, imprigionandolo in un gioco più profondo.
Fu sicuramente un piacevole risveglio il loro…
Se avevano creduto che solo qualche ora prima tutto era stato dato, capirono rapidamente che non era così.
Angel non bastava mai a Buffy. Buffy non bastava mai ad Angel.
Semplicemente avevano l’esigenza, il bisogno di stare insieme, sempre…come se un solo attimo perso per gli altri potesse ucciderli di malinconia.
Fecero colazione ridendo, parlando, guardandosi dentro…era tutto ciò che volevano.
<< Adoro la tua casa, Angel…è proprio come la immaginavo…>>,
proruppe Buffy, avvicinandosi alla scrivania a ridosso della parete vetrata, mentre con la mano toccava delle cornici, foto di Angel e Spike bambini, della sua famiglia.
Aveva indossato la maglia bianca che Angel portava la sera prima al “circus”.
Era piacevole avere il suo odore addosso, la faceva sentire protetta.
<< Mancava qualcosa…ma adesso l’ho trovata, e spero che sia mia per sempre>>,
rispose l’uomo con voce appassionata, mentre solleva Buffy con un braccio e la faceva roteare, sorridendo assieme a lei.
<< Sono tua Angel…tua e di nessun altro>>.
Un bacio suggellò il patto segreto dell’amore eterno.
La spia del cordless si illuminò, poi il telefono cominciò a trillare: era la segretaria che chiamava dallo studio per ricordargli l’udienza delle 11.
C’era ancora del tempo.
Buffy, che camminava a piedi nudi, posò la terza cornice che raffigurava Angel con la divisa da graduato, ma i suoi occhi notarono un foglio bianco e nero che era scivolato per il vento sulla poltrona.
Lo raccolse e, girandolo, si vide allo specchio:
una Buffy a carboncino la stava guardando.
<< Ti ho disegnata ieri sera, quando sono rientrato.
Stavo quasi impazzendo per il bisogno di te che, senza pensare, ti ho schizzata.
Avevo la necessità di averti accanto in qualche modo.
Non è un granché, mi scuserai, ma non disegno da moltissimo tempo ormai.
Ai miei occhi tu sei molto, molto più bella>>,
esclamò Angel, che aveva nel frattempo chiuso la comunicazione telefonica.
Buffy non aveva parole.
Non pensava che lui la vedesse così…unica.
Quel foglio sembrava vivo, era riuscito a cogliere la sua espressione di meraviglia in ogni più leggera sfumatura.
<< E’ stupendo, Angel!
Sei bravissimo!
Dovresti continuare a disegnare…tu…tu sei un talento naturale!>>
- rispose la ragazza, affascinata –
<< perché hai smesso?>>,
chiese con trasporto.
La fronte di Angel si corrucciò in una smorfia di dolore quasi impercettibile, latente.
Il suo sogno più grande nella vita era stato dipingere.
Sin da bambino si perdeva nel meraviglioso mondo dell’arte, restando a contemplare i più grandi pittori che si erano avvicendati nei secoli.
Con in mano un pennello e di fronte una tela dava sfogo alla fantasia, entrando in un mondo di sogno dove lui era se stesso, senza remore né costrizioni.
Ma sulla strada del sogno aveva trovato un ostacolo: suo padre.
Quante lotte!
Quante battaglie perse!
E una sola voce nella mente…il desiderio di scappare, di fuggire via da chi non lo capiva, da chi non lo accettava per quello che era, da chi non sapeva amarlo come un padre ama semplicemente un figlio.
Quella volta la discussione era stata più animata del solito.
Angel seguiva molti corsi d’arte al college, mentre il vecchio Malahide voleva per il figlio la strada che lui stesso aveva seguito.
Erano volate parole pesanti, minacce poco velate…fino a che l’avvocato austero e imperturbabile aveva ceduto, accasciandosi sotto il suo peso, con un infarto quasi mortale.
Angel non se lo era mai perdonato.
Aveva lasciato la pittura e si era laureato in legge, cercando di rimediare al danno che sentiva di avere procurato.
Per fortuna suo padre non era morto, anzi si era ripreso del tutto, ma quell’incidente aveva profondamente inciso sulla vita del ragazzo…e sul suo animo.
Non lo avrebbe mai più deluso, anche se questo significava rinunciare alla sua identità.
<< E’ una storia vecchia…non vale la pena parlarne>>
- la sua voce aveva risuonato debole e stanca, ma solo per un attimo –
<< pranza con me oggi signorina Summers?
E ponderi bene la risposta perché un no potrebbe facilmente uccidermi>>,
e così dicendo aprì le braccia accogliendo la ragazza, che si era avvicinata a lui, in un tenero abbraccio.
<< Non mancherei per niente al mondo>>,
rispose Buffy, poggiando la testa sul petto di lui per sentire il suo battito ancora una volta.
I suoi occhi si chiusero e sospirò piano: c’era qualcosa che faceva soffrire il suo Angel, e lei non poteva aiutarlo.
Capitolo 13
<< Tu non puoi farmi questo Angel!!!>>
- gridò Darla in preda ad una crisi isterica in piena regola –
<< non puoi gettarmi via come una scarpa vecchia, non te lo permetterò!
Lo so che mi lasci per quella sciacquetta da quattro soldi…
cos’è?! il sesso di classe non ti bastava più?
Volevi una prostituta dei bassifondi?>>,
il suo veleno riboccava da ogni cellula, trasudando una miscela di odio e cattiveria pura.
Angel aveva assorbito ogni parola, in silenzio, ma adesso era troppo, non poteva permetterle che insultasse Buffy, nella maniera più assoluta:
<< Darla, non voglio scendere ai tuoi livelli e parlare in maniera così volgare perché non sono abituato a farlo.
Sono stato educato diversamente.
Mi limiterò solo a dirti che tu non sei degna nemmeno di nominarla, e bada bene:
da questo momento in poi, sta’ attenta a ciò che dici di lei in mia presenza…o non rispondo di me>>,
aveva parlato con tono calmo, ma il gelo del suo sguardo colpì la donna come uno schiaffo violento e inaspettato.
Darla non lo aveva mai visto così, la sua voce si abbassò notevolmente:
<< Ecco…esatto…tu sei stato educato diversamente…da tuo padre!
Credi forse che prenderà bene la tua decisione?
Pensi che quella donna potrà mai essere la benvenuta in casa tua?
Sei un illuso!
Tuo padre non permetterà mai che tu mi lasci, mai!
E non dimenticare che sei anche socio dello studio legale di mio padre…forse non ti rendi conto della situazione in cui ti stai cacciando>>.
<< E’ questo il tuo piano?
Tenermi legato a te con le minacce?
Sei tu l’illusa…
Io sono stanco di vivere una vita che non mi appartiene, stanco di fare quello che gli altri si aspettano da me.
Mio padre non può fare niente per impedirmi di stare con Buffy, e tuo padre non può cacciarmi dallo studio…ma francamente, se anche lo facesse, credi che mi importerebbe?
So bene a cosa vado incontro, conosco i rischi che corro, ma per me non significano nulla perché io voglio lei al di sopra di ogni cosa!
Sono stato accanto a te tutti questi anni credendo che l’affetto potesse legarci, ma non è stato così.
Buffy non c’entra niente con noi due Darla, è questo che non hai ancora voluto capire.
Siamo noi due il problema.
Non ha mai veramente funzionato, ho solo fatto finta di non vedere.
Non siamo mai andati d’accordo, non ci sai mai capiti veramente.
Ma fino a quando non sapevo che potevo avere di più ero rassegnato a tutto questo.
Dovresti piuttosto concordare con me che lasciarci è la cosa migliore che abbiamo mai fatto in tutta la nostra vita di coppia.
Concediti anche tu la possibilità di trovare l’uomo per te.
Adesso se vuoi scusarmi…>>,
e così dicendo uscì dall’appartamento della donna, che era rimasta a guardarlo in piedi davanti alla porta spalancata, con le mani serrate a pugni:
<< Se credi che ti lascerò andare, mio caro, sei veramente un folle.
Tu mi appartieni.
Goditi pure questo momento, perché ti assicuro che non durerà a lungo>>,
esclamò a voce bassa, il volto imperturbabile e freddo.
Buffy Summers non aveva la più pallida idea di chi avesse appena sfidato, né cosa l’attendeva.
Quando Spike aveva saputo che Angel si era finalmente liberato di Darla aveva esultato di felicità.
Quella donna era perversa, sporca, subdola…non gli era mai piaciuta.
Aveva qualcosa che non lo aveva mai convinto, che non gli aveva mai permesso di fidarsi di lei, né di vederla come la compagna adatta al suo amico.
Più volte aveva parlato con Angel, lo aveva consigliato di troncare una relazione che lo rendeva infelice e spento.
Adesso, finalmente, il suo più caro amico sin dai tempi dell’infanzia, la persona di cui si fidava di più al mondo e che non lo aveva mai deluso si era liberato di quel peso, che Spike considerava ammorbante, e poteva rinascere a nuova vita…con Buffy.
Buffy era nata per Angel.
Lui l’aveva intuito dalla prima volta che li avevi visti assieme, in quell’aula di tribunale, l’uno a fare domande, l’altra a rispondere con zelo.
Aveva subito capito che c’era qualcosa nell’aria, e l’aveva alimentata, intrecciando le loro vite.
Aveva invitato la ragazza prima a pranzo e poi al suo concerto, permettendo così ai due di frequentarsi, di capire piano piano cosa era accaduto tra loro, la magia che era nata.
Aveva prestato ai due innamorati la sua casa a Long Island, per quel fine settimana, affinché potessero trascorrere qualche giorno da soli, lontani dalla città, dal lavoro, dalle responsabilità, amandosi.
Il fuoco ardeva silenzioso, mentre le lingue di luce salivano a formare preziose corolle nell’aria.
Buffy si era accoccolata tra le gambe di Angel, poggiando la testa sul suo petto, mentre l’uomo la circondava in un abbraccio protettivo che emanava calore e amore.
Un caldo e soffice piumone li riparava dalla fredda brezza del mare d’inverno, avvolgendoli.
Sembrava che quel meraviglioso spettacolo che avevano di fronte fosse un regalo che la natura aveva fatto solo per loro, per festeggiarli.
Mille scintille puntuali, luminosissime, si perdevano all’orizzonte, dove il cielo e il mare si toccavano in un tripudio di fusione e incontro: erano le barche che si perdevano al largo, lontanissime.
Chissà dove finivano i sogni e dove, invece, cominciava il loro momento insieme…
Chissà dove volava il pensiero di Buffy e cosa ascoltava il cuore di Angel!
Le mani dell’uomo si erano insinuate dentro la maglia di lei, dolcemente, e carezzavano il suo ventre, prima curiose, poi sempre più impazienti, ansiose.
Buffy sentì un fremito che la stordiva, dominandola.
Non poteva più resistere a quella dolce tortura.
Girò la testa verso la bocca di Angel, che l’attendeva, implorandola in una muta richiesta.
Le loro labbra si ritrovarono in un lampo, come se una sete impietosa li avesse resi per lungo tempo arsi dal sole e afflitti, ma finalmente trovava la sorgente e la via del benessere.
Angel la attrasse a sé trascinandola sul suo corpo.
La passione li aveva rapidamente travolti, febbrilmente.
I maglioni erano riversi sulla sabbia fredda e presto furono affiancati dal resto dell’abbigliamento.
Il petto della donna carezzava quello dell’uomo, massaggiandolo e traendo reciproco piacere.
Era un movimento dolce e muto…
stavano ascoltandosi, con la mente…parlandosi, con i corpi…scegliendosi, con il cuore.
Buffy si scostò leggermente per prendere una protezione dalla tasca dei jeans di lui, ma la mano di Angel bloccò la sua:
<< Non ho mai saputo cosa volevo veramente dalla vita, Buff…mai!
Sono andato a tentoni, urtando sedie e spigoli, inciampando su mille scalini…ho cercato senza sapere cosa voler trovare…ma ora lo so…adesso conosco la strada.
Voglio te, Buff!
Sei tutto il mio mondo…sei la mia voglia di esistere, il volto del mio sogno che fino a ieri era buio.
Voglio te nella mia vita…adesso, domani…sempre!
Lo so che stiamo insieme da poco, ma che importa?
So di averti amata dal primo momento che ti ho vista, e so che anche per te è stato così.
E’ come se non avessi mai fatto altro in tutta la mia esistenza!
Voglio che il mio futuro con te cominci da questo momento Buff, lo voglio fortemente…con tutto me stesso!
Fai un figlio con me, amore mio…>>,
aveva parlato con il cuore in mano, porgendoglielo senza paure, donandoglielo con sentimento infinito e puro, vero.
Buffy si sentì innalzare nel cielo alto e sconfinato sopra di lei.
Qualcosa la stava portando nell’aria.
Ogni sua fibra stava sussultando di gioia e vibrava come la corda di un violino antico e prezioso.
Come aveva potuto meritare un regalo così unico?
Cosa c’era in lei che l’aveva eletta, fra tutte, ad essere la donna più completa e più appagata?
Il nome che la madre di Angel aveva scelto lo rendeva degnamente in maniera totale.
Lui era il suo angelo…era venuto per lei…per portarla dove nessuno mai poteva anche solo sperare di arrivare col desiderio.
Il palmo della mano di Buffy ruotò, intrecciando quella dello splendido uomo che la stava guardando con occhi sognanti e tentatori.
La sua risposta si perdette in un languido bacio e in un caldo sospiro:
<< …ti voglio, Angel!>>
Una bella doccia per sbollire i pensieri era proprio quel che ci voleva.
Non aveva chiuso occhio tutta la notte e il getto di acqua fredda l’avrebbe sicuramente svegliata, visto che l’attendeva una mattinata piena di lavoro.
Stranamente, però, il risultato ottenuto non era stato quello sperato.
La testa continuava a scoppiarle, il corpo gridava per il sonno e i suoi pensieri si erano fatti più affollati e martellanti di prima.
Non sapeva più che fare.
Aveva detto a Spike che voleva restare sua amica…e in quel momento lo pensava veramente.
Aveva creduto sul serio di poter riuscire a stare vicino a lui e smettere di amarlo come lo amava…con tutta se stessa.
Non voleva assolutamente essere causa di spaccature all’interno del gruppo, e meno che mai ora che tra Buffy ed Angel finalmente andava tutto per il meglio.
Eppure, nonostante i buoni propositi, erano finiti con l’ignorarsi.
In effetti, a dirla tutta, si evitavano, nel senso più triste del termine.
Willow, inconsapevolmente, aveva messo una distanza enorme tra lei e l’uomo di cui era perdutamente innamorata.
Aveva aperto una voragine.
Si era buttata a capofitto nella ricerca, il lavoro la impegnava e la stordiva, evitandole di pensare troppo, impedendo al dolore di squarciarle il petto ogni volta che chiudeva gli occhi e ripensava a quelle mani su di lei, a quelle labbra che la cercavano e la scoprivano, a quegli occhi che la spogliavano con passione e ardore.
Solo che non bastava.
Tutti questi chilometri non erano abbastanza per il suo cuore.
Lei continuava ad amarlo, più di prima…e con più nostalgia.
Lo aveva capito la sera del compleanno di Dawn, quando si era trovata nello stesso luogo con lui e pochi centimetri a dividerli.
Poteva sentirne l’odore che le permeava le narici, stordendola.
Il suono della voce di lui rimbombava alle sue orecchie e la feriva, impietosamente.
Cosa doveva fare?
Perché lui non poteva amarla?
Perché non sentiva lo stesso sentimento che invece faceva vivere lei e l’alimentava?
Aveva cercato di avvicinarsi a lui, di dimostrargli che quei buoni propositi potevano essere mantenuti, ma non c’era riuscita.
Si era fermata prima ancora di allungare un misero passo verso quel divanetto dove il ragazzo si era adagiato a parlare con Angel.
La cosa che, però, al di sopra di tutto l’aveva bloccata era il fatto che neanche Spike facesse nulla per tentare un approccio amichevole.
In fondo era lui che era stato con Drusilla, era lui che non l’amava!
Poteva anche concedersi un minimo sforzo.
Un pensiero le saltò rapido in testa: forse era imbarazzato, magari si sentiva in colpa…
No questo no!
Non poteva accettare dei sentimenti di pietà, non le era possibile, tutto ma non questo!
Si sedette sullo sgabello di fronte al suo tavolo da lavoro, ordinatissimo.
Una busta bianca stava in bella mostra proprio nella parte centrale del ripiano orizzontale:
“Dottoressa Willow Rosenberg.
Comunicazione interna.”
Non poteva crederci!
La sua candidatura non solo era stata vagliata e presa in considerazione, ma era stata addirittura accettata!
La mano le tremava: lei era la nuova responsabile della filiale italiana a Roma, il suo sogno si realizzava.
Aveva qualche settimana di tempo per sistemare i bagagli e avvertire gli amici.
Non aveva parlato a nessuno di tutto questo, non aveva mai creduto possibile che la sua domanda potesse andare a buon fine.
Adesso doveva riordinare le idee e partire per sei mesi alla volta del Bel Paese.
Poi avrebbe deciso se rimanere o meno.
Dipendeva tutto da lei.
La sua vita era nelle sue mani.
Stranamente, però, la sua mano continuò a tremare e gli occhi le si riempirono di lacrime, e non erano di gioia.
La voragine, adesso, era veramente diventata abissale.
Capitolo 14
Aveva circa un’ora di ritardo.
La sveglia aveva suonato come tutte le mattine, ma il loro buongiorno li aveva coinvolti al punto tale da far dimenticare completamente il tempo.
Aveva lasciato a malincuore quelle braccia che lo avevano coccolato e conquistato irrimediabilmente e, dopo una rapida doccia, era corso alla riunione fissata per le nove.
Entrò nello studio di fretta, salutando la segretaria con un rapido cenno della mano.
La donna lo seguì frettolosamente, ma non ebbe nemmeno il tempo di aprire bocca che Angel si era già trovato faccia a faccia con suo padre:
<< Liam…>>,
salutò l’uomo, girandosi lentamente.
In piedi davanti alla vetrata luminosa stava sorseggiando del caffé.
Lo aveva sempre chiamato Liam, sin da quando era un bambino.
<< Papà…>>
- chiese Angel con voce ansiosa –
<< che ci fai qui?>>.
L’uomo alto, coi capelli spruzzati di bianco, posò la tazza sulla scrivania e sistemò il nodo alla cravatta:
<< Mi aspettavo un’accoglienza più calorosa, ma va bene lo stesso…
Non vieni a casa da Natale.
Tua madre ed io eravamo in pensiero.
Ci chiedevamo, in effetti, come mai non fossi più venuto a trovarci con Darla.
Naturalmente non è stato grazie a te che abbiamo saputo la motivazione>>.
Angel si massaggiò una guancia con le dita, poi si strofinò le mani in un gesto nervoso.
Darla aveva raccontato tutto, era evidente.
Non aveva perso tempo:
<< In ogni caso ora sapete il perché, quindi possiamo anche evitare di discuterne>>.
<< Evitare di discuterne?>>
- proruppe l’anziano avvocato, con voce alterata –
<< evitare di discutere del fatto che hai lasciato la donna che dovevi sposare a breve dopo una vita intera passata con lei?>>
- il suo tono si fece più insinuante –
<< o forse non vuoi parlare del fatto che ti sei invaghito di un’altra e che per lei stai commettendo delle pazzie?
Stai buttando la tua vita e pensi forse che io me starò qui a guardare?
Non posso credere che a trentadue anni tu sia ancora il solito bambino con la testa piena di aria e di sogni impossibili!
Hai forse dimenticato che sei un associato di quello che, si da il caso, sia lo studio del padre di Darla?
E poi, molto più importante…ti sei effettivamente chiesto se la tua giovane amichetta non sia attratta più da quello che hai che da quello che sei?>>.
Il volto di Angel si rabbuiò pericolosamente:
<< Non ti permetto di appellarla così, tu non sai niente, niente!
Non la conosci nemmeno, non l’hai mai vista e sei già pronto a giudicarla, come se ti trovassi in un’aula di tribunale!
Non voglio mancarti di rispetto, ma ti chiedo, anzi pretendo, che tu faccia lo stesso con lei.
Buffy è una ragazza splendida, pulita, e io la amo da impazzire…>>,
aveva parlato tutto di getto, con foga, alzando la voce come schermo agli insulti che la sua donna aveva subito per bocca del padre.
Il vecchio Malahide prese il cappotto che aveva appoggiato sulla spalliera di una delle poltrone vicino a lui, poi, dopo averlo indossato, guardò il figlio negli occhi con un’espressione raggelante:
<< Tu non rovinerai la tua vita e, soprattutto, non rovinerai il mio nome.
Se non lasci questa donna immediatamente considerati fuori dalla nostra famiglia.
Non posso affrontare l’onta che ci stai gettando addosso.
Ti do una possibilità, e in tutta onestà spero che te la conceda anche Darla, che sta soffrendo moltissimo per l’umiliazione di essere stata abbandonata da te per una donna che non voglio nemmeno nominare, che non vale nulla!
A te la scelta, Liam>>.
Il ragazzo tremò di rabbia a quelle parole.
Suo padre aveva offeso ancora una volta Buffy e non si era preoccupato minimamente di poter ferire anche i sentimenti del figlio.
La sua unica pena era proteggere i rapporti con la famiglia di quella che considerava una nuora a tutti gli effetti e permettere a lui di fare un matrimonio di interesse.
Non gli importava della sua felicità.
Non contava nulla che Angel avesse finalmente trovato l’amore vero, che potesse gioire di un legame sincero e totale per tutta la vita.
Contavano solo i suoi interessi.
Ancora una volta stava interferendo nella sua vita, come aveva sempre fatto, imprigionandogli l’esistenza e plasmandogliela a suo piacimento.
Era già successo con i suoi sogni d’artista.
Adesso voleva spegnere i suoi sogni d’amore.
Il ragazzo strinse le labbra in una smorfia di dolore.
Non poteva permetterglielo, non questa volta, non più.
Aveva vissuto coi sensi di colpa che gli attanagliavano l’anima, ferendolo, affliggendolo, gravandolo di un peso che non aveva mai meritato.
Aveva chiuso gli occhi ai suoi desideri e fatto quello che suo padre aveva scelto per lui, schiacciando il suo mondo.
Ma ora si trattava di Buffy, di quel magnifico sentimento che gli scaldava il petto, cullandolo, di quella donna leggiadra e incantevole che gli era entrata dentro l’anima, donandogli la pace.
Non poteva pagare questo prezzo, nessun senso di colpa avrebbe potuto convincerlo a fare diversamente:
<< Allora non sono più tuo figlio>>.
Buffy aveva finito prima del solito quel pomeriggio e così aveva avuto il tempo di andare un po’ in giro a comprare tutto il necessario per fare una sorpresa al suo uomo.
Angel, infatti, le aveva lasciato le chiavi del suo loft già dalla prima volta in cui avevano fatto l’amore, e lei poteva approfittare di questo fatto per farsi trovare in casa, magari con una bella cena italiana, come piaceva a lui.
Era passata anche in erboristeria e aveva comprato tantissime candele, delle lozioni emollienti, e sali profumati coi quali preparare un bagno caldo:
Angel doveva essere molto stanco dopo una lunga giornata di lavoro…lei lo avrebbe fatto rilassare.
Dal fiorista aveva preso rose fresche e rosse e ne aveva sparso i petali dall’ingresso alla camera da bagno, disegnando una scia profumata e accompagnata da cere colorate e luminose.
L’avvocato Malahide aveva spinto sull’acceleratore.
Non vedeva l’ora di tornare a casa, e in cuor suo sperava di trovare la sua donna.
Aveva bisogno di lei, di perdersi dentro quel meraviglioso mondo che era Buffy, per non pensare, per non permettere all’ansia di divorarlo.
La sua giornata non era stata affatto piacevole.
Prima suo padre, poi i suoi soci anziani che lo avevano sferzato duramente per gli ultimi casi un po’ trascurati, cosa che non era mai accaduta.
Stavano cercando di fare terra bruciata attorno a lui, di alitare sul suo collo per farlo sentire braccato.
Azionò il cancello automatico e, dopo aver fatto manovra, scese dalla vettura e salì nell’appartamento.
Un odore dolce e leggero gli invase i sensi, inebriandolo.
I fiori erano sparsi ovunque, vicino alle candele, nella stanza enorme completamente buia, e creavano un percorso che lo conduceva nel locale di fronte.
I vestiti di Buffy facevano da cornice al tutto:
una gonna lunga e setosa, la maglia che lui le aveva regalato qualche giorno prima, il suo foulard preferito impregnato delle gocce del suo profumo, le autoreggenti nere e la biancheria intima di pizzo erano la mano invisibile che lo stava guidando magneticamente verso di lei, con impazienza ed eccitazione.
Lo stesso spettacolo di luci e colori lo attendeva nel bagno.
Due bicchieri di vino rosso erano posati sul carrello argentato, vicino alla bottiglia dal collo alto.
La vasca, ricolma e bollente, era fatta di schiuma morbida e profumata…ma lei non c’era.
Angel, che si era aspettato di trovarla lì, immersa e in attesa, si ritrovò spiazzato, poi sorrise tra sé e sé…chissà cosa aveva in mente quella piccola donna che ormai lo aveva completamente stregato.
Si spogliò rapidamente, gettando i vestiti alla rinfusa a formare un mucchietto.
Immerse le sue splendide gambe nell’acqua, lentamente, mentre le goccioline di vapore cominciavano ad avvolgerlo.
Quando finalmente si sdraiò, poggiò la testa su un asciugamano che Buffy aveva appositamente ripiegato e chiuse gli occhi.
La calma stava piano piano vincendo le resistenze del suo corpo, che si abbandonava al piacere delle essenze godendo enormemente.
Ogni suo muscolo, perfettamente disegnato, era ora rilassato e vinto.
D’un tratto aprì gli occhi, come se una forza potente e devastante lo avesse strappato dal torpore:
lei era lì, davanti alla porta, più bella e seducente che mai.
Indossava una lunga sottoveste di seta che la avvolgeva e risaltava ogni singola curva del suo corpo, facendo quasi perdere la ragione all’uomo che la osservava rapito ed estasiato.
Buffy si portò le mani alle spalline dell’indumento, incrociandole.
Con gesto lento e sensuale abbassò la seta e si mostrò ai suoi occhi, completamente nuda.
Angel sussultò, mentre con la mente la afferrava in un impeto selvaggio e la attirava a sé.
Ancora una volta lei lo aveva stupito.
Aveva completamente dimenticato che la sua biancheria intima era sparsa sul pavimento.
Vederle fare questo gesto e trovarla senza niente sotto lo aveva sconvolto dal piacere.
Completamente bloccato e perso nelle sue grazie, osservava in religioso silenzio le movenze feline di lei, che lentamente si era avvicinata.
La donna si portò sulla bocca di Angel e lo baciò.
Poi si ritrasse e, inumidendosi le labbra, indietreggiò di qualche passo e fece per voltarsi.
La mano di lui le sfiorò una gamba, accarezzandola.
Buffy si bloccò, mentre un brivido la percorreva tutta.
Si chinò a prendere i calici di vino, e dopo averne porto una al suo amante, si immerse nella vasca, di fronte a lui.
Le scintille volavano e si rincorrevano paurosamente, mentre sotto l’acqua le gambe si toccavano e le mani si cercavano, senza pudore.
In questo gioco di seduzione e carezze i loro occhi non si abbandonavano un solo istante, volendo godere del piacere dell’altro.
L’acqua era diventata ormai fredda mentre i loro corpi davano e prendevano, univano e fondevano, tutto nell’amore.
E nel raggiungere la dimensione dell’infinito, i loro nomi vagavano nell’aria, perdendosi fra i sensi:
“Buffy…Angel…”
La passione li aveva piacevolmente spossati.
Avvolti negli accappatoi bianchi e candidi, erano seduti sul tappeto con la schiena appoggiata al divano di pelle e stavano consumando avidamente la cena che Angel aveva riscaldato un attimo prima.
Buffy portava in continuazione il suo sguardo su di lui.
Era bellissimo, assolutamente, inopinabilmente.
Adorava ogni parte di lui.
Il suo corpo forte ed energico che la prendeva, il suo viso incantevole e meraviglioso in ogni sua parte…nella bocca perfettamente disegnata e invogliante, negli occhi misteriosi e neri che la spogliavano adoranti e la incendiavano.
C’era, tuttavia, qualcosa che oscurava quella figura, che imbruniva quello sguardo rendendolo cupo e lontano.
Non era la prima volta che Buffy lo notava, e questa cosa la faceva stare male:
<< Angel, va tutto bene?>>,
chiese leggermente turbata.
Il suo ragazzo, pensieroso e assorto, girava e rigirava gli spaghetti ormai freddi.
A quella domanda alzò gli occhi dal piatto e non appena incontrò lo sguardo della donna si avvide che esso sprigionava preoccupazione ed ansia.
Immediatamente le sorrise e, toccatole un braccio dolcemente, la tranquillizzò:
<< Certo amore, è tutto a posto.
Stavo solo pensando ad un caso a cui dovrò lavorare in questi giorni.
Tutto qui. Scusami>>.
Buffy non doveva sapere cosa lo angustiava.
Non poteva certo dirle che aveva litigato con suo padre perché lei non era gradita alla sua famiglia.
<< Non devi scusarti di nulla.
Voglio solo che vada tutto bene e che tu sia sereno>>,
rispose prontamente lei, baciandogli dolcemente la guancia.
<< Andrà tutto bene solo se tu non mi lasci…mai>>,
esclamò l’uomo in un soffio, attirandola a sé in un caldo e amorevole abbraccio.
Capitolo 15
Willow aveva finalmente trovato il coraggio di comunicare ai suoi amici l’imminente partenza.
Il signor Giles l’aveva abbracciata forte e con voce rotta dall’emozione le aveva augurato buona fortuna, sperando di riaverla presto tra loro.
Xander l’aveva guardata sgranando gli occhi, poi aveva alzato la voce, urlandole che se pensava di vederlo felice per la sua promozione si sbagliava di grosso, e così dicendo era uscito sbattendo la porta.
Si aspettava, tuttavia, che il peggio sarebbe arrivato nell’affrontare Dawn.
La ragazzina era cresciuta considerandola come una seconda sorella e Wil, essendo figlia unica, si era legata a lei e l’aveva viziata proprio come tale.
Invece Dawn si era comportata da persona adulta e matura e, piangendo sommessamente, le aveva baciato la guancia dichiarandole tutto il bene che le voleva e che l’aspettava presto a casa alla fine di quei sei mesi in Italia.
Chi non era assolutamente riuscita a dominare e a gestire le proprie emozioni era stata, incredibilmente, Buffy.
Nonostante il fatto che lei fosse non solo un’adulta, ma addirittura una psicologa esperta in metodi comportamentali umani, era scoppiata a piangere a dirotto, facendosi cogliere da una crisi isterica in piena regola.
Non poteva assolutamente pensare di separarsi da Willow.
Quella ragazza non era solo la sua migliore amica.
Si conoscevano da anni ormai e avevano condiviso sogni, segreti, speranze, dolori…ogni cosa.
Quando Buffy si era trasferita a Sunnydale e si sentiva sola e abbandonata da tutti, coi genitori separati da poco e il padre rimasto in un’altra città, lontano da lei, era stata Willow che si era avvicinata alla ragazza e l’aveva accolta a braccia aperte, facendola sentire capita e amata.
Quando Joyce era morta lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di tutti era stata Willow a rimboccarsi le maniche e a prendere le redini di casa, prendendosi cura di Buffy, Dawn e persino del signor Giles, i quali erano così distrutti dal dolore da non riuscire a fare nulla.
E sempre lei era l’unica persona di cui Buffy si fidava ciecamente e a cui apriva la sua anima confidandole ogni minimo pensiero.
Willow non era solo la sua migliore amica…lei era tutto!
<< Come farò senza di te?>>,
aveva ripetuto continuamente fino a cadere addormentata e completamente spossata dalla stanchezza e dalle lacrime che le avevano cerchiato gli occhi di tante pagliuzze rosse e viola, piccoli ematomi che si erano formati per via del pianto esagerato.
Nemmeno lei avrebbe voluto lasciare i suoi amici, i suoi affetti più cari, ma sentiva che doveva farlo.
Aveva un disperato bisogno di allontanarsi da Spike, di dimenticare quei sentimenti che la soffocavano, che non le davano pace.
Doveva andare via e ricostruirsi una vita, da un’altra parte.
Forse sei mesi sarebbero bastati per buttarsi tutto alle spalle e allora sarebbe tornata a New York, al suo vecchio lavoro, alla sua amata compagnia.
Frattanto il 14 Febbraio era arrivato: era il compleanno di Buffy.
Willow sarebbe partita per Roma la sera dell’indomani, con il volo delle 9.00 pm.
Aveva posticipato proprio per festeggiare l’amica, almeno questo glielo doveva.
Si erano organizzati per vedersi tutti in un locale in cui si sarebbero esibiti Spike e la sua gang.
Willow aveva chiesto a Buffy di non raccontare nulla ad Angel riguardo la sua partenza.
Sapeva che il ragazzo lo avrebbe ovviamente riferito all’amico, era normale, e invece voleva essere lei a comunicarglielo, di persona, e voleva sistemare i loro rapporti una volta per tutte.
Buffy, dal canto suo, non era dell’umore adatto per festeggiare, si sentiva davvero male al pensiero che avrebbe dovuto separarsi da Wil, e per tutto quel tempo.
Tuttavia si era ripromessa di non far pesare su nessuno il suo stato d’animo, meno che mai sul suo adorato Angel che faceva sempre di tutto per renderla serena e felice.
Sedeva a un tavolo con l’amica rossa e Cordelia aspettando l’arrivo del suo ragazzo, mentre Rupert discuteva con Xander poco distante.
Il palco si illuminò di una luce tenue e bluastra e Spike uscì tra la folla che applaudiva e urlava.
Si avvicinò all’asta piazzata al centro, aprendo il microfono, mentre altre deboli luci multicolori illuminavano ad uno ad uno il resto della band:
<< Questa è una serata speciale, dedicata ad una persona speciale…>>.
Alzò il braccio sinistro, portandolo sulla testa, e il batterista cominciò a rullare, mentre via via gli altri strumenti lo seguivano a ruota in una famosissima melodia.
Un ennesimo fascio di luce, stavolta luminosissima e bianca, dal basso, colpì il cantante del gruppo e vicino a lui apparve un uomo altissimo e fascinoso, con un lungo giaccone di pelle invecchiata.
<< Oh mio Dio, Angel!!!!!!! >>,
gridarono a una voce Cordelia e Willow, alzandosi immediatamente e trascinando una Buffy completamente sconvolta verso il palco.
La sua risata cristallina e radiosa arrivò dritta al cuore di Angel, che la guardava con passione e trasporto.
Poi cominciò a cantare, con voce profonda e calda, solo per lei…
“(…)One love
(Un amore)
One life
(Una vita)
When it's one need
(Quando c'è un solo bisogno)
In the night
(Nella notte)
One love
(Un amore)
We get to share it
(Dobbiamo condividerlo)
(…)We're one
(Siamo una cosa sola)
But we're not the same
(Ma non siamo uguali)
We get to carry each other
(Dobbiamo sostenerci a vicenda)
Carry each other
(Sostenerci l'uno all'altro)
One
(Uno)
(…)You say
(Tu dici)
Love is a temple
(L'amore è un tempio)
Love a higher law
(L'amore una legge suprema)
Love is a temple
(L'amore è un tempio)
Love the higher law
(L'amore la legge suprema)
(…)One love
(Un solo amore)
One blood
(Un solo sangue)
One life(…)
(Una sola vita)”
La ragazza non riusciva a dire nemmeno una parola ed era così emozionata da tremare.
Il suo viso era rigato dalle lacrime che scendevano copiose e la libravano in alto, con lui, verso l’infinito.
I suoi occhi gli parlavano e gli dicevano che anche lei lo amava, che erano davvero una cosa sola, un unico sangue, una sola vita…
Quell’uomo era assolutamente incredibile.
Stava lì, sul palco, vincendo un pudore innato, per farle la sorpresa più bella che mai avrebbe potuto immaginare di ricevere.
Davanti a una folla si era messo in gioco e tutto solo per farla felice, per regalarle un compleanno unico e indimenticabile.
Quando il pezzo finì uno scrosciare di applausi e di urla si levò nella sala, mentre Spike si avvicinava all’amico e insieme a lui intonava “…happy birthday to Buffy…”.
Rapidamente tutti i presenti furono coinvolti negli auguri alla festeggiata e Buffy aveva il viso che rasentava una colorazione rosso fuoco.
Poi Angel scese dal palco e andò verso di lei.
La ragazza bionda gli gettò le braccia al collo, sommergendolo di baci:
<< Ti amo, Angel…sei tutto per me>>,
gli sussurrò all’orecchio, mentre con la lingua ne carezzava i lobi, mandando Angel in pericolosa confusione.
Lui le sorrideva e le massaggiava la schiena, con le mani sotto la camicetta.
La versione strumentale di “one” risuonò di nuovo nella sala e i due innamorati si avvinghiarono in un ballo dolce e romantico, perdendosi occhi negli occhi, labbra su labbra, cuore dentro cuore.
Willow aveva lasciato le due amiche a ballare in pista e si stava avvicinando alla piccola Dawn, che pareva un po’ malinconica.
Forse aveva litigato col suo ragazzo.
Da quando gli aveva detto che era stata accettata ad Harvard e che quindi presto sarebbe partita, Connor aveva assunto un atteggiamento scostante e freddo e la trattava con sufficienza.
Buffy le aveva spiegato che era una reazione alla situazione, che probabilmente lui aveva paura della lontananza e di poterla perdere irrimediabilmente.
Dawn sarebbe stata distante chilometri e al college avrebbe conosciuto nuova gente e fatto esperienze con loro escludendolo, anche se inconsapevolmente.
Willow non poté evitare di pensare che qualcosa di molto simile sarebbe successa a lei e a Spike, poi sorrise amaramente:
almeno Connor e Dawn si amavano…
<< Ehi…>>
- una voce familiare sussurrata all’orecchio la bloccò –
<< sembra che questa canzone piaccia maledettamente…>>
- esclamò Spike, indicando con gli occhi i loro amici che ballavano abbracciati –
<< e devo ammettere, in tutta onestà, che fa uno strano effetto anche su di me.
Ti va di ballare con un procuratore biondo platino?>>.
La ragazza ebbe un sussulto.
Lo stupore per quella richiesta l’aveva fatta tremare, ma il solito umorismo di Spike le fece intrecciare gli occhi e la bocca in un sorriso:
<< Ma certo!
E poi con una lampadina così accanto di sicuro non passerò inosservata…>>.
Spike rispose alla risata della donna, poi la attrasse a sé dolcemente e la abbracciò, quasi con timore.
Mille e più sensazioni li invasero soffocandoli.
Ogni emozione sopita si ridestò urlando al contatto dei loro corpi.
Non era cambiato nulla.
Il sentimento era lì, palpabile, doloroso, e non aveva pietà delle loro sofferenze, dei loro inutili tentativi di dimenticare ciò che provavano.
Spike si avvicinò pericolosamente all’incavo del collo di lei, respirandone la fragranza della pelle e dei capelli, che tanto adorava e che ogni notte aveva sognato di sentire tra le lenzuola fredde:
<< In effetti mi chiedevo come mai una splendida rossa di mia conoscenza fosse sola la notte di San Valentino…>>,
Spike era davvero felice di questo.
Aveva vissuto l’incubo di trovarla con qualcuno quella sera, con un uomo che potesse godere di quel corpo che lui tanto desiderava o che, peggio ancora, potesse avere per sé quel cuore che lui non era riuscito a scordare.
La frase ferì Willow nel profondo.
Come mai era sola?
Forse perché era perdutamente innamorata di un uomo che non la ricambiava?
Forse perché non riusciva nemmeno lontanamente a pensare ad un altro che non fosse lui?
<<…io invece mi chiedevo dove hai nascosto Drusilla…>>,
rispose lei, con una punta di dolore che riaffiorava ogni qualvolta menzionasse quel nome.
Lo sguardo di Spike era piuttosto stranito:
<< Drusilla?
Ma rossa…guarda che quella è una storia morta da un bel po’.
Sì lo so, era a casa mia per Capodanno, ma l’ha portata Darla, io non ne sapevo nulla>>.
Era una storia morta, ma questo non gli aveva impedito di andarci a letto la notte successiva al loro incontro.
O forse era più giusto dire che lui, evidentemente, faceva sesso cambiando donne in continuazione come cambiava colore di capelli.
Era stata solo una povera stupida:
<< In ogni caso, non è affar mio.
Per quel che mi riguarda, invece, credo che mi troverò un bel tipo italiano, magari moro e con gli occhi neri.
Dicono che siano molto passionali>>.
Il ragazzo sorrise, molto forzatamente, a quella che lui credeva una battuta:
<< Non sapevo ti piacessero gli italiani.
Comunque penso che anche gli americani sappiano il fatto loro>>,
dichiarò con una punta di orgoglio maschile.
<< Sì, non lo nego.
Ma visto che vado a Roma credo che avrò molte più possibilità di trovare un uomo di quella nazionalità.
E’ anche vero che non si può mai sapere…>>,
aveva parlato senza pensarci.
Voleva solo far capire a Spike che lui non era nei suoi pensieri, che la sua vita stava andando avanti tranquillamente.
Spike vacillò:
<< Roma? Tu…tu vai a Roma?
Ma quando? Perché? Come decisione per la meta delle vacanze mi sembra un tantino prematura e poi…>>
<< Non è una vacanza, Spike>>
- lo interruppe lei, facendosi seria –
<< Mi trasferisco in Italia per lavoro.
Sono stata promossa e mi hanno assegnato la direzione di una filiale estera.
Un vero salto di qualità per la mia carriera, sono molto felice>>
- mentì spudoratamente, più a se stessa che a lui –
<< Parto domani>>.
Una mano invisibile afferrò il collo dell’uomo, soffocandolo.
Mille calci allo stomaco, sferrati con precisione, lo stavano annientando senza che lui potesse difendersi.
Qualcuno stava prendendo il suo petto e lo stava stringendo in una morsa d’acciaio, impietosamente.
Si fermò di colpo, guardandola con occhi spalancati:
<< Parti…domani?
Tu…tu vai via da qui, per sempre…domani?>>.
Willow annuì con la testa, poi sentì salire una velenosa angoscia dentro.
Domani sarebbe davvero andata via e forse non lo avrebbe mai più rivisto.
Era atroce questo dolore, non poteva più sopportarlo.
Essere tra quelle braccia, ancora una volta, la stava uccidendo, nonostante i suoi disperati tentativi di apparire simpatica e brillante:
<< La canzone è finita, Spike.
Vado a raggiungere Dawn che è lì da sola e mi sembra un po’ giù>>.
Il ragazzo non rispose.
I suoi occhi continuavano a fissarla, ma adesso si erano ridotti a due piccole fessure di disperazione blu intenso.
Capitolo 16
La giornata era piuttosto fredda.
Nuvoloni grigi oscuravano il sole spento del Febbraio newyorkese e uno strato sottile di ghiaccio trasparente ricopriva le strade piene di gente in movimento.
I semafori rossi avevano formato lunghe file di vetture in attesa, mentre i pedoni correvano nei sottopassaggi della metro.
Il rumore di ciascuno era il silenzio di tanti.
Una massa enorme fatta di tante piccole solitudini.
Il ristorante era affollato e accogliente; ci voleva proprio una tazza di caffé fumante.
Angel firmò il conto e guardò l’amico con espressione preoccupata.
Per tutto il brunch Spike non aveva proferito verbo.
Il suo sguardo era completamente perso dentro a un’immagine che non gli dava respiro: Willow che, stretta tra le sue braccia e al tempo stesso così lontana, gli comunicava la sua imminente partenza.
Quando aveva intenzione di dirgli che sarebbe andata via?
Se lui non le avesse chiesto di ballare cosa sarebbe successo?
Semplicemente sarebbe partita e lui lo avrebbe scoperto solo a cose fatte…valeva davvero così poco per lei?
Non era più nemmeno questo il punto, ormai non importava.
Lui non l’avrebbe più rivista. Solo questo contava, e non aveva senso.
<< Mi chiedevo due cose>>
- proruppe il giovane Malahide, fingendo noncuranza –
<< La prima è che non mi spiego cosa ti abbiano fatto di male quelle frittelle…>>,
esclamò indicando il piatto dell’amico, ancora pieno, mentre questi tagliuzzava tutto col coltello, nervosamente.
Spike sorrise alla battuta e poggiò la posata sul tovagliolo:
<< E la seconda?>>
<< Beh, volevo anche sapere perché se vuoi una cosa non te la vai a prendere…>>,
rispose Angel, fissandolo negli occhi.
Il sorriso di Spike morì sulle labbra, ma il suo sguardo si accese di una nuova luce. Angel lo capiva come nessun altro:
<< Ti sei seduto, Spike. Non è da te.
So che la ami…non puoi lasciarla partire>>.
Forse non tutto era perduto.
Willow non era ancora salita su quel maledetto aereo e lui non gli aveva mai confessato di amarla.
Magari non sarebbe cambiato nulla…forse, per lei lui non era altro che un amico, in fondo era stata chiara quella sera… ma doveva fare ugualmente un tentativo.
Doveva correre da lei e dirle che non c’era stato un attimo, da quando l’aveva conosciuta, che non aveva passato senza il suo viso nella mente, senza la sua voce nella testa…
Sarebbe stata Wil a decidere, ad avere l’ultima parola sulla loro storia, ma lui doveva assolutamente dirglielo o non avrebbe più potuto vivere col rimpianto del perduto.
Aveva riempito quattro valigie.
Non credeva di avere tanta roba, ma sei mesi sarebbero stati lunghi e non doveva farsi mancare nulla:
L’Italia sarebbe stata la sua nuova casa.
Stava aspettando Buffy e Xander per andare all’aeroporto, ma mancava ancora un po’ all’appuntamento…aveva tutto il tempo per essere nervosa e rimuginare sulla sera prima, sul suo addio a Spike.
Non era così che se l’era immaginato.
C’era stato un momento in cui aveva pensato di dirgli la verità, di liberarsi di quel peso per potersene andare via gettandosi tutto alle spalle.
Invece alla fine aveva scelto di tacere, di seppellire nell’angolo più profondo della sua anima questa cocente follia d’amore che l’aveva interamente coinvolta, e ora stava scappando via da tutto, in punta di piedi.
Scappare era ciò che aveva sempre fatto in tutta la sua vita…scappare dalle emozioni, dalla violenza dei sentimenti, dalla devastazione degli affetti.
Era sempre stata tranquilla, aveva vissuto la quiete, il torpore, la pacatezza.
Non si era mai buttata…aveva forse amato prima?
La risposta era semplice, facile, a portata di mano.
Era stato tutto lineare, un’equazione con una sola variabile, se stessa, e lei era sempre riuscita a controllarsi alla perfezione.
Poi era arrivato Spike…e tutto era cambiato.
Le certezze avevano cominciato a starle strette, la sua vita non era più quella che voleva vivere.
Si era innamorata, perdutamente, inesorabilmente, senza accorgersene, senza sapere come…
Si era ritrovata dentro un turbine di sensazioni forti, che le mozzavano il respiro, dentro il blu di due occhi che la denudavano, toccata da mani che la scoprivano e la rendevano donna.
Si alzò dal divano scuro al suono del campanello, trascinandosi stancamente.
Le costava così tanto arrivare a quella porta…
o forse non era pronta ad andare?
Non riuscì a dire niente.
Le parole si fermarono sulla punta delle labbra…non c’era nulla che potesse dire in quel momento, nulla che non avrebbe fatto capire quanto il suo cuore stesse scoppiandole nel petto.
Spike era lì, di fronte a lei, oltre quella soglia aperta.
<< Ciao rossa>>
- il ragazzo aveva il viso tirato, le labbra strette, il cuore a mille –
<< ieri sera non ti ho detto niente…ecco, io…non ti ho salutata…non sono riuscito a dire una sola parola…>>
- stava completamente andando nel pallone.
Tutto il bel discorso che aveva preparato in macchina era sfumato nel buio, non ricordava nulla –
<< posso entrare?>>.
Willow lo fissava incapace di formulare un qualsiasi pensiero.
La felicità le faceva dolere il petto.
Non sapeva perché lui era lì, ma bastava che c’era.
Poteva vederlo, anche se era l’ultima volta…lui era andato da lei.
<< Ma certo, entra!
Scusami…è che aspettavo gli altri, non…non pensavo di vederti qui, oggi…voglio dire, ora…>>,
la ragazza stava balbettando, non riusciva nemmeno a guardarlo negli occhi.
Spike entrò nel salotto, poi si girò lentamente verso di lei, parlando a voce bassa:
<< Willow, devo assolutamente dirti una cosa per me troppo importante…non posso lasciarti partire così.
Non posso proprio.
Ti prego di ascoltarmi, e non devi dirmi nulla se non vuoi.
Forse è tardi…so che hai un aereo là fuori e un’altra vita che ti aspetta…ma vedi Wil, io non sono bravo ad amare, forse non so più come si fa>>.
Il cuore della ragazza fece un balzo.
Aveva detto ‘amare’? Stava parlando di lei?
Spike la amava? Era lei che amava?
Stava girando tutto, non sentiva le gambe.
<< Ho dei sentimenti per te…e non sono quelli di un amico.
Lo so cosa ci eravamo detti…in effetti quello che ‘tu’ avevi detto…ma per me non è così.
Quella notte non è stata un errore…>>.
Willow sentì il disperato bisogno di gettargli le braccia al collo, di urlargli che anche lei lo amava, che non era più stata in grado di fare altro nella sua vita se non amare lui, con tutta se stessa!
L’uomo di fronte a lei, con le mani che martoriavano la giacca, continuava a parlare con voce sempre più viva e appassionata:
<< …sulle prime l’ho creduto anch’io.
Volevo scappare da te, non potevo innamorarmi di nuovo.
Avevo troppa paura di soffrire…non mi fido molto della gente, non dopo quello che ho passato.
Però è successa una cosa, dopo che siamo stati insieme, che mi ha dato la chiave per aprire di nuovo questa porta…>>.
Il cuore della giovane donna si raffreddò di colpo al ricordo di ciò che aveva visto, una sera di qualche mese prima, dentro una villa da sogno.
Una figura nel buio che si allontanava dalla camera di Spike e il cuore di Willow che cadeva in briciole di veleno amaro.
‘Però è successa una cosa…’
Lei era andata da lui per parlare, per dirgli cosa provava, e invece lui, per scappare da questi sentimenti, era andato a letto con Drusilla, col suo passato.
Adesso le stava dicendo che aveva capito di avere sbagliato…ma a che prezzo?
Era stato con un’altra per provarsi l’amore per lei…poteva davvero fidarsi di lui?
Cosa gli avrebbe impedito di farlo di nuovo?
Si sentiva ferita…il suo orgoglio di donna aborriva quella scena, non poteva accettarlo.
Adesso lui la amava e questo era quello che aveva sempre sognato, ogni istante, ogni respiro, ogni volta che lo desiderava accanto e lui non c’era.
Ma poteva cominciare una storia sulle ceneri di una fiducia perduta?
Lei lo aveva amato e lui era scappato.
La gelosia le annebbiò la mente, la prese in una morsa, soffocandola.
Xander bussò alla porta che Willow aveva lasciato aperta.
I suoi due amici erano l’uno di fronte all’altra.
Riusciva a vedere solo il viso di Spike, mentre la donna gli dava le spalle:
<< Pronta per andare?>>,
chiese debolmente, mentre con la mano accennava un saluto al ragazzo biondo, che aveva alzato gli occhi nella sua direzione.
Willow si girò di scatto, in fiamme, ringraziando in silenzio l’amico che, ignaro di tutto, guardava con profonda tristezza le valigie:
<< Si Xan, sono pronta…>>
- rispose con rassegnazione;
poi guardò ancora Spike, uno sguardo misto di rimpianto e dolore -
<< Ho un aereo là fuori…>>
Il sangue di Spike si gelò nelle vene…lei era fredda e gli stava dicendo addio.
Non lo amava, lo lasciava, partiva.
Fissò nella mente quei capelli rossi che tanto adorava, quel corpo snello che aveva unito al suo in un abbraccio di passione.
La vide indossare il cappotto, mettere i guanti a coprire le sue bianchissime mani e poi salire in macchina, senza voltarsi indietro.
Si appoggiò alla porta della casa, ormai chiusa, stancamente.
Buffy lo salutò dalla vettura, ma lui non si accorse di nulla.
Guardava il profilo della donna che andava via, lontano da lui, verso un’altra vita.
Capitolo 17
Buffy rientrò in casa a pezzi.
Vedere Willow salire su quell’aereo era stato assolutamente devastante, nonostante il fatto che fosse preparata e rassegnata alla cosa.
Le lacrime le rigavano il viso sconvolto dal trucco sbavato e il naso era rossissimo e screpolato.
Sembrava una bimba indifesa e si sentiva tremendamente stanca.
Occorreva del tempo per superare il trauma e forse non ci sarebbe mai riuscita del tutto.
Willow rappresentava tante cose per lei, per la sua vita.
Accettare di perderla, di non vederla più ogni giorno a dividere la sua quotidianità, era un lutto che andava assorbito con calma e tanta, tanta pazienza.
Non aveva voluto che Angel l’accompagnasse.
Aveva bisogno di stare sola.
Avrebbe passato la serata a guardare le foto, i vecchi tempi andati, ciò che era stato.
Xander l’aveva abbracciata stretta: ‘mi sei rimasta solo tu’.
Un mazzo enorme di rose rosse e tea stava al centro del tavolo, nel salotto.
Buffy asciugò gli occhi col fazzoletto e un debole sorriso le illuminò il volto abbattuto.
Il suo Angel aveva pensato a lei, ancora una volta.
Sapeva esserle accanto con discrezione, piano, nel silenzio di un amore infinito e paziente, che sa aspettare, che non invade, che da il suo tempo.
Una busta sfumata di grigio perla stava al centro dell’omaggio.
Buffy la aprì e prese il cartoncino scritto con la grafia del suo uomo:
“In questo momento so che stai piangendo e io non posso fare molto per te, anche se non vorrei mai saperti triste.
Una cosa però posso farla…darti il mio regalo di compleanno.
Con tutto l’amore che sento di provarti, Angel”.
Due biglietti aerei per il week end, destinazione Roma, completavano la busta…era il suo dono per lei.
Era egli stesso il suo dono per lei!
Buffy sentì una leggerezza immensa invaderle l’anima.
Cosa aveva fatto nella vita per meritare un uomo che conosceva esattamente il significato dell’amore?
Le lacrime adesso cadevano incontrollabili, ma erano di pura gioia.
Angel era andato in agenzia quello stesso giorno, giacché non sapeva della partenza di Willow fino a poche ore prima, e aveva prenotato per quel fine settimana, per regalare alla sua Buffy la possibilità di vedere come si era sistemata l’amica, quietando il suo animo.
Sapeva di essere veramente fortunata ad averlo nella sua vita, ad essere dentro al suo cuore.
Un uomo così forte, ma al tempo stesso dolce e premuroso, attento e mai assente, sicuro e passionale, adorabile e amante…il suo sogno, il suo mondo, la sua felicità.
Prese il cordless per chiamarlo subito, voleva averlo vicino, ora…sempre!
Non aveva bisogno di stare sola per ritrovarsi, perché senza di lui poteva solo perdersi!
Voleva fare l’amore con lui, stringerlo a sé, ringraziarlo e restituirgli una fetta di pace e tutto l’amore che, accanto al suo petto, si sarebbe sommato crescendo sempre, per toccare ogni volta un punto più alto.
Qualcuno bussò alla porta…forse era lui!
Buffy volò all’ingresso, con un enorme sorriso che le faceva brillare il volto, ora sereno e più bello che mai.
<< Ho bisogno di parlarti>>
- Darla era davanti a lei, in soprabito nero.
Una sciarpa di pelliccia grigia copriva la bocca e bloccava i lunghi capelli biondi.
Il trucco pesante ne scuriva lo sguardo e il tono della voce era basso e secco –
<< Non accetterò un no>>.
Buffy rimase spiazzata dalla maleducazione della donna.
Non l’aveva salutata e le parlava in modo autoritario, senza alcun riguardo.
Si chiese cosa avrebbe potuto trattenerla dallo sbatterle la porta in faccia.
<< Si tratta del nostro Angel, e ti garantisco che ti conviene starmi a sentire>>,
continuò la donna, che rapidamente entrò nell’atrio superando Buffy, la quale si era scansata per farla passare, in silenzio.
Quella frase era una minaccia, ne era consapevole, ma non poteva non sapere cosa avesse da dirle su di lui.
Era meglio lasciarla sfogare, in ogni caso avrebbe saputo difendersi, non era di certo una sprovveduta.
<< Non ti dispiace se non ti offro nulla, vero?
La tua non è una visita di cortesia, e io non voglio essere un ospite cortese>>,
esclamò Buffy, indicando con il braccio il divano.
Darla non considerò l’invito e sedette sulla poltrona, sfilandosi via i guanti.
Poi tolse la sciarpa, lentamente:
<< Sei stata molto brava a prenderti Angel…>>.
<< Se sei venuta qui per farmi i tuoi complimenti potevi risparmiarti il viaggio>>,
la interruppe prontamente la ragazza.
<< O magari potevo spedirti un biglietto>>,
Darla aveva preso il cartoncino dal tavolo gettando uno sguardo al mazzo di rose che stava poggiato sul mobile basso, di fronte.
Buffy glielo strappò rapidamente di mano:
<< Mi dispiace dover essere come te, Darla, ma mi costringi.
Vieni subito al dunque e poi vattene da casa mia>>.
<< Sarò rapida, non preoccuparti, ma tu vedi di ascoltarmi bene e di non interrompere.
Dicevo…sei stata molto brava a prenderti il mio uomo.
Già, perché lui è stato il mio uomo per parecchi anni e non sono certo io a dovertelo ricordare, visto che quando ci sei finita a letto lo sapevi benissimo.
Comunque sia, te lo sei preso.
Mi chiedo, però, se sai a quale prezzo>>,
fece una pausa studiata per guardare lo sguardo della giovane donna.
Buffy impallidì impercettibilmente.
Una strana sensazione di angoscia le gravò sul petto.
<< Dalla tua faccia direi che non sai di cosa sto parlando.
E’ per questo che sono qui, per fartelo sapere.
Angel non deve averti raccontato molto di sé, perché se davvero lo avesse fatto e tu continui a stare con lui significherebbe che non te ne importa nulla e che pensi solo a te stessa…o magari ai suoi soldi.
Beh, se hai quest’idea, puoi anche scordarti i tuoi sogni di gloria>>.
Buffy si sentì punta da mille insetti, schiaffeggiata e ferita nel profondo:
<< Tu non sai cosa dici, Darla!
Io amo profondamente Angel, non mi importa nulla del suo denaro.
Sto con lui per ciò che è…ma non devo stare qui a spiegarlo a te.
Non mi importa cosa pensi>>,
I suoi occhi parevano due fiamme, avrebbe potuto ucciderla con un solo sguardo.
<< Se non ti importa cosa penso io non fa nulla…dovrebbe però importarti cosa pensa il padre di Angel.
Sai, carissima Buffy…Angel, per stare con te, è in rotta con i suoi genitori.
Ma ancora dal tuo sguardo deduco che tu non ne sai nulla.
Ebbene, è così.
Il signor Malahide non ha preso per niente bene la decisione del figlio e lo ha buttato fuori dalla sua famiglia.
Angel e io dovevamo sposarci, ma tu hai rovinato tutto dando un grande dolore a molte persone.
Suo padre non ti accetterà mai, e siccome Angel ti ha difesa a spada tratta hanno avuto un violento alterco e adesso sono ai ferri corti>>.
La fronte di Buffy si imperlò di ghiaccio.
Il suo Angel si era messo contro la sua famiglia per stare con lei, ecco perché a volte poteva vedere un barlume di tristezza nei suoi occhi!
Si era alienato dalla sua famiglia per lei!
<< C’è molto altro che non sai, mia cara fanciulla.
Molti anni fa c’era un ragazzo…un sognatore…un artista.
Studiava arte e dipingeva, era veramente bravo.
Ma questo non è un mestiere vero e suo padre non voleva assolutamente che egli sprecasse la sua vita inseguendo speranze vane: voleva per lui un futuro sicuro, nel suo stesso ramo, la legge…il potere.
Ebbero una discussione molto animata.
Il ragazzo continuava a sostenere le sue ragioni, era infervorato, alzò la voce contro suo padre.
Entrambi non volevano cedere all’avversario, ma fu il cuore del genitore a farlo: ebbe un violentissimo infarto.
Stava per morire, fu salvato per miracolo.
Puoi immaginare il senso di colpa del giovane artista, che prontamente lasciò tutto per assecondare i desideri del padre.
Lo aveva fatto troppo soffrire e non riusciva a capacitarsene.
Promise a se stesso che mai più gli avrebbe dato un dolore.
E poi sei arrivata tu>>.
Buffy si sentì morire.
Ecco perché Angel non aveva mai voluto parlare del suo passato da artista!
Ogni volta che lei gli aveva chiesto perché mai avesse smesso di dipingere il tono di lui si spegneva e cambiava subito argomento.
La terra sotto i piedi si aprì in una voragine dove lei stava precipitando.
Il mare della disperazione la stava affogando, impedendole di respirare.
Angel aveva involontariamente provocato il malessere del padre e questo senso di colpa lo aveva ingabbiato in una spirale senza via d’uscita.
La sua vita era cambiata in quel momento.
Aveva fatto di tutto per rimediare a quello che lui credeva fosse un errore.
Lasciati gli studi di arte, aveva intrapreso la carriera di legge, proprio come voleva il padre.
Poi aveva conosciuto Darla, la figlia di un uomo altrettanto potente, e doveva sposarla.
Era già tutto scritto, tutto perfetto per il vecchio Malahide.
Ma era arrivata lei…ed Angel era cambiato.
Aveva fatto marcia indietro.
Si era innamorato e per questo amore così grande, più grande dell’amore per un padre, si era messo contro la famiglia, aveva di nuovo sfidato l’etichetta e aveva deciso di vivere la sua storia con lei, per cercare una felicità che non aveva mai provato.
Ma sarebbe stato veramente felice?
Avrebbe sul serio trovato la pace con lei, pagando un prezzo così alto?
Buffy era una psicologa, conosceva benissimo il potere dei traumi, il legame che creavano i sensi di colpa.
<< Anche se Angel adesso ti ama, sei proprio sicura che col tempo non comincerà ad odiarti?
Sei tu la causa di tutto.
E passato il primo periodo di infatuazione si renderà conto di avere sbagliato, ma sarà troppo tardi.
Se suo padre dovesse stare male di nuovo…se dovesse morire, non se lo perdonerà mai, non te lo perdonerà mai!
Se lo ami profondamente, come dici, sai cosa devi fare>>.
Era vero, era tutto vero!
Se mai fosse successa una cosa del genere, Angel non glielo avrebbe mai perdonato…il muro tra loro sarebbe diventato insormontabile, l’amore si sarebbe spento, trasformato, imploso.
Lei non poteva permettere che Angel soffrisse ancora, non poteva pensare alla propria felicità a discapito dell’unico uomo che avesse mai veramente amato.
Il suo caro, dolcissimo Angel non le aveva detto nulla della sua lite col padre.
Non aveva voluto umiliarla.
Si era dimostrato il migliore uomo del mondo, la sua favola.
La amava teneramente, la faceva sentire speciale, unica, protetta, preziosa, insostituibile.
L’elenco dei suoi gesti si perdeva.
Proprio fino a qualche ora prima aveva pensato a lei, al suo dolore per la partenza di Willow, e le aveva regalato un viaggio a Roma.
E lei?
Lei cosa aveva fatto per lui?
A cosa sarebbe stata disposta a rinunciare per il suo grande amore…per Angel?
La risposta le morì nel cuore.
Guardava Darla ma non la vedeva, e piangeva…
non riusciva a dire niente, aveva dimenticato che quella donna la stava osservando e che ne era compiaciuta.
Niente aveva più significato ora.
L’orgoglio, che l’aveva sostenuta fino a quel momento, cedette alla disperazione della consapevolezza che era proprio tutto vero.
Fuori uno scroscio di pioggia fortissima batteva i vetri delle finestre, e attorno a lei tutto pioveva.
Capitolo 18
Da quando stava assieme a Buffy era la prima volta che si svegliava solo, senza lei al suo fianco.
Era diventata una piacevole abitudine averla vicino, sentire il suo respiro regolare nella notte, aprire gli occhi e vedere il suo viso sereno e in pace.
Guardarla addormentarsi o salutare il nuovo giorno che nasceva era meraviglioso.
Durante la sua relazione con Darla aveva creduto che detestasse dormire abbracciato a qualcuno, voleva i suoi spazi, era vitale per lui sentirsi slegato.
Aveva dovuto ricredersi.
Era il primo a cercarla, nella notte…a immergere il volto nell’incavo del collo di lei, per respirare del suo odore, per assaporare il suo gusto con piccoli baci pieni di dolcezza, che sfociavano in puro desiderio già al mattino.
Stavolta, però, Buffy aveva bisogno di stare sola e lui non aveva voluto invadere i suoi spazi.
Aveva persino evitato di telefonarle per vedere come stava, non voleva essere assillante.
Lei sapeva che lui c’era, sempre…e lui sapeva aspettare.
Aveva da poco chiuso al telefono con Spike, che era veramente a terra.
Angel non poteva fare molto per risollevarlo, non c’erano parole che potessero servire in una situazione del genere.
Poteva solo sperare che il tempo sedasse in qualche modo l’angoscia del suo amico, o che magari qualcosa cambiasse, che Willow cambiasse…
Il giovane Malahide, infatti, era sempre stato convinto del fatto che l’amica di Buffy ricambiasse Spike, ma non ne aveva mai parlato con la sua donna perché non credeva giusto che si intromettessero nella situazione: dovevano essere Spike e Willow a parlarsi, chiarirsi.
Spesso gli amici, nel tentativo di aiutare, possono combinare danni e peggiorare le cose, quindi lui si era tenuto fuori da tutto.
Adesso però le cose erano diverse.
Spike aveva dichiarato i suoi sentimenti alla ragazza, ma lei se ne era andata via.
Qualcosa non quadrava.
Forse era arrivato il momento di parlare con Buffy e di vedere come stavano le cose, sul serio.
Mentre si perdeva in questi pensieri il telefono squillò di nuovo.
<< Ciao Angel…>>,
era Buffy all’altro capo dell’apparecchio.
<< Buff…ciao amore!
Come stai? Va un po’ meglio?>>,
rispose Angel, con tono ansioso.
Aveva aspettato che lei lo chiamasse per tutta la mattina, era davvero preoccupato.
Il suo migliore amico da una parte e la sua ragazza dall’altra avevano occupato la sua mente al lavoro e non era riuscito a concentrarsi.
<< Sto bene, grazie>>
- la voce di Buffy pareva provenire da un abisso lontano, tanto suonava bassissima e stanca –
<< Io…io ho ricevuto i fiori…e i biglietti. Grazie Angel, davvero, grazie…solo che…ecco, vedi…non posso partire con te, non posso venire con te a Roma>>.
Il ragazzo rimase un po’ perplesso, quel modo di parlargli era strano, c’era qualcosa che non andava:
<< Buff, sicura di stare bene?
E’ successo qualcosa?>>
<< Sì, sto bene…è che ho un caso delicato con un bambino difficile.
Non te ne avevo parlato, colpa mia…ma non posso proprio muovermi.
Mi dispiace che tu abbia fatto questa spesa inutilmente>>,
non aveva chiuso occhio tutta la notte dopo il suo incontro con Darla.
Aveva pensato e ripensato, e aveva versato tutte le sue lacrime, ma la risoluzione non cambiava, non poteva cambiare…doveva lasciare Angel, doveva farlo…per lui.
Allontanarsi era l’unica cosa da fare, doveva cercare il modo di apparire scostante ai suoi occhi…fredda.
Il viaggio era la prima cosa a cui doveva dire di no.
Era la cosa più difficile che avesse mai dovuto fare in tutta la sua vita.
Sentiva il suo cuore grondare sangue e disperazione.
<< Amore, non devi preoccuparti di questo…affatto.
Ci sarà un’altra occasione, posso sempre cambiare la data di partenza e…>>.
<< NO!>>
- l’urlo uscì fuori incontrollato.
Buffy era spaurita, in preda all’angoscia –
<< Scusami Angel, è che non posso proprio muovermi al momento e passerà sicuramente molto prima che io possa trovare del tempo per qualcosa del genere.
Sono molto presa>>.
<< D’accordo, va bene.
Partiremo quando sarai tu a dirmelo.
Io aspetto te>>.
La voce di Angel arrivò così dolce alle sue orecchie…
Era semplicemente il migliore uomo del mondo, così comprensivo, attento, affettuoso…
<< Ci vediamo a pranzo?>>,
chiese l’uomo, che si era nel frattempo alzato dalla scrivania e stava guardando una cornice con la sua Buffy che sorrideva.
Buffy respirò a lungo, prese tempo:
<< Non posso.
Ho un appuntamento a pranzo, credo proprio che oggi non potremo vederci.
Stasera, infatti, lavorerò fino a tardi e preferisco tornare a dormire a casa mia>>.
Angel ascoltò con triste meraviglia.
Non era mai successa una cosa del genere e adesso lei stava lontana da lui addirittura per due notti di seguito.
Non volle però sembrare patetico, né tanto meno eccessivo:
<< Va bene, Buff.
Allora ci sentiamo più tardi al cellulare.
Ti amo>>.
La donna aveva le ciglia imperlate…voleva gridargli che anche lei lo amava, che viveva e moriva per lui, che non c’era niente al mondo che volesse più del suo amore:
<< A dopo>>.
C’era voluto molto trucco per coprire le occhiaie.
Non aveva più dormito né mangiato e il suo fisico era profondamente debilitato e segnato.
Il cappotto di fattura italiana, che la copriva fino alle caviglie, era color ambra e si intonava con il twin set dello stesso colore, portato su una longette scura.
I capelli erano raccolti e i suoi occhi apparivano grigi e spenti.
Si accingeva a fare ciò che mai avrebbe creduto possibile, e il suo animo era avvilito e gridava.
<< Avvocato Malahide, la signorina Summers chiede di vederla>>,
esclamò la segretaria dall’interfono.
<< La faccia passare immediatamente>>,
rispose Angel, visibilmente felice.
La aspettava da tutta la mattinata.
Buffy lo aveva chiamato poco prima delle nove, che era ancora in casa, per dirgli che sarebbe andata in ufficio da lui di lì a poco.
Finalmente era arrivata.
Non la vedeva da due giorni, ma ad Angel sembrava una vita.
Era strano per lui provare questi tipi di sentimenti…sentirsi completamente in balia di un’altra persona…ed esserne felice.
<< Buff!>>,
Angel si mosse in direzione della sua donna, abbracciandola stretta.
La baciò tra i capelli, respirandone il profumo a lungo, poi la guardò negli occhi, con un’espressione di pura gioia.
Si chinò sulle sue labbra per catturarle, con trasporto.
Buffy fece violenza a se stessa per imporsi di rispondere freddamente al bacio.
Il loro battiti accelerarono, segno di un innamoramento sempre in continua crescita, e ciò era innegabile.
La ragazza si allontanò con un profondissimo dolore nel petto.
Il suo cuore sapeva che quello era l’ultimo bacio…l’ultimo anelito di amore preso e donato:
<< Angel…io…io, ecco…ho bisogno di parlarti>>.
Il giovane avvocato la guardò un po’ stupito, la sentiva strana…distante:
<< Sono qui Buff…cosa c’è?
Cosa è successo?
Hai una faccia che mi preoccupa…sembra quasi che tu abbia pianto.
Va tutto bene con Willow, l’hai sentita?>>.
<< Willow sta bene.
Ci siamo sentite più volte e si è sistemata benissimo.
Le manchiamo, ma tutto sommato sta bene>>
- rispose Buffy, non riuscendo a trattenere uno sguardo d’amore per lui.
Era così preoccupato!
Aveva pensato che lei stesse male per la sua amica e ne aveva subito chiesto notizie –
<< Devo parlarti di te…e di me>>,
aggiunse tutto d’un fiato.
Angel si sentì invadere da una sensazione di angoscia immane, lo sguardo di Buffy era inequivocabile:
<< Che succede?>>
<< Ecco…io…non so da che parte cominciare>>
- aveva pensato mille volte al discorso da fare, alle
parole da dire, ma tutto le moriva in gola.
Sapeva che doveva essere dura, che non doveva tentennare o Angel avrebbe capito che stava mentendo, ma essere lì, di fronte a lui, per dirgli ciò che doveva assolutamente dirgli, era qualcosa di terribile –
<< Vedi…in questi giorni ho riflettuto sulla nostra storia, sul nostro rapporto, e mi sono resa conto che stiamo correndo troppo.
Vengo fuori da un legame lunghissimo con Riley e non ho avuto tempo di pensare a me, a me come persona intendo.
Adesso sento l’esigenza di starmene da sola, per conto mio, e…>>.
L’uomo, che stava di fronte a lei, si lasciò cadere sulla poltrona alle sue spalle.
Non era possibile, Buffy non stava dicendo sul serio quelle cose, non poteva davvero volerlo lasciare:
<< Buff, sei tu?>>,
- la voce di Angel ferì le sue orecchie violentemente.
La sua richiesta era scontata e sapeva di dolore enorme e di angoscioso terrore.
Quella donna che aveva di fronte non poteva essere la sua Buff.
Lei lo amava!
Glielo aveva ripetuto così tante volte…con gli occhi, con la bocca…quando si muoveva su di lui, quando con lui faceva l’amore e si perdeva…-
<< Com’è possibile che tu mi dica questo, Buff?
E il nostro amore?
E tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora?
Non era un gioco, non lo era nemmeno per te. Io lo so!
Tu mi ami…volevamo anche un bambino assieme!!!
Non riesco a credere a una sola parola…deve essere successo qualcosa…qualcosa che non vuoi dirmi e…>>.
<< Io non ti amo, Angel…>>,
esclamò la donna, di getto.
Doveva interrompere i suoi passaggi mentali, doveva spiazzarlo.
Sapeva che lo avrebbe psicologicamente distrutto, ma non c’era altro modo per troncare la cosa.
Tuttavia non riuscì a guardarlo negli occhi mentre glielo diceva.
Sentiva che non avrebbe potuto sostenere lo sguardo di lui e mentirgli così.
E poi i suoi occhi parlavano!
Parlavano di tutto l’amore che sentiva per lui…Dio solo sapeva quanto le costasse una tale rinuncia!
Angel sentì il cuore abbandonarlo.
Una sofferenza accecante gli invase le membra, soffocandolo.
Il respiro gli si mozzò nel petto e la testa vorticò pericolosamente.
Buffy gli aveva detto che non lo amava…lei aveva proprio detto quelle parole.
Lui aveva preso la sua vita e gliel’aveva messa nelle mani, donandogliela…e le aveva fatto solo una richiesta:
‘tutto il mio mondo per te, Buffy…ma tu non lasciarmi, mai’.
Si era innamorato perdutamente, inesorabilmente, con tutto se stesso, e aveva provato delle sensazioni fino ad allora sconosciute.
In poco tempo si era coinvolto anima e corpo nella sua storia con lei…la vedeva come il suo futuro, la sua famiglia, il suo tutto.
Lei lo rendeva felice, sicuro…ma adesso lo stava lasciando.
Nessuna promessa d’amore contava più.
Tutto era perduto.
<< Io sì…e questa è una verità tangibile>>
- rispose l’uomo, gli occhi infuocati.
La sua voce adesso era impersonale, svuotata, smorta.
Qualcosa dentro di lui si era irrimediabilmente spezzato –
<< Non ti trattengo oltre>>.
Buffy lo guardò e si sentì morire.
Lo aveva tradito, questo era ciò che leggeva in quello sguardo.
Fuggì via dalla stanza prima che le lacrime le sgorgassero dagli occhi e a quel punto non avrebbe più potuto mentire.
Fuggì via correndo…
correndo da questo amore così tenero, così paziente, così forte, così passionale…
correndo da questo amore che la faceva sentire amata e completa, capita e protetta…
Aveva dovuto farlo…per lui.
Perché Angel meritava di essere felice, ma non poteva esserlo se restava con lei.
Entrò nell’ascensore e cadde addosso all’avvocato McDonald, che stava sistemando delle carte:
<< Buffy, che succede?
Perché stai piangendo così?>>
- in realtà lo sapeva benissimo.
Darla gli aveva raccontato tutto la sera stessa della sua visita a Buffy, raggomitolata tra le sue braccia, dopo il sesso.
I due complici avevano pregustato compiaciuti l’imminente disfatta della coppia che tanto invidiavano.
Darla rivoleva a tutti i costi Angel e Lindsey sognava Buffy nella sua vita, la voleva possedere.
Da quando l’aveva vista la prima volta nutriva una vera ossessione per lei.
Il piano era semplice: Buffy avrebbe lasciato Angel e, mentre Darla avrebbe raccolto i cocci del suo ex fidanzato, Lindsey avrebbe consolato la bionda e indifesa fanciulla.
Tanto valeva cominciare subito –
<< Vieni, ti accompagno a casa>>.
Capitolo 19
Aveva guidato per tutta quella maledettissima notte.
Aveva chiamato Spike, imprecato contro se stesso, sbattuto porte…
Tra le lacrime che gli annebbiavano la mente e il cuore, ma che rimanevano secche dentro occhi tristi e spenti, aveva guardato il ritratto di Buffy, appeso alla parete, con quel sorriso di meraviglia fatta d’anima.
Il respiro gli si era mozzato in gola…com’era bella…
lei era stata lì, tra quelle mura…e lo aveva amato, e si era data…
‘Io non ti amo, Angel…’
La frase rimbombava nella sua testa, assumendo un ritmo cadenzato e crescente che lo faceva impazzire.
Non c’era niente che potesse fare per allontanare il dolore…quel senso di perdita che gli aveva squassato il petto.
Adesso c’era il buio.
Guardò il ritratto una volta ancora, poi lo squarciò…
ma nella sua mente, quel sorriso lo ossessionava ancora.
L’acqua bollente cadeva sulla sua pelle, martoriandola.
Il viso riverso, poggiato sulle piastrelle blu, mischiava le sue lacrime al getto, ma il salato le arrivava dritto in gola…
Aveva distrutto Angel.
Aveva distrutto se stessa.
Continuava a ripetersi che quella era l’unica cosa che potesse fare…che non c’era una soluzione che le permettesse di restare al suo fianco.
Non poteva giocare con il futuro di Angel, con la sua vita.
Non poteva dar voce all’amore egoista che urlava dentro il suo petto il suo bisogno di lui!
La paura, però, si era impossessata di lei.
Il terrore più puro la faceva tremare fin dentro l’anima.
Come avrebbe potuto vivere adesso senza Angel?
Come avrebbe potuto spegnere un fuoco che la bruciava e che la faceva sentire al mondo, senza morire lentamente?
E poi, oltre tutto questo, c’era il veleno…
Era molto di più che una perdita fisica.
Guardando dentro agli occhi neri di lui aveva visto qualcosa sbattere violentemente e spezzarsi:
aveva distrutto la fiducia di Angel, aveva deluso il suo amore, aveva annientato tutto ciò in cui lui aveva creduto.
Quella luce che veniva fuori dal suo sguardo si era inesorabilmente spenta…e lei era la causa di tutto questo.
Aveva dilaniato l’essenza stessa di lui e questa era la cosa che, sapeva bene, non le avrebbe più permesso di vivere.
Quando aveva raccontato della fine del suo legame con Angel a Dawn e Giles i due l’avevano guardata perplessi, incapaci di comprendere le false motivazioni che Buffy aveva addotto, ma non avevano chiesto nulla.
L’avevano ascoltata in silenzio e non l’avevano giudicata. Rispettavano le sue scelte, era la sua vita, e pur apprezzando il giovane Malahide e le sue infinite qualità sentivano di dover stare fuori da quella storia.
Nemmeno Xander e Cordelia, che erano sinceramente legati a Buffy da un profondo sentimento di amicizia, riuscivano a capire cosa fosse successo poiché, col tempo, avevano imparato a conoscere anche Angel e a provare un’enorme stima per lui. Erano enormemente dispiaciuti.
Buffy aveva mentito a tutti e si sentiva morire per questo, ma non aveva potuto fare altrimenti.
Nessuno doveva conoscere la verità…nessuno, a parte Willow.
La sua migliore amica aveva pianto al telefono le sue stesse lacrime, partecipato pienamente al suo stesso dolore.
Aveva imprecato e si era disperata…si sentiva impotente.
Sapeva che Buffy aveva agito per il bene di Angel, che non c’era nient’altro che potesse effettivamente fare, ma questo non rendeva più accettabile la situazione.
Buffy amava Angel con tutta se stessa e aveva dovuto rinunciare a lui nel modo più impietoso: ferendo i sentimenti dell’uomo e facendogli credere che non provasse nulla per lui.
Perché mai la loro vita doveva essere così complicata e tremendamente dolorosa?
Anche lei aveva perduto l’amore, e si chiese se non avesse commesso il più grande errore della sua vita.
Spike le aveva detto che l’amava, ma il suo orgoglio e la sua gelosia erano stati più forti, facendole distruggere ogni cosa e guidandola verso un aereo che l’aveva portata lontana da lui.
Vedendo il dolore di Buffy e a cosa aveva rinunciato guardò alla sua storia con occhi diversi…con gli occhi del rimpianto.
Lei era stata fortunata in fondo.
Poteva scegliere di essere felice e la sua felicità non avrebbe portato agli altri che altra felicità.
Cercò di trovare le parole giuste da dire alla sua migliore amica, ma si sentì tremendamente inutile.
Avrebbe tanto voluto esserle vicino, abbracciarla e farle sentire che lei c’era.
Per Buffy il peggio era stato dover affrontare Spike.
Il ragazzo l’aveva torchiata a fondo e pareva non lasciarle tregua.
Non aveva creduto a una sola parola di quello che lei gli aveva detto.
Ogni cosa risuonava senza senso alle sue orecchie.
Lui aveva visto l’amore di Buffy ed Angel in ogni sua espressione più bella e vera.
Li aveva guardati innamorarsi e perdersi l’uno nell’altra, quando ancora nemmeno loro sapevano.
Buffy amava Angel…e questa era per lui una certezza assoluta.
Doveva essere successo qualcosa, qualcosa che aveva turbato Buffy, e questo qualcosa stava lentamente portando alla distruzione il suo migliore amico.
Buffy si sentiva a disagio ogniqualvolta il procuratore Whitam andava a trovarla.
Si sentiva esaminata, scrutata…
Non c’era cattiveria in Spike, di questo ne era certa.
Poteva, al contrario, percepire in lui un senso di partecipazione e di sincero dolore per quello che stava accadendo al suo migliore amico.
L’uomo, però, non glielo nominava mai.
Dopo la loro prima discussione nella quale le aveva sbattuto in faccia che non riusciva a capacitarsi del suo comportamento e che non credeva che lei non amasse più Angel, Spike aveva cessato di parlare di questa storia.
Si limitava a chiederle come stesse lei, se tutto andava bene, fissandola dritta negli occhi.
Bevevano un caffé, quattro chiacchiere come ai vecchi tempi, ma non c’era più spensieratezza.
Era una cosa inevitabile.
Per quanto volesse bene a Buffy, lei era la donna che aveva ferito Angel, il suo migliore amico…un fratello.
Angel, da quel giorno, non era stato più lo stesso.
Si era buttato anima e corpo nel lavoro, per non fermarsi, per non pensare…
Il ricordo di ciò che era stato lo feriva nel profondo e lui lo ricacciava via dalla superficie, ogniqualvolta affiorava, confinandolo in un angolo della sua mente e del suo cuore.
Però la notte, infausta e traditrice, si faceva beffe di lui.
I suoi sogni lo riportavano da Buffy, e questa era una cosa che non poteva dominare.
Dentro ai suoi sogni loro erano ancora insieme, felici, e lei gli diceva che lo amava, che non poteva dimenticarlo…
Angel si risvegliava sudato e ansante, sconvolto.
Percepiva il dolore di Buffy perché era anche il suo…
stare lontano da lei era come vivere in un mondo senza domani.
Spike lo chiamava spesso, voleva scuoterlo, farlo uscire, vedere gente, distrarsi un po’, ma Angel era diventato ancora più schivo e taciturno e aveva finito per evitare di parlare persino con lui.
Aveva schermato se stesso da tutto ciò che portasse il nome di lei.
I primi tempi la chiamava quando sapeva che in casa non c’era nessuno, per poter ascoltare il suono della sua voce nella segreteria telefonica, ma riagganciava senza lasciare alcun messaggio.
Poi aveva smesso.
Aveva preso tutte le sue foto, i vestiti che lei aveva lasciato a casa sua, ogni cosa che gli ricordasse lei, e aveva messo tutto in un pacco, sigillandolo.
Darla lo aveva cercato spesso.
Quella donna non voleva proprio capire!
Angel, sempre più stancamente, rifiutava ogni suo invito, ogni suo minimo tentativo di approccio.
Si faceva trovare nel suo ufficio nelle ore più impensabili, lo chiamava al telefono, aveva cominciato anche a comportarsi da finta amica.
Spike non era per niente contento di questo e più volte l’aveva trattata con poco garbo, portandosi via Angel.
Buffy, dal canto suo, era entrata in uno stato di apatia totale.
Non usciva mai, se non per andare a lavoro, e ogni sera, prima di tornare a casa, passava dallo studio di Angel per guardarlo da lontano.
Lo vedeva uscire, nel buio, con la valigetta in mano, bello come sempre…e sentiva il cuore scoppiarle nel petto.
Le lacrime cadevano impietosamente dai suoi occhi e ogni parte di lei anelava a toccarlo, abbracciarlo, sentirlo ancora suo.
Aveva perso l’appetito, perdeva peso a vista d’occhio, non le andava di fare niente, si stancava facilmente per tutto.
Erano i chiari sintomi della profonda depressione che si era impadronita di lei, e Buffy ne era consapevole.
In un certo senso sentiva di meritare di stare male.
Non riusciva a perdonarsi di aver fatto soffrire una persona meravigliosa come Angel, anche se l’aveva fatto per il suo bene, e il solo pensiero di averlo deluso la rendeva pazza di sconforto.
E se Angel l’avesse odiata?
Ne aveva tutto il diritto, l’aveva ferito…lui non sapeva la verità…ma come avrebbe potuto sopportare di essere odiata da lui, da lui che amava così tanto?
Ripensava a quello sguardo, a quella voce fredda…ogni cosa dentro di lei stava pian piano morendo.
La solitudine a cui si era abbandonata era l’unica cosa che la confortava e che voleva adesso…e per sempre.
Odiava dover vedere altra gente, il contatto con gli altri la innervosiva.
Lindsey McDonald la chiamava ogni giorno, andava a trovarla a lavoro, la invitava ad uscire, ma lei rifiutava.
L’uomo, col passare del tempo, aveva cominciato a guardare dentro di lei e se n’era innamorato.
Aveva creduto di desiderarla solo perché la trovava estremamente affascinante e bella e invece, conoscendola, aveva capito che adorava ogni parte di lei, che la apprezzava come persona, per quello che era.
Sapeva che lei era innamorata di un altro.
Poteva vederlo chiaramente in quel viso triste, leggendo dentro quello sguardo grigio e velato ogni giorno, ma lui sapeva aspettare.
Angel e Buffy non sarebbero mai tornati insieme, questa era una cosa certa…sapeva anche questo.
Lui sarebbe rimasto accanto a lei facendole capire quanto l’amasse e forse, col tempo, Buffy avrebbe dimenticato e avrebbe imparato a volergli bene.
Se non poteva avere il suo amore avrebbe avuto il suo corpo, non gli importava. Ma lei doveva essere sua.
continua